Milano con la sua architettura ha sempre guardato al “futuro”With its architecture, Milan has always looked into the “future”


Milano con la sua architettura ha sempre guardato al “futuro”
With its architecture, Milan has always looked into the “future”

A testimonianza il manifesto ‘L’architettura futurista’ il prezioso originale del 1914 allegato (in copia anastatica su supporto cartaceo) parte integrante di questo prodotto editorale-oggetto speciale di CASAOGGI-modi vivere
Era nella mia biblioteca e l’ho riportato nella sede della Di Baio Editore, nel Palazzo Arata di Via Settembrini 11: il famoso palazzo progettato e costruito nei primi del ‘900 dall’architetto Ulisse Arata, nello stesso periodo in cui il giovane Antonio Sant’Elia – architetto collaborava al suo studio e di cui rimane traccia in un visibile”suo rarissimo e unico manufatto”.
Nel “MANIFESTO”vissuto, discusso, stampato, l’11 luglio del 1914, Sant’Elia protagonista del Movimento Futurista dichiarava” L’Architettura… Deve essere nuova come è nuovo il nostro stato d’animo. “
In armonia a questo desiderio di cento anni fa’, riconosco nell’opera “Porta Nuova e la sostenibilità“, (volutamente allegato su supporto Informatico/ DVD) il “modello nuovo” di Milano città nuova,di Milano proclamata a livello internazionale Città dell’EXPO 2015: la Milano che si prepara e guarda al “futuro immediato” con urgenza e coscienza della necessità della partecipazione fattiva di soggetti pubblici e privati per la sfida alla sostenibilità.

An evidence of this is the manifesto ‘L’architettura futurista’, a valuable original copy from 1914 (an anastatic
copy on paper substrate), offered as an integral part of this special issue of CASAOGGI-modi vivere It was in my library and I took it to the Di Baio Editore offices in Palazzo Arata in Via Settembrini 11: a famous building designed and built at the beginning of the 20th century by architect Ulisse Arata, in the same period when young architect Antonio Sant’Elia collaborated in his studio, with traces still to be seen in a “rare and unique artifact”. In this “MANIFESTO”, lived, discussed and printed on July 11, 1914, Sant’Elia – a prominent figure of the Futurist Movement – declared: “Architecture… must be new just like our state of mind.”
In harmony with this 100-years-old desire, I recognize the work “Porta Nuova e la sostenibilità” (“Porta Nuova and sustainability”, included in this publication on DVD) as the “new model” of Milan, the new city of Milan selected for the EXPO 2015. Milan is getting ready and looks into the “near future” with urgency and awareness of the need for public and private actors to take a proactive role in the challenge of sustainability.

Gjlla Giani, Architect

“La parola d’ordine”: si definisce sostenibile quella forma di sviluppo (economico, delle città,
delle comunità…) che garantisce i bisogni delle generazioni attuali, senza compromettere
la possibilità che le generazioni future riescano a soddisfare i propri,
preservando la qualità e la quantità delle risorse naturali”.

“Sustainable development is development that meets the needs of the present without compromising the
ability of future generations to meet their own needs, preserving the quality and quantity of our heritage
and natural resources”.

ONU-UN World Commission on Environment and Devoelopment (1987)

Chi è ANTONIO SANT’ELIA Architetto?

Antonio Sant’Elia ( nasce a Como, il 30 aprile 1880 – muore in guerra a Monfalcone, il 10 ottobre 1916) è stato un architetto italiano, appartenente al futurismo.

Antonio Sant’Elia nasce il 30 aprile 1888 a Como da Luigi Sant’Elia e Cristina Panzillo.

Si diploma a Como, e nel 1906 completò la scuola di Arti e Mestieri "G. Castellini" con voto 160/200, poi si trasferisce a Milano dove frequenta fino al 1909 l’Accademia di Belle Arti di Brera, ottenendo buone valutazioni.

Nell’ambiente di Brera conoscerà Carlo Carrà, Leonardo Dudreville, Mario Chiattone.

Trova un primo impiego presso gli addetti al completamento del Canale Villoresi a Milano.

