Opinion leader


di Leonardo Servadio

I montascale, pensati negli anni Novanta per affrontare l’emergenza, da temporanei che dovevano essere, sono diventati permanenti.
È la vecchia storia: anziché superare il problema lo si tampona e ci si illude di averlo risolto.
Giuseppe Trieste, il Presidente di FIABA (Fondo Italiano Abbattimento Barriere Architettoniche) denuncia senza mezzi
termini la situazione di “temporanea permanenza” verificatasi con l’installazione dei “montascale”: i carrelli che si muovono su rotaie laterali, atti a trasportare una carrozzella su una o più rampe di scale. In molti edifici pubblici sono uno strumento divenuto usuale.
“Ma funzionano davvero?” La domanda è retorica.
"Quando vado nelle pubbliche amministrazioni, o in uffici privati – sottolinea Trieste – occorre aspettare l’addetto
autorizzato all’uso del montascale che spesso non si trova. In molti uffici pubblici (o in altri ambienti, quali musei, o teatri) i montascale, praticamente mai usati, non funzionano più. E, anche se funzionassero, difficilmente si troverebbe
la chiave necessaria per azionarli.
Senza contare che, come si diceva, nessuno sa veramente come si usano. Sono sorti negli anni ’80, quando qualcuno ha
pensato, per favorire gli accessi agli aeroporti, di adattare i carrelli a tre ruote costruiti per il trasporto dei bagagli
sulle scala, al fine di trasportare su piattaforme i diversamente abili. In realtà sono pericolosissimi….".

"…dove si può
collocare un
montascale, allo
stesso modo si
può posizionare
un ascensore:
un mezzo più
semplice e meno
discriminatorio"

Nel senso che sono avvenuti incidenti?
No, nel senso che creano l’illusione di risolvere il problema, ma in realtà non lo scalfiscono neppure. E sono elementi fortemente discriminatori.

In che senso?
Giorni addietro è accaduto che una mamma con un passeggino per due gemelli abbia chiesto di usare il montascale
alla scalinata di Trinità dei Monti a Roma: gliel’hanno negato, con la scusa che è riservato ai diversamente abili.
In questo senso è discriminatorio: pone il diversamente abile in un universo a parte, al di fuori della consuetudine, della
normalità. Il che è fasullo: perché in un certo senso siamo tutti diversamente abili, non solo noi che ci muoviamo in permanenza sulla carrozzella.
Per esempio, lo sono gli anziani che si muovono a fatica e che corrono seri rischi se si devono inerpicare su scale,
soprattutto dove queste sono sdrucciolevoli; lo sono i bambini in passeggino, come si diceva nel caso di cui sopra; lo
sono le persone affette da disabilità temporanea, dovuta per esempio alla rottura di un arto.
Per tutto questo, il concetto di superare gli ostacoli deve essere acquisito in sede permanente nella società, non vissuto
come un caso di eccezionalità.

E la soluzione qual è?

L’uso di ascensori. Se si può collocare un montascale, allo stesso modo si può collocare un ascensore. Il montascale occupa spazio, richiede opere di fissaggio, staffe, ancoraggi permanenti, un motore: tutto quel che richiede anche un vero e proprio ascensore.
La differenza è che tutti possono usare l’ascensore: questo è sempre in funzione, in modo semplice e provato nel
tempo.
Non è discriminatorio…

Stiamo tuttavia parlando di edifici esistenti.
Nella progettazione del nuovo si può dire sia stata acquisita la cultura del progettare senza barriere?

No. Proprio pochi giorni or sono sono stato a Milano, in un hotel nuovo, alto venti piani: la hall di accesso è a un livello
ribassato rispetto al piano di marciapiede.
Chi può scendere i gradini entra dalla porta principale: chi non può, deve passare dalla porta per i fornitori di merci.
Oppure pensiamo al nuovo ponte di Calatrava a Venezia, sul Canal Grande che poteva essere progettato senza gradini
invece è stato realizzato con gradini in vetro: bello a vedersi, ma pericoloso, difficile: un ostacolo per chiunque. Per i diversamente abili, ma anche per i turisti, i quali arrivano con grosse valige che non è semplice trascinare sulle scale. E i gradini sono in vetro: perfettamente lisci, talché quando piove diventano sdrucciolevoli.”

Altrove in Europa la normativa è più avanzata che in Italia?
Vi sono regioni dove c’è maggiore attenzione: quanto a normativa, stiamo cercando di ottenere a livello nazionale e anche europeo una serie di regole coerenti e omogenee. Per questo stiamo collaborando con gli Ordini Professionali tra cui il Consiglio Nazionale degli Architetti.

E vi sono esempi positivi?
Certamente. A Terni, Avezzano, L’Aquila, le zone centrali sono state organizzate così da rendere facile la deambulazione per i diversamente abili: sono stati tolti i rialzi dei marciapiedi, mentre la circolazione automobilistica nel viale centrale è riservata ai mezzi pubblici. Il lastricato è liscio ma non sdrucciolevole.
In molte altre città – penso per esempio a Rimini – i centri storici sono stati sistemati secondo criteri simili. Ma, ancora,
non sempre nelle ristrutturazioni si pensa veramente al problema.
Si sta ultimando il restauro della Reggia di Torino. Vi sono delle stanze con pavimentazione acciottolata: un supplizio passarvi.
In questi casi, pur rispettando il legato storico, bisognerebbe come minimo collocare una striscia che consenta di passare con facilità anche a coloro che si muovono in carrozzina o che camminano appoggiandosi al bastone.

