Paola Mazzotti


Cercherò, seppure sinteticamente, di illustrare una particolare esperienza in corso nella regione Marche a partire dal settembre 1997 quando l’appennino umbro-marchigiano fu colpito da una serie di eventi sismici cui hanno fatto seguito attività istituzionali, tecniche, amministrative, economiche e sociali che nel loro insieme possono, a ragione, comporre un vero e proprio ‘laboratorio’ di area vasta.
Ritengo che tale laboratorio abbia prodotto quelli che mi permetto di definire in senso lato nuovi ‘paesaggi’, attribuibili ad ambiti diversi di intervento, ma tra loro fortemente correlati, e in particolare:
– nuovi paesaggi ‘tecnico-scientifici’, quali nuove metodologie tecniche per gli interventi di riparazione dei danni e di miglioramento sismico;
– nuovi paesaggi ‘istituzionali’, quali nuove modalità di collaborazione tra enti e soggetti coinvolti nelle diverse operazioni post sisma (1);
– nuovi paesaggi ‘fisici’, quale esito percepibile del complesso di interventi di rinnovo urbano e territoriale relativo ai centri e nuclei urbani e rurali individuati come di particolare interesse maggiormente colpiti,nelle diverse declinazioni che la realtà ha comportato tramite l’adozione di uno specifico strumento, il programma di recuperopost sisma: il recupero dei centri maggiormente danneggiati (2); la ricostruzione di quelli completamente disastrati (3); la ristrutturazione urbanistica e la riqualificazione urbana di interi quartieri (4); la straordinaria operazione, intesa nella sua complessità, del restauro con miglioramento strutturale del patrimonio culturale danneggiato che finora investe oltre 1000 fabbriche sulle oltre 2300 danneggiate e comprese in uno specifico piano (5, 6);
– nuovi paesaggi ‘culturali’, quali acquisizioni consolidate nella comunità marchigiana: dalla cultura della prevenzione devono muovere norme e politiche per la manutenzione permanente del patrimonio storico e monumentale; la consapevolezza che la riduzione del rischio passa attraverso una pianificazione urbanistica ad essa orientata; verso una nuova stagione normativa che veda il progressivo affinamento delle metodologie ed il loro naturale confluire in
norme regionali per la tutela e la valorizzazione del patrimonio insieme alla revisione della legge regionale sulla sismica attenta alla coniugazione della sicurezza con la conservazione.

1. Nuovi paesaggi istituzionali – Strutture regionali e modalità di collaborazione interistituzionali – Il centro operativo programmi di recupero e beni culturali è oggi denominat ‘P. F. tutela dei beni culturali e programmi di recupero’
2. Planimetria tratta dal Programma di recupero del Centro storico di Camerino.
Progettisti capigruppo: ing. C. Speranza, archh. M. Santini, A. Martini, R. Mariotti, F. Cervellini, S. Zozzolotto

* Dirigente Servizio Beni e Attività Culturali della Regione Marche

In particolare, ritengo opportuno approfondire la sezione inerente i nuovi paesaggi ‘tecnico-scientifici’. La regione Marche, avvalendosi della consulenza del Comitato tecnico scientifico, ha caratterizzato le proprie attività mettendo a punto un notevole ed innovativo corpus metodologico nei vari settori (edilizia privata, opere pubbliche, beni culturali, programmazione urbanistica) composto da specifica strumentazione di carattere tecnico-scientifico-informatico a sostegno delle attività dei tecnici regionali e comunali e dei professionisti incaricati della progettazione e direzione dei cantieri.
A partire dalle prime Linee di indirizzo sono state poi sviluppate specifiche Direttive tecniche nelle quali sono stati affermati criteri e principi-guida, tra i quali:
– la definizione dell’edificio quale unità strutturalmente intesa cui associare le relative verifiche strutturali (statiche e dinamiche), attribuendo livelli differenziati di danno e vulnerabilità, cui a loro volta associare livelli contributivi differenziati (DGR n. 2153/1998 e sue modifiche ed integrazioni);

