Museo della stampa di Soncino (Cremona)

La Musica e la Forma

Una delle iniziative che hanno caratterizzato la IV Giornata Europea della Cultura Ebraica, è stata la mostra svoltasi presso il Museo Centro Studi Stampatori Ebrei di Soncino. Le opere di Giovanni Bonaldi si sono presentate anche come espressione del dialogo tra mondo ebraico e mondo cattolico.

Giovanni Bonaldi nella sua opera, così si esprime S.E. Mons. Brian Farrell, Vice Presidente della Commissione della Santa Sede per i Rapporti Religiosi con l’Ebraismo, «contribuisce a coniugare "il vincolo con cui il popolo del Nuovo Testamento
è profondamente legato alla stirpe di Abramo" (Concilio Vaticano II, Dichiarazione conciliare Nostra Aetate, n. 4)…. Quando l’ispirazione dell’artista declina valori, apparentemente diversi da quelli della sua propria cultura, ma che sono alla radice dell’esperienza e dell’identità di una cultura altra dalla sua, il suo messaggio assume il più vasto significato di un incontro alla ricerca di ciò che fondamentalmente unisce. Questo è quanto viene realizzato anche dal pittore cattolico Bonaldi, il quale si sforza di instaurare un dialogo, attraverso i suoi lavori, tra la fede-cultura ebraica e quella cristiana
». Soncino in fondo è luogo privilegiato per questo incontro di culture. Qui si rifugiarono alcuni ebrei cacciati da Spira, cittadina vicina a Magonza, nella seconda metà del XV secolo. I rifugiati avevano appreso la nuova arte di Gutenberg e dal loro torchio nel 1483 (solo 28 anni dopo la scoperta attribuita a Gutenberg) pubblicarono il loro primo libro.A Soncino nel 1488 per la prima volta al mondo fu stampata la Bibbia Ebraica Completa, con l’aggiunta delle vocali mediante punti sulle consonanti per rendere più chiaro il testo. Editore ne fu Gershom Soncino. Alcuni anni dopo, nel 1503, furono pubblicate le Opere volgari del Petrarca, dedicate al principe Cesare Borgia. Per quanto in seguito gli ebrei fossero costretti a lasciare anche Soncino, nel paese che li aveva ospitati e dal quale avevano assunto il nome, si mantenne
sempre un legame con questa tradizione. Una struttura a torre trecentesca nel borgo abitato dagli Ebrei è stata trasformata in un piccolo museo, aperto nel 1988, quinto centenario della stampa della Prima Bibbia Completa.
Nel Museo si possono ammirare le attrezzature di una vecchia stamperia, nelle cassettiere sono riposti caratteri di diverso stile, in legno e in piombo e le lettere dell’alfabeto ebraico. Si trova anche una fedele ricostruzione di un torchio in legno del 1400. In questa cornice architettonica ha avuto luogo l’esposizione delle opere di Giovanni Bonaldi,
dal titolo "L’origine Tesa". Da tempo l’artista ha studiato la cultura e la fede ebraica e dal 2002 collabora col teologo e musicista Pierangelo Sequeri. Questi ha scritto appositamente alcuni spartiti musicali da inserire nelle opere di Bonaldi, con lo scopo di rappresentare la creazione, dato che nella religione ebraica, come in molte altre religioni, l’atto creatore è descritto come un momento musicale. La mostra di Bonaldi è stata presentata da diverse personalità. Il Rabbino Capo di Roma, Dr. Riccardo Di Segni ha scritto: «Può sembrare strana, come un’invasione di campo, questa sorta di
presentazione firmata da un rabbino che, rispetto all’opera d’arte, si colloca dalla parte dei fruitori e che non possiede gli strumenti dei professionisti. Lo scopo di questo intervento è però un altro: richiamare il particolare percorso culturale dell’artista che ha cercato ispirazione e forme espressive nei simboli e nelle lettere dell’alfabeto ebraico.
Lettere che secondo la tradizione sono state il veicolo o il mezzo attraverso il quale si è realizzata la creazione, il tramite tra lo spirito e la realtà fisica». Martina Corgnati scrive: «“In principio era il Verbo” dice, dall’alto, Giovanni. E Giovanni Bonaldi in un certo senso chiede di accedere a questo inizio, che si ripete a partire dall’inizio di ogni uomo e di
ogni distinto cammino individuale. Non lo fa attraverso Giovanni o i Vangeli ma riferendosi alla tradizione ebraica. Forse perché, nella sostanza, il messaggio di tutte le tradizioni in fondo si assomiglia; forse perché come lui stesso ammette, prendere una certa distanza dalla propria cultura (quella cattolica), gli consente di prendersi qualche libertà, più psicologica che altro, a tutto vantaggio della dimensione estetica, della “licenza poetica”: che in un’opera d’arte è comunque la prima ad aver voce in capitolo. (…) Giovanni Bonaldi imposta due possibili livelli di lettura: uno, simbolico, accessibile solo agli iniziati che comprendono il senso delle parole e si sollevano sopra l’apparenza delle cose;
che estraggono, in altre parole, l’oro dal piombo;

