Nel santuario di Oropa

I° PREMIO NAZIONALE DI IDEE DI ARCHITETTURA “I SAGRATI D’ITALIA”
Consiglio Nazionale degli Architetti,
Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori
presso il Ministero della Giustizia

Chiesa Oggi – Architettura e Comunicazione

Il momento della sosta nel cammino, ove si trasmette l’esperienza del ristoro e della contemplazione. Nel Santuario di Oropa, tra le aiuole verdi attorno alla fontana, sul sagrato sono accolti visitatori e pellegrini e si compie il "rito dell’accoglienza", prima della celebrazione eucaristica, e le processioni. Parla il Rettore del Santuario, Mons.Alceste Catella.

Il sagrato… Richiesto di una riflessione su questa realtà, mi sono subito venuti in mente alcuni versi di Dante: «Come i
Roman per l’essercito molto, l’anno del giubileo, su per lo ponte hanno a passar la gente modo colto, che, da un lato tutti hanno la fronte verso il castello e vanno a Santo Pietro; da l’altra sponda vanno verso il monte» (Inferno, XVIII, 28-33). Dove si recava tutta quella moltitudine e che cosa scorgevano gli occhi stupiti dei pellegrini giunti a Roma per il Giubileo? Certo le chiese di Roma non erano – in quei secoli d’un Medioevo che volgeva al termine – quelle imponenti ed artistiche costruzioni che divennero più tardi, e a noi oggi riesce forse difficile comprendere le espressioni di meraviglia e apprezzare le lodi rivolte agli edifici sacri medievali.Tutto sommato, dovevano essere luoghi modesti, senza armonia e organicità perché accresciuti via via dai successivi pontefici e adattati alle diverse esigenze secondo le necessità
del momento.Tuttavia non mancavano gli oggetti artistici, le decorazioni pittoriche e le suppellettili di vero valore e pregio.Abbiamo in proposito abbondanti informazioni nel Liber Pontificalis e possiamo ricostruire con notevole precisione la pianta delle principali basiliche, come il Laterano e San Pietro in Vaticano, con il vasto contorno di costruzioni annesse o riservate al servizio di quelle chiese. Dopo che Leone IV, a metà del IX secolo, ebbe coraggiosamente e con rapidità elevata una cinta fortificata intorno a San Pietro per evitare il ripetersi di incresciosi saccheggi ad opera dei minacciosi saraceni, si accedeva alla zona vaticana solo attraverso poche porte che si aprivano nelle mura: una stava davanti al ponte di castello, l’unico che mettesse in comunicazione la città con la basilica, e dietro di essa cominciava subito il portico coperto.

Mons. Prof.Alceste Catella
Il sagrato del Santuario di Oropa. Si nota la fontana all’incrocio dei vialetti.

Dall’altra estremità del ponte vi erano, invece, le mura di Aureliano e presso il ponte un arco e una chiesetta che ingombravano assai il traffico e riducevano il già stretto passaggio. Soltanto molto più tardi la zona venne riordinata con criteri più organici e tenendo presenti le necessità della viabilità; l’arco fu demolito da Nicolò V (1447-1455), la chiesa da Giulio II (1503- 1513); ma Clemente VIII (1592-1605) la restaurò allineandola con la nuova strada dei Banchi, divenuta il centro degli affari finanziari di Roma; Clemente VII (1523-1534) fece porre a capo del ponte le statue dei santi Pietro e Paolo e Clemente IX (1667-1669) vi aggiunse quelle dei dieci angeli incaricando il Bernini di dare una sistemazione definitiva, quella che ancor oggi ammiriamo. Dato uno sguardo al castrum Hadriani (Castel Sant’Angelo), il pellegrino si avviava sotto il portico e poteva ammirare la famosa meta, o mausoleo piramidale creduto la tomba di Scipione o di Romolo, demolita da Alessandro VI (1492-1503) per aprire una nuova strada, e giungeva ai piedi di un’alta scalinata. E finalmente – attraverso i tre portali – entrava nel quadriportico: nel sagrato…, nel paradisus! Così, a partire dal secolo IX, è regolarmente designato il quadriportico situato davanti alla basilica costantiniana di San Pietro. Perché il sagrato è così denominato? La risposta va cercata nella direzione del senso e della funzione del quadriportico. Occorre rinunziare a definire questo atrio come la parte dell’edificio sacra la cui ragion d’essere è l’accoglienza dei catecumeni e dei penitenti: si tratta di uno spazio la cui valenza simbolica va ben oltre la funzionalità; l’atrio è soprattutto "spazio di accoglienza e di raccoglimento" che, indubbiamente, può anche ospitare alcuni riti pre-battesimali (essendo in comunicazione con il battistero), ovvero essere luogo ove vi sono sepolture… L’atrio è "spazio di avvicinamento e di accoglienza" e – sotto questo profilo – è elemento in cui predomina la bellezza: ecco la sua natura di giardino con fontane; ecco la sua natura di prestigio che "illustra" la casa a cui si accede; ecco la sua natura di elemento "utile e bello". L’insieme è struttura architettonica che "permette" di vivere la transizione (il "passaggio") da "fuori" a "dentro" tramite un’esperienza di cammino e sosta e fruizione del ristoro e della bellezza. Sì, il sagrato è paradisus proprio per questo. E la mia esperienza di rettore al santuario di Oropa (Biella) mi conferma questa intuizione che ci viene dal passato. La basilica è circondata da un portico, vi sono aiuole verdi e al centro una fontana. Questo sagrato è davvero luogo di avvicinamento, di accoglienza, di ristoro, di fruizione della bellezza, di passaggio… Qui possiamo accogliere i pellegrinaggi e si svolgono le processioni; il sagrato ci ha permesso di dare realizzazione al "ritodell’accoglienza" che introduce alle celebrazioni dell’Eucaristia domenicale. Ma il sagrato, in certi po
meriggi estivi, sembra diventare il "cortile di casa", dove si sosta per un po’ di frescura e per dialogare, e allora diventa vera la scritta in lettere d’oro che è posta sul portale della basilica: «O quam beatus, o beata, quem viderint oculi tui».

Mons. Prof. Alceste Catella

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