MINESTRA DI FAGIOLI CON FONTINA


Tratto da:
Cucina Bella e Buona N°91

MINESTRA DI FAGIOLI CON FONTINA
DiBaio Editore

PRIMI PIATTI

Ingredienti per 4 persone: 400 g di fagioli borlotti lessi, una cipolla, tre cucchiai di olio di oliva, un po’ di latte e 150 g di fontina.

Riscaldare in tegame tre cucchiai di olio di oliva con la cipolla tritata; quando questa appassisce, unite la polpa di 400 g di fagioli borlotti lessi, passati al setaccio. Mescolate, unite anche qualche cucchiaiata di latte per rendere assai scorrevole il composto; unite ancora 150 g di fontina tagliata a dadini. Mescolate sempre perché la fontina sia ben distribuita e incominci a filare senza sciogliersi del tutto. Servite, se credete, con minuzzoli di pane arrostiti a parte.

ARCHITETTO MICHELANGELO CHITI – FOTO DI ATHOS LECCE

Dio non ha fatto che l’acqua, ma l’uomo ha
fatto il vino.

Victor Hugo

PEPERONCINO

Il peperoncino piccante era usato come alimento fin da tempi antichissimi. Dalla testimonianza di reperti archeologici sappiamo che già nel 5500 a.C. era conosciuto in Messico, presente in quelle zone come pianta coltivata, ed era la sola spezia usata dagli indiani del Peru e del Messico. In Europa il peperoncino è arrivato con Cristoforo Colombo che l’ha portato dalle Americhe col suo secondo viaggio, nel 1493. Dato che sbarcò in un’isola caraibica, molto probabilmente ha incontrato la specie Capsicum chinense, delle varietà Scotch Bonnet o Habanero, le più diffuse nelle isole. Introdotto quindi in Europa dagli Spagnoli, ebbe un immediato successo, ma i guadagni che la Spagna si aspettava dal commercio di tale frutto (come quello di altre spezie orientali) furono deludenti, poiché il peperoncino si acclimatò benissimo nel vecchio continente, diffondendosi in tutte le regioni meridionali, in Africa ed in Asia, e venne così adottato come spezia anche

da quella parte della popolazione che non poteva permettersi l’acquisto di cannella, noce moscata ecc. Il frutto venne chiamato peperone a causa della somiglianza nel gusto (sebbene non nell’aspetto), con il pepe, Piper in latino. Il nome con il quale era chiamato nel nuovo mondo in lingua nahuatl era chilli o xilli, e tale è rimasto sostanzialmente nella lingua inglese (chili) e in alcuni nomi di varietà, come il chiltepin (C. annuum var. aviculare), derivato dal nauhatl chilitecpintl o peperoncino pulce, per le dimensioni e il gusto ferocemente piccante. Il chiltepin è ritenuto l’antenato di tutte le altre specie. Nei paesi del Sudamerica di lingua spagnola e portoghese, invece, viene comunemente chiamato ají, modernizzazione dell’antillano asci. La parola in lingua quechua per i peperoncini è uchu, come nel nome usato per il rocoto dagli Inca: rócot uchu, peperoncino spesso, polposo.
INFERNO

Origine del nome: evoca l’inferno per le alte temperature che gli anfratti rocciosi
raggiungono nel corso dell’estate.
Estensione:68/80 ettari.
Vitigno: uva Nebbiolo (detta Chiavennasca) per il 95% con aggiunta di Rossola e Pignola.
Caratteristiche: di colore rosso rubino, tende, con l’invecchiamento, al rosso mattone. La sua gradazione alcolica è di circa 12°-12,5°. Il profumo ha sentore di viola, rosa appassita, lampone. Il sapore è caldo, asciutto, molto armonico , “con gradevole fondo di mandorla tostata”.
Si serve a temperatura ambiente.

 

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