Per ampliare il dibattito

Che sulle chiese nuove nessuno potrà dire l’ultima parola, è un fatto pacifico. La ricerca deve essere aperta e deve continuare. Per parte sua la Conferenza Episcopale Italiana ha posto dei paletti (con la nota pastorale “La progettazione di nuove chiese” del 1993) ma, nel contesto di totale apertura all’architettura e all’arte contemporanea, quelle indicazioni vanno ripensate, ricogitate, reinterpretate. Lo sforzo esegetico, interpretativo, attuativo richiede un dialogo sempre più forte tra le diverse parti coinvolte nell’avventura del “progetto” di una chiesa nuova o del “rinnovamento” di una chiesa esistente.
CHIESA OGGI architettura e comunicazione è il luogo privilegiato per tale di-battito, poiché essa, in quanto rivista di architettura, si rivolge a largo raggio a tutto il mondo professionale e, in quanto rivista specializzata nel tema della chiesa, dà voce ai suoi fedeli e ai committenti.
Ecco quindi che, sulla scorta della impressionante massa documentale raccolta dal secondo Premio Internazionale di Architettura Sacra “Frate Sole” istituito dal frate e artista francescano p. Costantino Ruggeri (vedi CHIESA OGGI architettura e comunicazione n° 43, ove sono pubblicati tutti i 99 progetti in concorso provenienti da 30 paesi di 5 continenti) e sulla scorta della documentazione che numero per numero presenteremo su questa rivista, rilanciamo più fortemente l’idea del dialogo tra le parti: un dialogo che riteniamo oggi possa essere più profondo efficace e informato, proprio perché il confronto avviene non solo sulla base di pochi esempi eletti, non solo sulla base di poche opere stranote, ma si giova dell’apporto (da noi documentato) di centinaia di progettisti che mostrano diversi gradi di sensibilità e interessi che riflettono le diverse culture dei luoghi più disparati.
Invitato come architetto e come Direttore della Rivista al Giubileo degli Architetti ad Assisi nei giorni 13-14-15 ottobre u.s. (manifestazione organizzata dal C.N.A., sotto l’abile regia del Presidente Arch. Raffaele Sirica e del Segretario Arch. Luigi Mirizzi) ho potuto verificare come questo dialogo sia sentito necessario e auspicato da entrambe le parti. Don Carlo Chenis, Segretario della Pontificia Commissione per i Beni Culturali, nel suo intervento applaudito e molto seguito, ha dato direttive e molti spunti di riflessione (sul prossimo numero faremo un ampio servizio e resoconto).
Prima chiariamo chi sono i soggetti di tale dialogo. Essi sono identificabili come il Committente e l’Architetto: che racchiudono una realtà assai vasta. Committente e Architetto non sono semplicemente “due persone”. La Chiesa, nella sua articolata organizzazione gerarchica (Vescovo, Ufficio diocesano dei Beni Culturali, Ufficio tecnico, Parroco, Liturgista ecc.) ha un ruolo sempre più importante e forte nell’interloquire col progettista, il quale a sua volta non è soltanto la singola figura del professionista, ma include anche gli artisti che devono essere chiamati a rifinire col loro intervento creativo il luogo di culto, i tecnici necessariamente chiamati a renderlo sempre più funzionale (illuminotecnici, tecnici acustici, impiantisti ecc.): ma in mezzo a queste figure, è meglio dire insieme a queste figure, c’è quella della Comunità, la Chiesa nel suo senso proprio. I parrocchiani, i vari movimenti che nella parrocchia si ritrovano, i ragazzi dell’oratorio, i diversi gruppi che a vario titolo hanno nella parrocchia il loro centro di ritrovo come luogo di socializzazione; i gruppi di religiosi che a vario titolo intendono costruire un nuovo edificio di culto: la chiesa è aperta a tutti loro e a tutti loro appartiene in senso profondo. Ecco quindi che il dialogo non può prescindere da alcuna di queste parti: Committente, Progettista e Comunità.
A tutte e tre queste parti ci rivolgiamo e a tutte e tre chiediamo di attingere al materiale che mettiamo a loro disposizione su queste pagine perché ne facciano tesoro al fine di rendere sempre più viva e splendente la loro Chiesa. S.E.R. Mons. Francesco Marchisano, Presidente della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa, nel suo intervento di apertura del numero speciale di CHIESA OGGI architettura e comunicazione dedicato al Premio internazionale di architettura sacra, ha indicato quali siano i punti fondamentali sui quali è opportuno riflettere.