L’anno successivo ottiene un incarico presso l’ufficio tecnico comunale di Milano, lavora come assistente progettista apprezzato presso lo studio dell’architetto Ulisse Arata padre dell’ecclettismo lombardo.

Nel 1913 insegna disegno architettonico a Bologna e, contemporaneamente, apre, con l’amico Chiattone, uno studio di architettura a Milano.

Si avvicina al Movimento Futurista a cui aderisce nel 1914 grazie, probabilmente, agli inviti di Umberto Boccioni e Carlo Carrà, conosciuti nell’ambiente culturale milanese. Tra il 1912 ed il 1914, influenzato dalle città industriali degli Stati Uniti e dagli architetti viennesi Otto Wagner e Josef Maria Olbrich, cominciò una serie di disegni per una "Città Nuova" che non era altro che la visione futuristica di Milano.

Molti di questi disegni furono esposti alla prima e unica mostra del gruppo delle Nuove Tendenze, di cui era membro, nel Maggio/Giugno 1914 presso la galleria "Famiglia Artistica". Oggi molti di questi disegni sono in mostra permanente a Villa Olmo, vicino Como .

Sempre del 1914 è il Manifesto dell’architettura futurista, una rielaborazione in chiave architettonica del Manifesto di Marinetti, di due anni precedente, scritto sostanzialmente da Sant’Elia riprendendo quasi interamente il testo "Messaggio" pubblicato in precedenza nel catalogo della mostra Nuove Tendenze.

In esso l’autore affermò che:

« il valore decorativo dell’architettura Futurista dipende solamente dall’uso e dalla sistemazione originale di materiali grezzi o scoperti o violentemente colorati. »

Come descritto in questo manifesto, i suoi disegni rappresentano raggruppamenti azzardati e la disposizione
su larga scala di piani e masse che creano un espressionismo industriale ed eroico. La sua visione era riguardo una città del futuro estremamente industrializzata e meccanizzata, che non considerava una massa di edifici individuali ma una enorme conurbazione urbana, multi-livello, interconnessa ed integrata disegnata attorno alla "vita" della città. I suoi disegni estremamente influenti rappresentarono grattacieli monolitici ed enormi con terrazzi, ponti e passerelle aeree ,ascensori sulle facciate con l’energia del movimento che rompe la staticità del palazzo, luci energie nuove tecnologie strutture in architettura : progettare con eccitazione di un secolo nuovo che spetta un linguaggio nuovo per i nuovi popoli del 20° secolo.

Un socialista così come un irredentista, Sant’Elia si unì all’esercito italiano quando l’Italia entrò nella prima Guerra mondiale nel 1915, assieme a Marinetti e Boccioni, coerentemente con le idee interventiste del movimento. Fu ucciso a Monfalcone durante un assalto nel 1916. La maggior parte dei suoi progetti non furono mai realizzati, ma la sua visione futurista ha influenzato numerosi architetti e disegnatori.

A lui è attribuita l’antesignana idea dell’esposizione degli ascensori sulle facciate degli edifici, anziché tenerli relegati "come vermi solitari" nelle trombe delle scale.

Il Manifesto dell’Architettura Futurista

Dopo il ‘700 non è più esistita nessun architettura. Un balordo miscuglio dei più vari elementi di stile, usato a mascherare lo scheletro della casa moderna, è chiamato architettura moderna. La bellezza nuova del cemento e del ferro viene profanata on la sovrapposizione di carnevalesche incrostazioni decorative che non sono giustificate né dalle necessità costruttive, né dal nostro gusto e traggono origine dalle antichità egiziana, indiana o bizantina, e da quello sbalorditivo fiorire di idiozie e di impotenza che prese il nome di neo-classicismo.

