PAPA GIOVANNI PAOLO II BENEDICE LA PRIMA PIETRA

Il 16 settembre 2001 Sua Santità Giovanni Paolo II ha presieduto alla celebrazione della posa della prima pietra. Nella sua omelia, di cui si riportano alcuni stralci, Egli ha citato i Vescovi di Frosinone che hanno dialogato con Danilo Lisi nella definizione del progetto per la chiesa di San Paolo Apostolo.

1. “Dacci o Padre, la gioia del perdono”.
La gioia del perdono: ecco la “buona notizia” che oggi la liturgia fa risuonare con vigore fra noi. Il perdono è la gioia di Dio, prima ancora che gioia dell’uomo. Dio gioisce nell’accogliere il peccatore pentito; anzi, Egli stesso, che è Padre di infinita misericordia, “dives in misericordia”, suscita nel cuore umano la speranza del perdono e la gioia della riconciliazione. (…)
Sono grato al vostro Vescovo, il caro Monsignor Salvatore Boccaccio, per i fervidi sentimenti manifestati a nome di tutti. Conceda il Signore frutti abbondanti al suo zelo pastorale! Sono lieto di salutare, colui, il Vescovo emerito, Monsignor Angelo Cella, i Cardinali e i Vescovi qui presenti come pure i Sacerdoti con celebranti, mentre assicuro una preghiera speciale per quelli più anziani o malati, che si uniscono a noi spiritualmente. Saluto i Rappresentanti del Governo Italiano e le Autorità Regionali, Provinciali e Comunali, con speciale gratitudine per il Sindaco e l’Amministrazione di Frosinone. A ciascuno di voi, Fratelli e Sorelle qui convenuti, giunga il mio cordiale saluto e il mio grazie sincero per la calorosa accoglienza.

2. “Dio è più grande del nostro cuore”. Così abbiamo cantato nell’acclamazione al Vangelo. Se, nella prima Lettura, Mosè dà prova di conoscere il cuore di Dio, invocandone il perdono per il popolo infedele (cfr Es 32, 11-13), è però l’odierna pagina evangelica a introdurci appieno nel mistero della misericordia di Dio: Gesù svela a noi tutti il volto di Dio, facendoci penetrare nel suo cuore di Padre, pronto a gioire per il ritorno del figlio perduto. Testimone privilegiato della divina misericordia è anche l’apostolo Paolo che, come è stato proclamato nella seconda Lettura, scrivendo al fidato collaboratore Timoteo, porta la propria conversione quale prova del fatto che Cristo è venuto nel mondo per salvare i peccatori (cfr Tm 1, 15-16). (…)3. “Gesù nostra speranza!”. Carissimi, so che questa espressione vi è ormai familiare. È infatti il tema del progetto pastorale che la vostra Diocesi si è dato per i prossimi anni. Come vorrei che la mia visita contribuisse a imprimere ancor più questa certezza nei vostri cuori! L’impegno, le iniziative, il lavoro di ciascuno e di ogni comunità devono diventare testimonianza evangelica, radicata nell’esperienza gioiosa dell’amore e del perdono di Dio. (…)

4. È urgente, in questo nostro tempo, proclamare Cristo, Redentore dell’uomo, perché il suo amore sia conosciuto da tutti e si espanda in ogni direzione. Di questo annuncio il Grande Giubileo dell’anno 2000 è stato provvidenziale veicolo. (…)

5. Carissimi Fratelli e Sorelle! Il cuore e la guida del vostro itinerario spirituale e apostolico sia l’Eucaristia.
La vita sacramentale è, infatti, fonte di grazia e di salvezza per la Chiesa. Tutto parte da Cristo-Eucaristia, e tutto torna a Cristo vivo, cuore del mondo, cuore della comunità diocesana e parrocchiale.Se riuscirete, come vi auguro, a porre Cristo al centro della vostra vita, scoprirete che Egli non chiede solo di essere accolto da ciascuno personalmente, ma di essere offerto, dato, dispensato, comunicato agli altri. Vi farete così in suo nome “buoni Samaritani” accanto ai bisognosi, ai poveri, agli ultimi e ai tanti immigrati venuti in questa regione da Paesi lontani.
Sperimenterete che l’intera attività pastorale dei Centri diocesani “per il Culto e la Santificazione” e “per la Ministerialità e la Testimonianza della Carità” scaturisce dalla fonte sovrabbondante di santità che è il mistero eucaristico e tutti chiama a tendere alla santità.
Sulla scia dei Santi e delle Sante di questa terra di Ciociaria, anche voi ponete come vostro obiettivo fondamentale quello di diventare santi, come Santo è il Padre celeste, come Santo è il Figlio Gesù Cristo e come Santo è lo Spirito che abita nei nostri cuori. E santi si diventa con la preghiera, con la partecipazione all’Eucaristia, con le opere di carità, con la testimonianza di una vita umile e generosa nel bene. (…)

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