PROGETTARE IL BAGNO


UN WORKSHOP RIMETTE IL BAGNO AL “CENTRO DEL PROGETTO”.

Un itinerario storico, un punto di partenza per il futuro.

Di “stanze d’acqua” e non di ambiente bagno si è ragionato nel workshop che ho diretto presso il Dip. DASTEC della facoltà di Architettura di Reggio Calabria, su sollecitazione e con la fattiva collaborazione della ditta CALLIPO di Vibo Valentia che fornisce e progetta elementi di arredo; questa particolare scelta del titolo e di indicazione per la ricerca progettuale, ha voluto prendere le “distanze” da quella angusta concezione della toilette come stanzino dei servizi igienici, in cui l’aveva cacciata il Funzionalismo dell’existenzminimum: che partito negli anni Venti dalle buone intenzioni di dotare ogni appartamento dei necessari servizi, ha finito con avallare una diffusa avarizia di metri quadri e una povertà progettuale relativa al bagno.

Nel mondo antico, invece, il rapporto del corpo
con l’acqua presentava connotazioni simboliche, collegate ai riti di purificazione e rinascita – come testimonia la vasca per le abluzioni sacre che fronteggia il Tronos di Minosse, nel palazzo di Cnosso (2000 a.C.) a Creta -; una concezione rituale del bagno, che trasporta il suo significato sacrale nei battisteri paleocristiani attraverso le vasche a immersione -di cui esiste un esempio famoso nella Cattedrale di Napoli (465 d.C.) -.
Prof. Arch. Giuseppe Arcidiacono

Con i Romani, tuttavia, prende il sopravvento l’azione pratica, igienica, “sociale” del bagno; e le terme, insieme a strade ed acquedotti, diventano strumenti di una capillare diffusione dei valori dell’Impero. I monumentali complessi termali sono, con gli anfiteatri, i principali luoghi di ritrovo e divertimento per patrizi e plebei; ma l’indubbia funzione
sociale e di consenso che le terme svolgono non è esente dagli inconvenienti della promiscuità. Non ci si deve meravigliare, dunque, che i più ricchi ambiscano a dotare le proprie case di terme private, e che questo diventi uno status symbol come lo è ancora oggi la villa con piscina: si va dal semplice balneum della Domus di Menandro a
Pompei, dove intorno a un piccolo cortile si dispongono lo spogliatoio, il calidarium, e una terrazzasolarium;
alla Villa di Piazza Armerina (IV sec. d.C.), nella quale preziosi mosaici ornano uno sfarzoso impianto termale, che allinea in sequenza lo spogliatoio, la palestra e i gabinetti, il frigidarium, un locale massaggi, il tepidarium e infine il calidarium (entrambi dotati di un “avveniristico” impianto di tubuli utili a diffondere sulle pareti e nelle vasche il calore proveniente dai forni sottostanti).

1. Cnosso: vasca con sedile nella Sala del Trono (ampiamente restaurata da Sir Arthur Evans).
2. Bagno pubblico, in una miniatura francese medievale.
3. Stufa di Clemente VII a Castel S. Angelo, Roma sec. XVI.
4. Marat assassinato nella tinozza a scarpa. Stampa popolare francese, 1793.
5. Bidet rococò, sec. XVIII.

Con il Cristianesimo, le terme – additate al pubblico biasimo in quanto luoghi propizi alle tentazioni della nudità – sembrano scomparire; in realtà sopravvivono come bagni pubblici che – dapprima senza dare nell’occhio, poi in modo palese – si offrono in ogni città: fino a raggiungere il record di Parigi, dove nel sec. XII si contava un “bagno” in ogni strada. Se dunque non si contraggono per numero, i bagni medievali si restringono nella forma, assumendo le dimensioni di una semplice tinozza per due o più persone, spesso coperta da tende che agevolano il mantenimento del calore e la promiscuità sessuale: perché – inutile negarlo – il bagno pubblico medievale è sinonimo di bordello; non mancano tuttavia attenzioni “cortesi”, come quella di consumare i pasti dentro i mastelli del bagno caldo per aggirare l’handicap delle stanze scarsamente riscaldate dai camini, come noi oggi in modo opposto – per fuggire la calura estiva- amiamo consumare i pasti “a mollo” in piscina.

6. Bagno in un budoir.
Incisione di Surugue, 1744.
7. Progetto di bagno neoclassico, pubblicato sul Magazzino di mobili; Firenze 1798.
8. Lacomte, sala da bagno dell’Hotel de Bôurrienne, Parigi 1801 (da Friedman, Inside Paris).
9. Schinkel, progetto per sala da bagno della Hofgärtnerhaus, Potsdam 1835.
10. Schinkel, sala da bagno della Hofgärtnerhaus (foto d’epoca).

