Nuove vetrate per la Basilica di San Zeno a Verona


Visitare oggi la Basilica di San Zeno Maggiore a Verona è un’occasione particolare per ammirare la preziosa pala di Andrea Mantegna ricollocata nell’abside dopo il suo accurato restauro, ma non solo. Ora l’abside e le sue opere d’arte hanno una nuova "luce". Per illuminare il dipinto nel modo migliore, creando luci ed ombre che ne esaltassero i particolari e le cromie,
il Mantegna fece aprire un vano sul lato meridionale per donare la giusta luce alla sua opera. Ecco perché è stata rilevante la progettazione delle quattro vetrate di abside e successivamente la loro realizzazione, soprattutto le due centrali, che per la loro posizione planimetrica si mettono in relazione diretta con la Pala.
Realizzate con accorgimenti tecnici quali filtri per catturare e trattenere i raggi UV e per garantire le condizioni ambientali ottimali alla conservazione delle opere, le vetrate sono state curate, assieme alle autorità competenti e sotto la direzione dell’Arch.Flavio Pachera, dall’atelier Progetto Arte Poli nella scelta dei vetri soffiati a bocca utilizzando cromie ambrate, evitando rossi e blu già presenti abbondantemente sia negli affreschi che nel dipinto, e con diversa trasparenza e capacità di filtrare la luce. L’obiettivo era quello di creare una luce rovescia, cioè contraria alla visione del trittico. Nella parte inferiore quindi, i vetri hanno cromie più intense e trattengono maggiormente la luce per divenire invece sempre più trasparenti nella
parte sommitale e illuminare, senza riflessi, il cielo stellato del catino absidale e gli affreschi.

Dall’alto: la basilica romanica di San Zeno Maggiore a Verona; l’abside dove è stata ricollocata la Pala del Mantegna. Sul fondo, le quattro vetrate progettate e realizzate dal Maestro Albano Poli.

Le grandi aperture verticali trovano accordo cromatico, senza confondersi, con la struttura architettonica non solo dell’abside ma anche della Pala e l’essenzialità del disegno astratto non appesantisce la già complessa composizione del dipinto. Per rendere ancora più pulita e lineare la composizione delle vetrate, si è abbandonata la tradizionale tecnica della legatura a piombo per collegare le tessere
vitree, a favore della particolare e più innovativa tecnica a collage dove le varie porzioni sembrano semplicemente accostate lasciando libero il vetro da elementi che in controluce ne avrebbero evidenziato il taglio e la composizione. Si può
pensare quindi che anche le vetrate, seppur in funzione e al servizio del dipinto e degli affreschi, diventino parte integrante dell’insieme di opere d’arte che abbelliscono l’abside romanica.

(<www.progettoartepoli.com>)

 

Condividi

Utilizziamo i cookie per offrirti la migliore esperienza sul nostro sito web.
Puoi scoprire di più su quali cookie stiamo utilizzando o come disattivarli nella pagine(cookie)(technical cookies) (statistics cookies)(profiling cookies)