In Italia si accolgono codeste ruffianerie architettoniche e si gabella la rapace incapacità straniera per geniale invenzione, per architettura nuovissima. I giovani architetti italiani (quelli che attingono originalità dalla clandestina compulsazione di pubblicazioni d’arte) sfoggiano i loro talenti nei quartieri nuovi delle nostre città, ove una gioconda insalata di colonnine ogivali, di foglione seicentesche, di archi acuti gotici, di pilastri egiziani, di volute rococò, di putti quattrocenteschi, di cariatidi rigonfie,

Tien luogo, seriamente, di stile, ed arieggia con presunzione al monumentale. Il caleidoscopico apparire e riapparire di forme, il moltiplicarsi delle macchine, l’accrescersi quotidiano dei bisogni imposti dalla rapidità delle comunicazioni, dall’aggiornamento degli uomini, dall’igiene e da cento altri fenomeni della vita moderna non danno alcuna perplessità a codesti sedicenti rinnovatori dell’architettura. Essi perseverano cocciuti con le regole di Vitruvio, del Vignola e del Sansovino e con qualche pubblicazioncella di architettura tedesca alla mano, a ristampare l’immagine dell’imbecillità secolare sulle nostre città, che dovrebbero essere l’immediata e fedele proiezione di noi stessi.

Così quest’arte espressiva e sintetica è diventata nelle loro mani una vacua esercitazione stilistica, un rimuginamento di formule malamente accozzate a camuffare da edificio moderno il solito bussolotto passatista di mattone e di pietra. Come se noi, accumulatori e generatori di movimento, coi nostri prolungamenti meccanici, col rumore e colla velocità della nostra vita, potessimo vivere nelle stesse case, nelle stesse strade costruite pei loro bisogni dagli uomini di quattro, cinque, sei secoli fa. Questa è la suprema imbecillità dell’architettura moderna che si ripete per la complicità mercantile delle accademie domicili coatti dell’intelligenza, ove si costringono i giovani all’onanistica ricopiatura di modelli classici, invece di spalancare la loro mente alla ricerca dei limiti e alla soluzione del nuovo e imperioso problema: la casa e la città futuriste. La casa e la città spiritualmente e materialmente nostre, nelle quali il nostro tumulto possa svolgersi senza parere un grottesco anacronismo.

Il problema dell’architettura futurista non è un problema di rimaneggiamento lineare. Non si tratta di trovare nuove sagome, nuove marginature di finestre e di porte, di sostituire colonne, pilastri, mensole con cariatidi, mosconi, rane; non si tratta di lasciare la facciata a mattone nudo, o di intonacarla, o di rivestirla di pietra, né di determinare differenze formali tra l’edificio nuovo e quello vecchio; ma di creare di sana pianta la casa futurista, di costruirla con ogni risorsa della scienza e della tecnica, appagando signorilmente ogni esigenza del nostro costume e del nostro spirito, calpestando quanto è grottesco, pesante e antitetico con noi (tradizione, stile, estetica, proporzione) determinando nuove forme, nuove linee, una nuova armonia di profili e di volumi, un’architettura che abbia la sua ragione d’essere solo nelle condizioni speciali della vita moderna, e la sua rispondenza come valore estetico della nostra sensibilità. Quest’architettura non può essere soggetta a nessuna legge di continuità storica. Deve essere nuova come è nuovo il nostro stato d’animo.

L’arte di costruire ha potuto evolversi nel tempo e passare da uno stile all’altro mantenendo inalterati i caratteri generali dell’architettura, perché nella storia sono frequenti i mutamenti di moda e quelli determinati dall’avvicendarsi dei convincimenti religiosi e degli ordinamenti politici; ma sono rarissime quelle cause di profondo mutamento nelle condizioni dell’ambiente che scardinano e rinnovano, come la scoperta di leggi naturali, il perfezionamento dei mezzi meccanici, l’uso razionale e scientifico del materiale.

Nella vita moderna il processo di conseguente svolgimento stilistico nell’architettura si arresta. L’architettura si stacca dalla tradizione. Si ricomincia da capo per forza.

Il calcolo sulla resistenza dei materiali, l’uso del cemento armato e del ferro escludono l’<<architettura>> intesa nel senso classico e tradizionale. I materiali moderni da costruzione
e le nostre nozioni scientifiche, non i prestano assolutamente alla disciplina degli stili storici, e sono la causa principale dell’aspetto grottesco delle costruzioni <<alla moda>> nelle quali si vorrebbe ottenere dalla leggerezza, dalla snellezza superba delle putrelle e dalla fragilità del cemento armato, la curva pesante dell’arco e l’aspetto massiccio del marmo.