La Casa degli Stampatori di Soncino.
La facciata, due sale dello stesso.

l’altro, letterale, che colpisce l’occhio e l’immaginazione con un quid di conturbante, di violento, di ferito, di deforme. L’artista non rinnega né l’uno né l’altro, non fa mistero né dell’una né dell’altra valenza di queste sue ultime immagini…».
E Nadine Shenkar commenta nel suo testo "La cultura ebraica nell’arte di Giovanni Bonaldi": «Un tema ricorrente nei lavori di questo artista italiano è l’eternità ritrovata al di fuori dello statico, dello spazio chiuso e bloccato della terra che
si rifà alla concezione ebraica dello spazio-tempo totalmente opposta all’idea greca in cui il tempo è un circolo chiuso in cui Cronos mangia i suoi figli. In questo tempo greco non c’è creazione, né inizio né fine… Presso gli ebrei il nome di Dio, com’è espresso nel Tetragramma sacro, designa l’essere che fa venire all’esistenza ogni cosa, è l’essere e il divenire
insieme, ma il divenire per Platone è scandaloso. D’altronde, in ebraico, il verbo essere al presente non si coniuga, poiché l’essere è, per definizione, ciò che si trova in perpetuo divenire… Nella Cabbala, l’opera d’arte è ciò che aspira a trascendere la rigidità delle cose e a trasmettere il fluido dinamismo della vita. Di conseguenza l’ebraismo vede nell’arte non tanto l’esperienza fissata delle forme quanto la vita stessa. Soltanto la vita nel suo eterno e inquietante mutamento è l’arte suprema e l’ebraismo in questo è l’arte del vivere… In sostanza queste bellissime opere di Bonaldi non fanno altro che parlarci con una forza particolare di ciò che noi siamo, la nostra pura singolarità, abitata da Dio, che noi non possiamo ridurre né a una razza, né a un’etnia, né al colore dei nostri occhi né al colore dei nostri capelli».

“Silenzi da viaggio”, 2003, acrilico su legno, bronzo dorato, tecnica mista.
"Canto di donna", 2003, olio su tela, acrilico, oro, legno, 33 x 53,5 x 16 cm.

E il teologo, Mons. Pierangelo Sequeri: «Nell’immaginaria proiezione di un mondo sempre più virtuale, l’immagine prodotta tecnologicamente simula e nasconde l’irrealtà dell’evento. Eventi che non accadono effettivamente da nessuna parte (oppure sono accaduti altrove e altrimenti, o addirittura non sono ancora accaduti) rendono ormai irriconoscibile
la loro differenza. … In un simile universo, verso il quale a volte ci sentiamo fatalmente sospinti come verso il nostro futuro imminente, la comparsa di antiche carte manoscritte, di arcane lettere sacre, di turgori antropomorfi sospesi nella
formalina invisibile di orbite purissime e vuote (celesti o terrestri), appaiono come miracolosi segni di vita. Nella loro polverosa secchezza ridestano umidi intenerimenti di attesa e di speranza, per la nuova rivelazione di una segreta e non estinta affinità tra le geometrie rarefatte del cosmo genuinamente naturale e le tracce immemoriali dello spirito
veramente creativo…. Di questa affinità, la nostra antica sapienza, conosceva molto. Un tempo, la sottile tensione dei legami onniavvolgenti del cosmo sacro e la proporzione musicale delle sue armoniche corrispondenze nel mondo storico avevano nell’umano sensi adatti alla percezione estetica e mente pronta alla sintonia spirituale. Le tracce di
questa spontanea attitudine si sono di molto affievolite…. Il prodigio di questa rievocazione gentilmente propositiva dell’antica sapienza accompagna il gesto artistico rigorosamente contemporaneo di Giovanni Bonaldi, che installa le sue macchine del tempo originario come antidoti a futura memoria… Bonaldi accetta serenamente la sfida. E monta piccole
macchine dell’invenzione nella sua accezione originaria: dove l’inventio è ancora scoperta del meraviglioso che c’è nella creazione….».

 

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