Ori e broccati alla Cattedrale di Losanna

Preziosi abiti liturgici con ricami d’oro, che risalgono al basso Medioevo e al Rinascimento, fanno parte del Tesoro della Cattedrale di Losanna ma sono da 465 anni conservati a Berna. Dopo un’assenza così lunga, quest’anno sono tornati per una esposizione di alcuni mesi nella città di provenienza e hanno portato all’attenzione generale la loro splendente raffinatezza.

La casula contiene un articolato programma iconografico sul bordo e al centro della veste. Dalla parte bassa di sinistra: Inferno, Giudizio finale, Parousia, Natività,Ascensione, Pentecoste, Diaspora degli Apostoli. L’assieme dei paramenti liturgici donati da Aymone di Monfalcone alla cattedrale di Losanna include due dalmatiche, una pianeta e una casula. La pianeta, con temi del Vecchio testamento sui bracci della croce e del Vangelo sull’asse.

Come tutte le grandi chiese cattoliche, la Cattedrale di Losanna, in epoca pre-Riforma, possedeva un vasto tesoro accumulato nel tempo grazie alla generosità dei Vescovi, del Capitolo e dei fedeli. Si dice che due guardiani lo sorvegliassero giorno e notte. Che cosa contenesse esattamente quel tesoro è forse difficile saperlo oggi, solo una trentina di paramenti liturgici sono sfuggiti ai saccheggi subiti la prima volta durante l’occupazione di Losanna da parte di Berna nel 1536 (quando molti furono gli oggetti preziosi fusi per confezionare nuovi monili) e poi quando le truppe napoleoniche fecero man bassa dei preziosi per alimentare le loro azioni militari. I paramenti sopravvissuti sono depositati nel Museo storico di Berna. Per la prima volta nei primi mesi del 2002 questo deposito di paramenti sacri è stato trasportato nella città di origine e qui mostrato presso le sale del Museo storico di Losanna.Tra i pezzi esposti, un antependium (paramento d’altare) del XIV secolo, tuniche, camici, pianete e casule ricamate in oro del XIV, XV e XVI secolo. La ricchezza del materiale esposto permette di osservare la magnificenza delle vesti liturgiche dell’epoca medievale e rinascimentale, mentre rimanda anche alla munificenza di coloro che ne fecero dono alla Chiesa. Tra le opere esposte spiccano le vesti di Aymone di Monfalcone (1440 – 1517) che fu vescovo di Losanna e alla sua cattedrale donò i suoi preziosi abiti da cerimonia. Questi scamparono fortunosamente alle razzie ma dopo che nel 1538 Berna conquistò Losanna, restarono proprietà della prima. Le vesti di Aymone di Monfalcone, che prima di abbracciare la carriera ecclesiastica era stato alla corte dei Savoia e poi ambasciatore del re di Cipro a Roma, sono un bell’esempio di come i broccati italiani e i ricami dei Paesi Bassi servissero al lusso e al prestigio dei signori dell’epoca. Essi testimoniano anche come alla svolta del XVI secolo, all’uso di singole vesti liturgiche, si andasse sostituendo l’uso di serie coordinate di vesti, almeno per le celebrazioni solenni. Una serie di vesti includeva una casula per il presbitero e due dalmatiche per i diaconi, oltre a una pianeta per le celebrazioni in cui non appariva adeguata la casula (quali i funerali). Il costo dei tessuti italiani e dei ricami dei Paesi Bassi era notevole, ma la ricchezza in sé non bastava per chi volesse procurarsi vesti così lussuose. Era infatti necessario disporre dei contatti adaatti per procurarsi queste raffinatezze: la cerchia di coloro che potevano arrivare a dotarsi di tali oggetti era quindi assai ristretta. Aymone di Monfalcone potette mettere assieme un impressionante tesoro di tessuti, vuoi grazie alle sue conoscenze internazionali, vuoi grazie alla sensibilità artistica acquisita durante i suoi viaggi e grazie ai suoi contatti con gli ambienti della cultura fiorentina dell’epoca. La qualità dei ricami dei Paesi Bassi era dovuta al fatto che Margherita, figlia dell’imperatore Massimiliano, divenuta governatore dei Paesi Bassi nel 1506, vi favorì lo sviluppo delle arti e tra queste, anche quella delle opere tessili. I pittori più conosciuti preparavano i cartoni che sarebbero serviti per confezionare i ricami – tra questi per esempio troviamo Rogier van der Weyden. I programmi iconografici seguiti indicano una impressionante ampiezza di vedute. Non si tratta di motivi puramente ornamentali, ma di scene figurate: da singoli personaggi – soprattutto santi – a ampie composizioni. I fili dorati e argentati consentivano di dare una particolare luminosità e profondità alle immagini. Spesso si nota come le immagini ricamate siano composte in parti differenti, giustapposte o sovrapposte. Per esempio gli sfondi architettonici o paesaggistici costituiscono immagini a sé, sulle quali vengono montate le figure confezionate a parte. Questo sistema di confezione e montaggio delle figure ricamate suggerisce una razionalizzazione della produzione nei laboratori e mostra come la committenza fosse assai sostenuta. (L.S.)

 

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