Pietro Ruffo: Il volto di Cristo;

Il volto di Cristo

La difficile sfida di rappresentare il Volto di Cristo nell’oculus dei confessionali, luogo intimo di redenzione del fedele verso Dio attraverso
la figura di mediazione del sacerdote, è stata raccolta e interpretata da Pietro Ruffo come una occasione per ripensare l’iconografia classica. La raffigurazione che ne deriva è da un lato l’archetipo del volto di Cristo (con i segni distintivi classici identificati nella barba e nei capelli lunghi) dall’altro, nella coraggiosa somiglianza del volto di Cristo con quello dell’artista, diventa la rappresentazione della presenza di Cristo in mezzo agli uomini. Enfatizzando il valore simbolico della scelta architettonica di uno spazio essenziale, incline al raccoglimento che non prevede elementi di separazione tra il fedele e il confessore, l’artista ha rappresentato l’immagine di un Cristo rassicurante, comprensivo che ascolta, dall’alto in silenzio i peccati dei suoi fedeli.
Foto: Ludovico Miani
Ma si tratta di una immagine, in realtà, tutt’altro che statica. La peculiarità dell’opera infatti consiste nella sua interazione con l’osservatore che movendosi, grazie ad un gioco di specchi, vede il mutare dell’espressione del volto in concomitanza con il variare dell’angolo di visuale. L’artista in questo modo è riuscito a raccogliere in un’unica immagine il mistero della Trinità (Padre, Figlio e Spirito Santo) e allo stesso tempo a creare un rapporto empatico tra il fedele e il volto di Cristo. (P.V.)

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