Li riprendiamo uno a uno per suggerire un dibattito organico e fattivo che ospiteremo sistematicamente sui prossimi numeri della nostra rivista.
1) Il progetto della chiesa è un punto di incontro tra il Committente ecclesiastico, la Comunità e il Progettista. Già nel momento della scelta del progettista, si configura questo triplice incontro.
2) Il progetto della chiesa deve catturare il “genius loci”: ovvero riconoscere e accogliere le peculiarità e la cultura locali, interpretandole secondo le necessità della singola comunità alla luce della liturgia.
3) La chiesa all’esterno si presenta con tratti caratteristici, elementi la cui riconoscibilità è determinata dalla tradizione storica, quali il campanile o la facciata. Quale è l’importanza di tali elementi nella chiesa contemporanea?
4) La chiesa è assemblea della comunità. Il progetto non deve essere un gesto artistico clamoroso, occorre che nel progetto si tenga conto della reale abitabilità e fruibilità degli spazi. Al proposito è bene tener presente fattori quali il confort interno, l’abitabilità, la durabilità, i costi di esercizio ecc.
5) Lo spazio della chiesa, caratterizzato dall’aspirazione al trascendente. Essa racchiude una sacralità oggettiva che si riconosce nella congruenza tra l’aula e le reali necessità liturgiche. Di qui il problema generale dell’organizzazione dello spazio di culto.
6) La chiesa è anche aggregazione: vi sono spazi complementari, quali l’oratorio, che hanno un valore propedeutico alla chiesa.
7) Quello della chiesa è un progetto in divenire: in che modo è possibile pensare la chiesa in modo tale che possa essere aperta anche a interventi futuri, in modo tale che la realizzazione non sia un oggetto cristallizzato?
8) La chiesa si apre alla multimedialità: le nuove tecnologie consentono una comunicazione efficace tra fedeli e gerarchia e tra le diverse comunità. Quali strumentazioni sono adatte per favorire nell’oggi il rito?
9) La presenza delle arti di supporto alla liturgia. In che misura l’arte contemporanea può raggiungere risultati simili a quelli raggiunti in passato dall’arte romanica, gotica e barocca?
10) La chiesa non può essere estranea al contesto urbano ma deve purtuttavia distinguersi. Si pensi al sagrato: luogo di incontro e di caratterizzazione.Non che i temi qui accennati esauriscano le problematiche intrinseche al progetto della chiesa: esse rappresentano spunti al progetto di lavoro per definire ambiti teorici entro i quali svolgere una riflessione.
Questo numero di CHIESA OGGI architettura e comunicazione specialmente dedicato alle chiese di Bergamo offre in uno spaccato assai significativo, una serie di esempi che riassumono le problematiche più diverse. Si va dal seminario ricco di storia, in cui il nuovo si fonde con l’antico, all’arditezza di nuove architetture avveniristiche; dalla chiesa ipogea, nascosta ma ricca di suggestioni, alla chiesa moderna dal disegno asciutto e stringentemente razionale… Un panorama di proposte che parlano della conservazione dell’antico, del connubio tra passato e presente, della ricchezza proficua di novità progettuali. La documentazione che presentiamo è stata raccolta e viene presentata dall’architetto Roberto Sacchi, giovane professionista attivamente impegnato: quale responsabile della sezione bergamasca dell’Unione Cattolica degli Artisti Italiani; membro della Commissione diocesana di arte sacra; in attività presso l’Ordine professionale; proficuo pubblicista. Osservare da vicino quel che avviene in una singola diocesi offre l’opportunità di concettualizzare come, pur nella loro multiforme attività, pur nelle loro diverse, talvolta contraddittorie vesti, le singole chiese siano tutte manifestazione di un’unica ricerca dello spazio liturgico adatto al nostro tempo. La nostra proposta editoriale è di inoltrarci con sempre maggiore capacità critica su questo cammino, per riconoscere sempre di più la chiesa del futuro, proseguendo sulla strada così tanto ricca di storia e di arte, senza fermate fine corsa, ma con sistematiche indagini permeate di ottimismo e fede per il nostro ecumenico accrescimento.

Giuseppe Maria Jonghi Lavarini

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