3. Serravalle di Chienti (MC) attuazione del piano
di recupero della frazione di Collecurti
Prof. C. Blasi, D. Gori e Arch. C. Cornioli
Foto dei lavori in corso tratta dall’archivio regionale
4. Fabriano (AN) quartiere La Spina Serraloggia – Stralcio planimetrico del piano di recupero redatto dall’Ufficio Tecnico Comunale

– l’assunzione del miglioramento sismico quale categoria cautelativa d’intervento;
– il trattamento differenziato da riservarsi al patrimonio culturale attraverso apposite analisi effettuate per macroelementi (parti strutturali analizzate separatamente e poi ricomposte e relazionate, il cui miglioramento può contribuire a quello dell’intero organismo storico), avvalendosi di un’apposita metodologia efficacemente illustrata
nella documentazione a corredo della DGR n. 78/1999 e del successivo Codice di pratica (2000) curato dal Prof. F. Doglioni dell’Università di Venezia, quale guida di riferimento nel percorso progettuale scandito in diverse fasi: analisi storica, compresa la storia sismica, rilievo geometrico ed architettonico, rilievo del quadro fessurativo e deformativo supportato da specifiche indagini diagnostiche, comprensione dei connessi meccanismi di danno e cinematismi
attivati ed attivabili, proposte progettuali finalizzate a contrastare danni e cinematismi; il Codice (attualmente in corso di integrazione con esempi marchigiani tratti dagli oltre settecento cantieri ultimati) rimanda ad una specifica legenda e ad una Scheda tecnica unificate a livello grafico ed informatico (DGR 161/2001); tali strumenti assumono criteri di leggibilità e reversibilità degli interventi entro la logica dell’ intervento minimo necessario, di coerenza con i materiali e le tecniche proprie della tradizione costruttiva, quindi del massimo rispetto della configurazione formale materica e strutturale della fabbrica;

5. Mercatello sul Metauro (PU) Chiesa di San Francesco
Scomposizione in macroelementi della fabbrica monumentale
6. Esempi di fabbriche restaurate secondo la metodologia della Regione Marche
Foto tratte dall’archivio regionale

– l’approfondimento metodologico (per la prima volta nelle normative post sisma in Italia) relativo al recupero antisismico dell’edilizia storica aggregata di cui al documento (DGR n. 2976/1999) dal titolo Criteri per la valutazione degli interventi unitari anch’esso strutturato per passaggi successivi: dal rilievo geometrico al rilievo ‘critico’ (che dà conto delle cause dei dissesti, dei danni e delle vulnerabilità riscontrate) alle ipotesi progettuali;
– le analisi geologiche e geofisiche (verifica del coefficiente di amplificazione sismica locale) assunte come presupposto di ogni attività ed elemento trasversale a tutti i settori investiti dalla ricostruzione;
– la predisposizione, in sintonia con i contenuti dell’innovativo art. 3 della legge n. 61/98, di appositi strumenti di natura programmatoria per il coordinamento degli interventi nei centri e nuclei urbani e rurali (il 63% è costituito da insediamenti storici): il programma di recupero post sisma, afferente 95 insediamenti/parti di essi di valore storico, paesaggistico, monumentale individua interventi pubblici e privati, relative modalità, priorità, tempi e risorse. Rimanda a strumenti attuativi laddove necessitino parziali ristrutturazioni urbanistiche o norme di maggior dettaglio regolamentare (piani particolareggiati di recupero).
Tale corposo ‘pacchetto’ tecnico-normativo ha poi comportato una minuta attività di formazione, curata dalle strutture regionali in collaborazione con la Scuola di formazione per il personale regionale e gli Ordini professionali.
Va infine richiamata la significativa attività di ricerca promossa dal Comitato tecnico scientifico sui diversi ambiti di intervento investiti dalle attività post sisma e coordinata dalle strutture regionali, ampiamente documentata in molteplici pubblicazioni.

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Archeoclub d’Italia
movimento di opinione pubblica
al servizio dei beni culturali e ambientali

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