Pavimento nuovo per la chiesa del ‘500

Pavimento nuovo per la chiesa del ‘500

La chiesa di Santa Maria La Nova, a Palata (Campobasso) fu costruita nel 1531. La data risulta da una scritta incisa su una pietra dell’arco maggiore sopra la porta. E’ una chiesa di tipo basilicale a tre navate con otto arcate (le due prime però sono state murate). Vi si accede da un ampio portale e anticamente aveva anche un’entrata laterale e un’altra posteriore (quest’ultima chiusa nel 1905). Sono cinque gli altari presenti nell’aula. Quello maggiore è lavorato con una finezza e una precisione straordinarie: è dotato di un paliotto in stucco che riproduce la preziosità del marmo. E’ opera che rivela la sapienza degli antichi maestri locali. L’esecutore è Mastro Gregorio da Palata e reca la data 2 aprile 1725.
Altro elemento pregevole è il coro ligneo in noce scolpito, dietro l’altare maggiore. Il pronao, il pavimento e il soffitto risalgono al 1922, eretto per volontà dell’arciprete don Paolo Emilio Vetta che, nel ’28 fece decorare tutta la chiesa.
Nel 2000 la chiesa presentava uno stato di conservazione piuttosto compromesso: la pavimentazione era in più punti sconnessa e non omogenea, tracce di umidità ascendente comparivano alla base dei muri perimetrali, il solaio nel retro altare appariva pericolante, una grande caldaia a gasolio toglieva spazio e respiro alla navata laterale destra occupando, di questa, la parte che conteneva l’accesso secondario. Tra il 2002 e il 2003 si sono svolti i lavori per il risanamento e consolidamento delle strutture e della copertura, è stato collocato un intonaco deumidificante su paramento murario anteriore, è stato ripavimentato il portico all’ingresso, sono stati rifatti gli infissi esterni (finestre) e interni (porte) ed è stata totalmente ritinteggiata. Sono stati anche realizzati gli impianti tecnologici (elettrico ed illuminotecnico, acustico, campanario e per la protezione dalle scariche atmosferiche) e infine è stato compiuto l’adeguamento liturgico.

Interno dell’aula dopo il restauro e l’adeguamento liturgico (curato dall’arch. Giovanni Risolo).

Il restauro è stato curato dalla Industrialmarmi di Spoltore (Pescara) che ha operato secondo la filosofia del restauro conservativo, mirante a mantenere integra la configurazione dell’edificio, la sua identità storica.
Sono stati eseguiti lavori di consolidamento del sistema strutturale, le capriate in legno, sostituendone le parti degradate ed eseguendo il trattamento antiparassitario per una migliore difesa dagli agenti patogeni. Si sono sostituiti gli arcarecci riducendone l’interasse e si è sostituito il sovrastante tavolato. E’ stato sostituito il manto di copertura esistente (che era in tegole marsigliesi), con un manto in tegole "tipo portoghese" su sottostante pannello appositamente sagomato, con funzione di impermeabilizzazione e di isolamento; sono state sostituite le vecchie
gronde e i vecchi pluviali, in lamiera zincata, con elementi in lamiera di rame. Sono state consolidate altre parti esterne.
All’interno l’intervento ha riguardato anzitutto il risanamento dall’umidità di risalita. E’ stato realizzato un vespaio aerato sotto il pavimento; su di esso è stato eseguito un pacchetto composto da più strati di massetto e di isolante, per la realizzazione di un impianto di riscaldamento a pavimento. E’ stato quindi posato un nuovo pavimento con lastre di
marmo, tipo biancone di Asiago, poste lungo linee oblique, con angolo di 45° rispetto alla orizzontale, eludendo così il problema del non perfetto parallelismo delle navate. L’area presbiterale è stata interamente rivista, ampliandone la superficie e rimarcandone l’importanza con una trama regolare di lastre di marmo ed interposto rombo di rosso di Verona. Il controsoffitto, costituito da solaio in ferro e tavellonato, caratterizzato nella forma visibile da quadrotti
in gesso contenenti fiori in legno, è stato totalmente restaurato eliminando le tracce dei travetti in ferro, con l’incollaggio all’interno dell’ottagono, di fogli in polistirene ad alta densità. Il risanamento del’intonaco delle murature anteriori
dall’umidità ascendente è stato effettuato con intonaco deumidificante.Tutte le superfici sono state ripulite. Aspetti importanti dell’intervento sono stati anche il recupero di quanto è stato rinvenuto durante i lavori (tracce di un vecchio pavimento, una semicolonna in pietra, ecc.) come anche il restauro del coro ligneo e il restauro del dipinto posto sul controsoffitto (una "Madonna con Bambino") eseguito da un artista locale nel 1928. Questi ultimi due restauri restituiscono alla chiesa il sapore dell’autenticità e rendono l’edificio a quello splendore che gli è proprio.

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