NEL MEDIOEVO

Se passiamo ad osservare i comportamenti relativi alla vita “di famiglia” nel medioevo, il bagno resta teatro di una azione collettiva, tesa a immergere in una stessa tinozza il maggior numero di familiari per la difficoltà di procurare e di trasportare l’acqua calda; probabilmente aveva luogo un “cerimoniale”, come quello che ancora oggi è in uso presso i Giapponesi (dove il primo a immergersi è l’ospite di sesso maschile, poi quello femminile, poi il padrone di casa, i figli – dai più grandi ai bambini – e infine la padrona di casa: inutile dire che, in Giappone, ci si lava fuori dalla vasca; e quindi ci si immerge puliti nel mastello comune, per relax).

A lato: realizzazione del progetto vincitore del workshop all’interno dello showroom Callipo di Vibo Valentia in Calabria.
Progettisti: Roserio Badessa, Angelo Ciccolo,
Salvatore Bonaventura.

NEL RINASCIMENTO

Perché la casa torni a dotarsi di una stanza da bagno progettata a questo scopo, bisognerà aspettare il Rinascimento, e Raffaello: il quale realizza nell’appartamento del cardinale Bibbiena, dentro le Logge Vaticane, una Stufetta o Ritiro (1516), che a dispetto dell’uso privato e delle esigue dimensioni – m. 2,52×2,52 – suscita meraviglia per le decorazioni “a grottesche” che definiscono un catalogo di “invenzioni” capaci di ricreare l’antico. In realtà più
che di invenzione, di copia si tratta: Raffaello e i suoi giovani collaboratori s’erano calati dentro una “grotta” del Campo Vaccino (il foro romano) e credettero di scoprire le decorazioni di un ninfeo pagano, poi diligentemente copiate e… spacciate come invenzioni; non supponevano d’avere scoperto la Domus Aurea neroniana, interrata fino alle volte di copertura da Vespasiano. Per molto tempo ancora il segreto della Domus Aurea resterà sepolto; mentre esplode la moda delle “grottesche”, come stile italiano che attraverso il Manierismo si diffonde in tutte le corti d’Europa. Anche la moda delle “stufette” si diffonde; e se il cardinal Bibbiena ne possiede una, il Papa
non può esser da meno: gli “aiuti” di Raffaello (dicasi Giulio Romano e Giovanni da Udine) iniziano per Leone X i lavori di “bagni medicinali” a Castel S. Angelo, che interrotti dall’austero Adriano VI sono portati a compimento per Clemente VII.

NEL SEICENTO

Nel Seicento l’uso del bagno di cipria sembra rendere “superfluo” il bagno tout – court, come regola igienica e come ambiente della casa. Sopravvive per fortuna la tinozza, che diventa oggetto di interessanti innovazioni: ne viene sperimentata una versione più leggera, in rame; viene dotata di ruote per essere agevolmente trasportata in qualsiasi camera; e se ne cominciano a proporre modelli diversi – quello “a scarpa”, che permette di stare seduti come in poltrona, e utilizza il busto a mo’ di “tappo” per non far evaporare il calore, passerà alla storia con l’assassinio di Marat (1793).

NEL SETTECENTO

L’oggetto di maggiore innovazione nell’igiene personale diventa, nel Settecento, il bidet: catino per l’igiene intima che, per essere posto sopra un cavalletto, richiama nel nome il “bidetto”, il cavallino da sella per signore: oggetto erotico per eccellenza della letteratura francese dell’Ancien Régime, sembra sparire in Francia e in tutta Europa con la rivoluzione del 1789 (ma per fortuna l’Italia è uno dei pochi paesi al mondo dove il suo uso resiste…). Benché
nel Settecento si porti a compimento quella diversificazione funzionale degli ambienti domestici, che ancora oggi in qualche modo adoperiamo, quando parliamo di salotto, sala da pranzo, camera da letto, ecc.; lo spazio della sala da bagno resta poco indagato, a favore del budoir: insieme salottino privato e spogliatoio, luogo di toeletta e di incontri galanti, che spesso fa le veci del bagno e della camera da letto, ed è soprattutto teatro della filosofia libertina del XVIII secolo – come ci ricorda il marchese De Sade.

IL NEOCLASSICISMO

Per tornare a progetti di stanze d’acqua bisognerà aspettare il Neoclassicismo e la sua evocazione archeologica degli spazi termali: appaiono allora vasche da bagno in granito o in rame a imitazione dei sarcofagi romani (sormontate da baldacchini – secondo un gusto ancora rococò – che già alludono, tuttavia, alla tenda militare e alle vittorie di Napoleone). In un progetto sul Magazzino di mobili pubblicato a Firenze, la vasca ha i classici piedi leonini, e l’acqua scorre da bocche di leone; c’è la tenda che mantiene il microclima; un monumentale candelabro potrebbe anche fungere da appendiabiti e bruciaprofumi; e infine una poltrona da relax nasconde sotto balze di tessuto un
bidet: datato 1798, questo progetto è sorprendentemente in anticipo con il gusto e le invenzioni che, pochi anni più tardi, Percier e Fontaine adotteranno per arredare le residenze di Napoleone a Parigi. Sempre a Percier e Fontaine, ed ai tempietti alessandrini che sovrastano i letti o le vasche nel loro Recueil de décorations intérieures – pubblicato
a puntate nel 1801, e diventato “la Bibbia” dello stile Impero – si ispira il bagno realizzato, proprio nel 1801, da Lacomte presso l’Hotel de Bôurrienne a Parigi; ma ancora fino al 1835 questo stile gode di un’ottima salute “internazionale”, come dimostra la sala da bagno che K. F. Schinkel realizza per la Hofgärtnerhaus di Potsdam: in
forma di tempio greco, illuminato da un acquario inserito nella copertura, che spande una luce magica e fluttuante.

