Ordine degli Architetti di Enna

CHIESA SACRO CUORE DI GESU’
(Piazza Armerina, Enna)

Il progetto proposto, oltre a dotare la chiesa di un sagrato e di servizi pastorali e sociali in risposta alle esigenze della parrocchia, riqualifica architettonicamente e liturgicamente l’edificio ecclesiale esistente caratterizzando l’anonimo brano di periferia urbana interessato dall’intervento. (Giudizio della Commissione Nazionale)

Ordine degli Architetti di Enna

Arch. Ruben Basile

Arch. Ruben Basile
Ruben Basile si forma e si laurea alla Facoltà di Architettura di Palermo con il Prof. Pasquale Culotta.
Nominato “cultore della materia” e “tutore” nei Laboratori di Progettazione Architettonica e Urbana presso le Facoltà di Architettura di Palermo e di Agrigento, inizia numerose collaborazioni didattiche.
Nel 2002 espone i lavori curati con il Prof. Andrea Sciascia nel Laboratorio 3: “Ecclesia Sine Tecto al porto di Presidiana di Cefalù” al Padiglione Italia alla Biennale di Venezia: "Next". Nel Novembre 2002 supera la selezione riservata a 36 giovani architetti italiani al 1° Master “Progettazione ed adeguamento di chiese” organizzato dalla C.E.I. e dalla Facoltà di Architettura “Villa Giulia” di Roma, diretto dal Prof. Giuseppe Mongelli. Ha all’attivo numerose mostre e pubblicazioni, attualmente svolge attività didattica con il Prof. Giuseppe Guerrera presso la “Libera
Università Kore” di Enna ed esercita la professione di Architetto in Italia e nel resto dell’Europa. In Spagna ha già ricevuto numerosi apprezzamenti professionali.
Stato di fatto

L’analisi

Situato nella periferia urbana di Piazza Armerina, ma poteva essere quella di una qualunque città europea: un non-luogo dove subculture prendono forma e nel loro ripetersi ossessivo esprimono edificazioni isolate, risolte in sé stesse, senza alcuna relazione con un’idea di città, disaggregate e gettate nel territorio. Si tratta di progettare un luogo per conferire identità urbana, di favorire un riscatto sociale espresso attraverso volumi, forme, relazioni, percorsi, spazi.
L’intervento progettuale si estende per una vasta area urbana: ad ovest delimita il margine della strada statale; ad est un recente boulevard definisce la sagoma dell’isolato. Sempre ad est, un agglomerato di edilizia recente si inerpica sul colle, conferendo all’area di progetto il ruolo di cerniera urbana. A nord è presente uno slargo dalla forte pendenza, di difficile godimento; a sud, un muro di contenimento isola ulteriormente l’area. Questa è definita da un recinto,
dentro il quale si muove l’articolata sagoma del complesso parrocchiale.

Stato di fatto
Pianta dello stato di fatto

Sprovvisto di sagrato, il complesso attuale ha gli accessi disposti con casualità, fra essi non esiste una relazione significativa. L’aula, correttamente orientata, non risponde alle più semplici esigenze rituali a causa della rotazione dell’altare rispetto al percorso d’accesso. La sequenza sagrato-nartece-porta-altareluce non è definita.
Il complesso risulta poi collocato in prossimità di ampi salti di quota, di oltre 6 metri, senza possedere una volumetria che lo renda visibile e tanto meno riconoscibile. Il complesso parrocchiale paradossalmente, ha un carattere del tutto introverso, chiuso verso la città. Il Concilio Vaticano II, nel pensare la nuova liturgia, implicitamente auspica per il nuovo edificio-chiesa una struttura accogliente e permeabile con innumerevoli relazioni e connessioni con la città. Il che significa pensare ad una struttura aperta e accogliente, che risolva il problema di una progettazione in periferia, che consenta il gioco dei bambini in sicurezza, senza che sia permesso il transito delle automobili. Occorre pensare a una struttura che possa favorire la socializzazione. Soprattutto dove tutto sia accessibile a tutti, e anche un disabile diventi “abile” e possa fare tutto questo e molto altro ancora…

Plastico del progetto

Il progetto

L’attuale mancanza di rapporti con la città, la posizione di cerniera urbana, l’orografia del terreno a gradoni e l’assenza di riconoscibilità come luogo liturgico, hanno condotto il progetto del nuovo centro parrocchiale a sviluppars
i secondo un nuovo principio insediativo: ampliando la struttura preesistente con un lungo corpo di fabbrica ruotato rispetto
a quello esistente che riprende la giacitura del lungo portico, ricomponendo lo smembramento di questa parte di città.

Plastico del progetto

L’andamento dei nuovi corpi di fabbrica, apre una sequenza spaziale di slarghi (sagrato), di strettoie e di passaggi, il tutto su più livelli, costruendo un sistema di spazi aperti verso la città diventandone il belvedere. I nuovi percorsi urbani ricavati attraversano in lungo ed in largo il nuovo complesso parrocchiale costruendone il luogo, scenario privilegiato di numerosi punti di vista inaspettati. Il progetto risulta pensato attorno alla giustapposizione di quattro elementi che lo identificano come edificio liturgico: il campanile, posto in una posizione strategica, ordina la città, e segnala la presenza dell’ingresso principale; il battistero; il sagrato dal valore urbano, diventa spazio di mediazione dal carattere raccolto, separa dal caos e prepara all’incontro; l’aula, luogo dell’incontro autentico con Dio, è uno spazio pensato e disegnato attorno all’altare che, come Cristo centro del mondo, diventa centro della rotazione dell’intera
composizione architettonica distesa per oltre 150 metri, ordinando il disordine della città.

Sopra e sotto due piante del progetto

"Non crediate che sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada. Sono venuto infatti a dividere… ", Cristo non lascia adito a compromessi e la chiesa prende forma dal Verbo librando lo spigolo del suo nartece. Irrompe, lacera come una spada lo spazio urbano, segnalando lungo il percorso della strada statale l’evento eccezionale. La violenza del taglio cela un percorso d’unione tra le due parti del sagrato, che ha come centro ancora una volta Cristo. Questa volta come porta d’ingresso all’aula, luce del mondo, squarcio nel buio delle tenebre, si fa unica strada al Padre. La bucatura curvilinea, opera dell’artista Giacomo Scinardo, realizzata in ferro battuto e vetro istoriato, porta nell’aula la luce e l’allegria dei colori, per impreziosire il momento più importante della vita di un uomo: l’incontro con Dio.

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