Principali interventi di restauro e riabilitazione

La Cattedrale di Urbino è stata oggetto di un importante intervento di restauro che si è reso necessario per fronteggiare le lesioni che avevano danneggiato gravemente la struttura in seguito al sisma del 1997/98.
Le fasi del cantiere sono state molto complesse soprattutto per la varietà degli interventi di riabilitazione strutturale a cui si sono sovrapposte opere di restauro vero e proprio. I più importanti interventi per il ripristino statico della struttura hanno interessato il campanile, la cupola e le navate con particolare attenzione a quella centrale più gravemente lesionata. Le opere di riabilitazione strutturale del campanile sono state di varia natura e distribuite per tutta l’altezza
della struttura; alla quota pavimento, si è proceduto al reintegro della muratura della base, poiché era stata precedentemente intaccata dalla realizzazione di una scala che doveva servire la sagrestia ubicata al livello superiore.
Tale operazione si è resa necessaria per garantire la stabilità stessa del campanile, compromessa dall’assottigliamento
della base portante. È stato così ripristinato lo spessore originale utilizzando materiale simile e compatibile con quello presente. Lungo il corpo della torre campanaria sono stati eseguiti degli interventi di ricucitura per la presenza
di diverse lesioni non tutte imputabili direttamente al sisma.Tali risanamenti si sono attuati effettuando delle perforazioni incrociate per l’inserimento di tiranti in acciaio la cui collaborazione con la struttura è stata garantita dall’utilizzo di malte espansive. Le perforazioni, eseguite dall’esterno con sondine e martelli pneumatici a "distruzione di nucleo", sono
state effettute per lunghezze di circa 12 m. L’esame puntuale delle celle campanarie ha denunciato la presenza di gravi dissesti anche in questa zona del campanile; si è quindi deciso di sostituire un castello campanario con una struttura metallica e di inserire degli ammortizzatori in grado di dissipare le eventuali vibrazioni, per evitare future lesioni dovute
anche all’utilizzo delle campane. Nella cuspide sono state eliminate e sostituite con tegole in rame, le precedenti formelle in eternit che realizzavano la copertura; negli strati sottostanti i montanti metallici, trovati in un avanzato stato di degrado, sono stati sostituiti e ricoperti con tavolati nuovi.

Vista zenitale dell’intradosso della cupola dopo il restauro.
Vista di uno dei pennacchi con tondo dopo il restauro.
La navata dopo il restauro, nel corso del quale sono stati ripresi i colori originali dati dal Valadier.

Anche la cupola presentava un pesante quadro fessurativo; il degrado peggiore derivava dalla presenza di chiodature metalliche utilizzate per assicurare i rosoni in gesso all’intradosso della cupola stessa. Il degrado di questi corpi metallici, ossidati dalle infiltrazioni d’acqua, aveva provocato lesioni e distacchi sui decori a causa dell’espansione del ferro. Si è
reso necessario, in questo caso, un monitoraggio puntuale della cupola.
Individuati i chiodi metallici con un metal-detector, sono stati rimossi e sostituiti da barre filettate in acciaio inox fissate con resine epossidiche; si è poi proceduto al reintegro dei decori mancanti o mutilati. Le lesioni riscontrate sugli arconi d’appoggio della cupola hanno indotto problemi statici anche al tamburo, si è quindi deciso di effettuare su questo delle
fasciature irrigidenti con materiali compositi (carbonio-resina epossidica) sopra i quali è stato ricostituito l’intonaco. Oltre al cerchiaggio del tamburo il carbonio è stato utilizzato anche per consolidare i quattro arconi d’imposta della cupola.
Nelle tre navate la ricucitura delle lesioni è stata molto più puntuale ed è stata effettuata utilizzando le già citate barre filettate e le resine epossidiche. Della centinatura sono state sostituite solo le parti dove erano presenti marcescenze; in particolare in prossimità delle unghie delle finestre laterali dove le infiltrazioni delle acque meteoriche sono state più frequenti. Nella volta della navata centrale è stata utilizzata fibra di vetro impiegata come cavallotti di collegamento
tra il gesso dell’intradosso e la struttura lignea portante.

La pavimentazione marmorea è stata totalmente smontata per collocare il nuovo sistema di riscaldamento e poi è stata ripristinata identica a com’era prima dell’intervento.

L’opera di restauro ha riguardato l’intera struttura, la parte maggiore è consistita nella ripulitura dei corpi scultorei e dei gessi. Il portone d’ingresso è stato ridipinto nel suo colore originale, verde bronzo, all’entrata sono state riposizionate le grandi acquasantiere di pietra. Lenta e faticosa è stata la lucidatura del pavimento in marmo che, oltre che per i danni del sisma è stato completamente smantellato per permettere l’alloggiamento di un impianto radiante a pavimento.
Questa scelta è stata dettata dall’esigenza di garantire un adeguato confort climatico ai fedeli senza alterare l’aspetto architettonico del rinnovato splendore del
tempio. Si eviteranno così gli spiacevoli annerimenti in prossimità dei convettori e la sensazione di gelo che da sempre accompagna chi accede al Duomo; nessun altro tipo di impianto avrebbe garantito un confort termico di questo tipo data anche l’altezza delle navate della chiesa.

Vista generale della volta a botte che sovrasta la navata centrale.
In essa sono stati restaurati i fiori ornamentali. Varie fasi del restauro.

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