11. Pelagio Palagi, bagno di Carlo Alberto di Savoia nel castello di Racconigi, 1834.
12. Bagno per la principessa Bariatinskij, Pavlino 1835.
13. Joseph-Theodore Deck, progetto di vasca con doccia, seconda metà del sec. XIX.
14. Gaston Bozérian, doccia portatile, 1880.
15. Bagno in stile vittoriano, di produzione industriale americana, seconda metà del sec. XIX.

Ben più pedante, nel suo neoclassicismo epurato e archeologico, appare il bagno termale (1834) realizzato da Pelagio Palagi per il re Carlo Alberto di Savoia, nel castello di Racconigi; mentre è già carico di fremiti romantici quello della principessa Bariatinskij a Pavlino – sempre del 1835 – che rielabora un tema caro allo stile Impero come il mito di Venere e Marte (per l’accostamento a Giuseppina e Napoleone
proposto da Percier e Fontaine): qui una Venere Anadiomede sorge in un tripudio di ortensie sopra la vasca da bagno curiosamente tappezzata di seta
– come lo è, del resto, tutta la sala, dal pavimento alle pareti -, mentre una barriera di lance, sulle quali s’avvitano romantiche edere, separa con maliziose trasparenze lo spazio del budoir dal bagno vero e proprio.

L’ECLETTISMO

Da lì a poco sarà l’Eclettismo, e tutto un fiorire di arabeschi e di bagni moreschi; ma la vera novità la introduce la tecnologia, e si chiama doccia: è l’approccio veloce, moderno, del corpo con l’acqua e con la pulizia, che perde in ritualità ma acquista di frequenza. Sempre più spesso alla vasca si sovrappone il sifone della doccia; e nel
1880 Gaston Bozérian brevetta una doccia portatile, per mandare in soffitta la vecchia tinozza.
A fronte di tanta modernità, il bagno vittoriano che impacchetta i sanitari dentro mobili-armadi appare francamente risibile: il bagno puritano – simile ad una sagrestia – maschera una ossessione sessuofobica e nega ogni necessità corporale o allusione alla nudità (è, insomma, la stessa pruderie che copre con lunghe tovaglie perfino le “gambe” dei tavoli). Da qui al bagno – sgabuzzino il passo è breve; ed è relativo soprattutto all’alloggio borghese, dove si fa economia di metri quadri a favore delle stanze “di rappresentanza”.
Per non parlare dell’alloggio popolare: dove un solo bagno di piano serve più appartamenti; o si riduce, come in Olanda, alle grandezze dell’anta di un armadio (quanto basta per un popolo abituato agli spazi minimi delle navi, e
che non soffre di claustrofobia).

NEL NOVECENTO

Nel Novecento, il Razionalismo propone una riflessione sulla casa “minima” ma per tutti, ed anche il bagno rientra in questi studi; eppure non mancano esempi del Movimento moderno dove il tema è affrontato con ricchezza di invenzioni spaziali e di mezzi: dalla “piscina termale” in marmo nero realizzata da Loos – memore della lezione di
Schinkel – nella Villa Karma (1904) a Montreux; al bagno in marmo statuario e malachite, realizzato dal suo acerrimo rivale della Secessione, Josef Hoffmann, nel Palais Stoclet (1911) a Bruxelles; per finire al bagno della Maison Savoye (1929) a Poissy, dove Le Corbusier aziona una “macchina” erotica e sadica allo stesso tempo: attraverso una poco confortevole chaise longue in tesserine di mosaico che fa da sponda tra la camera da letto e la vasca-piscina del bagno a vista.
È da questi migliori esempi della Modernità che dobbiamo ripartire, per riconquistare una stanza d’acqua che gratifichi il corpo, il relax, il tempo libero, senza dimenticare – nell’attuale universo autoreferenziale e pericolosamente onanistico dei singles – lo spazio di libertà, allegria, e invenzione che può essere restituito dal progetto – bagno alla felicità della coppia.

Giuseppe Arcidiacono

16. Bagno in una casa popolare ad Amsterdam, 1876.
17. Bagno “modello” presentato alla Esposizione Internazionale di Torino del 1911.
18. Adolf Loos, sala da bagno di Villa Karma, Montreux 1904 (da Gravagnuolo, Loos)
19. Josef Hoffmann, sala da bagno di Palais Stoclet , Bruxelles 1911 (da Sekler, Hoffmann).
20. Le Corbusier, chaise longue nel bagno della Maison Savoye, Poissy 1929.

 

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