Una libreria: nella foto in basso si evidenzia il gradino che rende difficile
l’accesso a chi si muova su carrozzella; in alto, lo stesso negozio adeguato, con ampio scivolo di accesso.

I sistemi per il superamento delle barriere possono avere anche una valenza estetica?
Non c’è dubbio. Anche per questo promuoviamo un Premio di Architettura: le rampe in pendenza hanno una valenza
estetica, conferiscono eleganza ai disegni, sono un’occasione di progettualità. Il problema è che a livello culturale si comprenda il diritto del libero movimento delle persone.

Le iniziative di FIABA
per una società più solidale

“SE È VERO CHE PREVENIRE È MEGLIO CHE CURARE, COSTRUIRE SENZA BARRIERE È MEGLIO CHE ADEGUARE!”
QUESTO IL MOTTO DEL FONDO ITALIANO ABBATTIMENTO BARRIERE ARCHITETTONICHE

Sono troppe le barriere culturali che limitano la partecipazione di tutti alla vita del Paese, denuncia FIABA, e quelle architettoniche non sono che una espressione fisica di una cultura esclusiva ed emarginante, e non inclusiva e rispettosa dei “bisogni diversi” dei cittadini.

Poiché le barriere architettoniche rappresentano un ostacolo alla libera espressione di una larga parte
della nostra società, il loro abbattimento fisico è il punto d’arrivo di un processo di coscienza e maturazione culturale che deve riguardare tutti i membri della società.

FIABA è nata per dare una risposta completa ed efficace alla richiesta di “qualità di vita” e pari opportunità per “tutti” i
cittadini. Le barriere sono intorno a noi ma sono anche dentro di noi e vincolano le nostre azioni e le nostre relazioni. Chiè in pieno possesso di tutti i sensi e di tutte le facoltà non comprende quanto possa essere complicata la giornata di
chi non lo è e come i gesti più semplici ed ordinari possano diventare faticosi e difficili per chi è diversamente abile o per i
cittadini con ridotta capacità motoria.

La missione di FIABA non si riduce solo all’abbattimento delle barriere architettoniche ma va oltre, ed è
rivolta alla creazione di un vero e proprio “movimento” di idee ed azioni per favorire la crescita di una società solidale e abbattere la cultura della delega e dell’assistenzialismo.
Così i cittadini diventano protagonisti: sono portatori di bisogni ma anche di proposte/risposte. Tutti
abbiamo bisogni diversi, perché tutti siamo diversi!

Pertanto l’attenzione di FIABA è rivolta alle varie età della vita e ai relativi bisogni, per favorire il rispetto delle specificità
di ognuno; ovviamente il campo d’azione è ampio ed il problema può apparire insuperabile.
Ecco perché FIABA adotta la strategia della rete di intese, sottoscritte con partner istituzionali e non protocolli d’intesa
per realizzare opportune strategie volte a diffondere la cultura della “diversità”, la cultura della qualità di vita per
tutti, e per radicare fortemente il convincimento che accessibilità e fruibilità universali non sono il bisogno di una piccola
nicchia di persone, ma sono le fondamenta per creare una nuova cultura per un Paese che voglia definirsi civile.

Molteplici le iniziative intraprese da FIABA – Fondo Italiano Abbattimento Barriere Architettoniche:

FIABA CHANNEL su temi di grande impatto sociale per tutti i cittadini, enti pubblici e privati, ordini professionali ed associazioni di categoria.

FOOTBALL TO SAVE LIFE-SOUTH AFRICA 2010,
progetto nato in virtù della sottoscrizione del protocollo d’intesa tra FIABA & M.A.S. Trade & Merchant SA, per sviluppare comuni attività in ambito sociale ed etico, in vista dei Campionati del mondo di Calcio che si giocheranno in Sudafrica nel 2010.

Ogni settembre, il FIABA DAY a cui parteciperanno gli oltre 200 sottoscrittori di protocollo per sensibilizzare
e abbattere le barriere culturali e fisiche esistenti.

Ogni dicembre, PREMIO FIABA abbinato alla Lotteria nazionale, che premia Comuni, enti pubblici e privati che si
sono distinti nell’abbattimento delle barriere esistenti oltre che nella costruzione del nuovo senza barriere.

Gli obiettivi principali di FIABA –
Fondo Italiano Abbattimento Barriere Architettoniche sono:

• Sensibilizzare le Istituzioni pubbliche e private perché venga data piena applicazione all’attuale normativa: dall’Italia dei controlli a campione, all’Italia campione di controlli!
• Stimolare i canali di comunicazione per divulgare una cultura senza barriere attraverso una corretta
informazione, rispondendo ad una migliore educazione civica.
• Coinvolgere le persone per renderle protagoniste dell’azione: abbattimento della cultura della delega e
dell’assistenzialismo; consapevolezza che non creare più barriere significa ridurre quelle esistenti.
• Promuovere azioni di sensibilizzazione in tutte le scuole per formare le generazioni future e costruire una società senza barriere.
• Stimolare gli ordini professionali competenti per recepire l’Universal Design e progettare nel rispetto dell’impatto ambientale, artistico e"sociale".
• Promuovere la Giornata Nazionale dell’Abbattimento delle Barriere: FIABA DAY, per radicare il convincimento che accessibilità e fruibilità universali sono presupposto di qualità di vita per tutti.

 

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