Ordine degli Architetti di Ascoli Piceno

CHIESA DI S. PIO X
(via San Pio X, San Benedetto del Tronto – AP)

Il progetto risolve con efficace linearità il tema della definizione di una chiesa sita in area di periferia urbana creando una sequenza armonica di
spazi e servizi che valorizzano il complesso ecclesiale e riqualificano il brano di città interessato. (Giudizio della Commissione Nazionale)

Ordine degli Architetti di Ascoli Piceno

Arch. Dino Polidori (capogruppo)
Arch. Marco Mattioli (coprogettista)
Geom. Massimo Forlini (collaboratore)
Andrea Marinangeli (collaboratore)

M. Mattioli, A. Marinangeli, D. Polidori, M. Forlini.
Dino Polidori (San Benedetto del Tronto, 1970)
Marco Mattioli (San Benedetto del Tronto, 1971)

Si laureano presso l’Università degli Studi “Gabriele D’Annunzio”, Facoltà di Architettura di Pescara, nel 2000 (relatore Prof. Alberto Clementi). Vivono e lavorano a San Benedetto del Tronto, dove svolgono attività di progettazione e direzione lavori per opere private e pubbliche. Dal 1994 partecipano abitualmente a concorsi nazionali ed internazionali di architettura e di urbanistica.
Massimo Forlini (San Benedetto del Tronto, 1968).
Laureando presso l’Università degli Studi “Gabriele D’Annunzio”, Facoltà di architettura di Pescara, vive e lavora a San Benedetto del Tronto come funzionario tecnico presso l’Ufficio Pianificazione e Programmazione del Territorio
del Comune di San Benedetto del Tronto.
Andrea Marinangeli (San Benedetto del Tronto, 1972).
Si laurea nel 2000 presso l’Università degli Studi di Ancona in Ingegneria per l’Ambiente ed il Territorio con una tesi sulle Dinamiche di produzione di biogas da discariche di RSU. Attualmente svolge attività professionale nel
campo dell’edilizia pubblica e privata.
Tavola di progetto. Le piante evidenziano i diversi aspetti del progetto. Dall’alto in basso e da sinistra a destra:
la contestualizzazione, le relazioni progettuali, le parti, le funzioni, le attività religiose, le attività di quartiere.

1. L’area di progetto, definita ad est dalla facciata della chiesa di San Pio X, a nord da una scuola materna e ad ovest dall’edilizia di una lottizzazione in fase di realizzazione, è localizzata ai margini del quartiere "Marina di Sotto", una parte di città di recente urbanizzazione caratterizzata da una edilizia sovradimensionata quanto dall’assenza di identità urbana.

2. Il progetto propone la realizzazione di un sagrato, nell’area antistante la chiesa di San Pio X, di un giardino
articolato in un uliveto ed in un parterre, di attrezzature per lo svolgimento di attività religiose all’aperto, di un centro sociale di quartiere e di un parcheggio posto a servizio del centro parrocchiale.

3. Il progetto persegue l’inserimento nel contesto urbano attraverso il riconoscimento e la valorizzazione delle giaciture esistenti quali quelle del quartiere, parallele al mare, e quella del complesso parrocchiale, diversa dalle precedenti; la fascia delle attrezzature è, invece, definita, nella giacitura e nello spessore, dai servizi parrocchiali esistenti adiacenti alla chiesa. Le giaciture esistenti definiscono l’impianto di progetto e permettono di dare forma ad
uno spazio altrimenti definito dalla sola viabilità.

4. ll progetto propone la possibilità di utilizzare la fascia antistante la chiesa di San Pio X, per tutta la lunghezza dell’area di intervento, per attività religiose all’aperto, articolata in uno spazio presbiteriale sopraelevato rispetto al sagrato, accessibile da questo e dal giardino attraverso un sistema di rampe, da uno spazio per i fedeli, inteso come aula all’aperto, e da un percorso processionale che partendo dal giardino, caratterizzato da uno specchio d’acqua e da un uliveto, sale attraverso una rampa, fino alla quota dell’area presbiteriale.

5. La formalizzazione del sagrato, così come quella del giardino e delle attrezzature,è demandata all’eloquenza formale di un segno architettonico che, articolandosi secondo le direttrici dell’impianto, vuole riscattare uno spazio altrimenti privo di identità e sovrastato dall’incombente mole dell’edilizia speculativa circostante. Il sagrato, per il rigore e l’essenzialità delle soluzioni formali proposte, si configura come vuoto urbano da contrapporre all’edificazione e come spazio di mediazione tra il quartiere e la chiesa.

Un muro di cemento armato faccia a vista definisce, insieme alla facciata della chiesa, lo spazio racchiuso del sagrato; all’altezza della fascia delle attrezzature, innalzandosi e piegandosi verso l’alto, definisce la copertura del centro sociale di quartiere; piegando ancora, stavolta verso il basso ed aumentando di spessore, definisce la sacrestia adiacente all’area
presbiteriale all’aperto identificata da un basamento. Perpendicolarmente a questo il muro torna a racchiudere lo spazio questa volta del giardino e piegando ancora, definisce il piano inclinato di una rampa. Sotto la copertura piana, una tamponatura costituita da una doppia pelle di vetro e da lamelle orizzontali di legno, racchiude il centro sociale di quartiere. La sala riunioni di capienza pari a cinquanta posti a sedere, ricerca, attraverso la trasparenza, una diretta relazione visuale con il sagrato e con il giardino.
6. Il progetto cerca di rispondere ad alcuni requisiti di sostenibilità, con il recupero ed il riutilizzo delle acque piovane. Si propone inoltre l’utilizzo di energie rinnovabili quali pannelli fotovoltaici per alimentare le pompe idrauliche e 1’illuminazione pubblica.

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