La formidabile antitesi tra il mondo moderno e quello antico è determinata da tutto quello che prima non c’era. Nella nostra vita sono entrati elementi di cui gli antichi non hanno neppure sospettata la possibilità; vi sono determinate contingenze materiali e si sono rilevati atteggiamenti dello spirito che si ripercuotono in mille effetti; primo fra tutti la formazione di un nuovo ideale di bellezza ancora oscuro ed embrionale, ma di cui già sente il fascino anche la folla. Abbiamo perduto il senso del monumentale, del pesante, dello statico, ed abbiamo arricchita la nostra sensibilità del gusto del leggero, del pratico, dell’effimero e del veloce. Sentiamo di non essere più gli uomini delle cattedrali, dei palazzi, degli arengari; ma dei grandi alberghi, delle stazioni ferroviarie, delle strade immense, dei porti colossali, dei mercati coperti, delle gallerie luminose, dei rettifili, degli sventramenti salutari.

Noi dobbiamo inventare e rifabbricare la città futurista, simile ad un immenso cantiere tumultuante, agile, dinamico in ogni sua parte, e la casa futurista simile ad una macchina gigantesca. Gli ascensori non debbono rincantucciarsi come vermi solitari nei vani delle scale; ma le scale, divenute inutili, devono essere abolite e gli ascensori devono inerpicarsi, come serpenti di ferro e di vetro, lungo le facciate. La casa di cemento di vetro di ferro senza pittura e senza scultura, ricca soltanto della bellezza congenita alle sue linee e ai suoi rilievi, straordinariamente brutta nella sua meccanica semplicità, alta e larga quanto più è necessario, e non quanto è prescritto dalla legge municipale deve sorgere sull’orlo di un abisso tumultuante: la strada, la quale non si stenderà più come un soppedaneo al livello delle portinerie, ma si sprofonderà nella terrà per parecchi piani, che accoglieranno il traffico metropolitano e saranno congiunti per transiti necessari, da passerelle metalliche e da velocissimi tapis roulants.

Bisogna abolire il decorativo. Bisogna risolvere il problema dell’architettura futurista non più rubacchiando da fotografie della Cina, della Persia e del Giappone, non più rimbecillendo sulle regole del Vitruvio, ma a colpi di genio, e armati di un’esperienza scientifica e tecnica. Tutto deve essere rivoluzionato. Bisogna sfruttare i tetti, usare i sotterranei, diminuire l’importanza delle facciate, trapiantare i problemi del buon gusto dal campo della sagometta, del capitelluccio, del portoncino in quello più ampio dei grandi aggruppamenti di masse, della vasta disposizione delle piante. Finiamola coll’architettura monumentale funebre commemorativa. Buttiamo all’aria monumenti, marciapiedi, porticati, gradinate, sprofondiamo le strade e le piazze, innalziamo il livello della città

Tutta la pseudo-architettura d’avanguardia, austriaca, tedesca e americana.
tutta l’architettura classica solenne, ieratica, scenografica, decorativa, monumentale, leggiadra, piacevole.
L’imbalsamazione, la ricostruzione, la riproduzione dei monumenti e palazzi antichi.
Le linee perpendicolari e orizzontali, le forme cubiche e piramidali che sono statiche, gravi, opprimenti ed assolutamente fuori dalla nostra nuovissima sensibilità.
L’uso di materiali massicci, voluminosi duraturi, antiquati, costosi.
E PROCLAMO:

Che l’architettura futurista è l’architettura del calcolo, dell’audacia temeraria e della semplicità; l’architettura del cemento armato, del ferro, del vetro, del cartone, della fibra tessile e di tutti quei surrogati del legno, della pietra e del mattone che permettono di ottenere il massimo della elasticità e della leggerezza;
Che l’architettura futurista non è per questo un’arida combinazione di praticità e di utilità, ma rimane arte, cioè sintesi, espressione;
Che le linee oblique e quelle ellittiche sono dinamiche, per la loro stessa natura, hanno una potenza emotiva superiore a quelle delle perpendicolare e delle orizzontali, e che non vi può essere un’architettura dinamicamente integratrice all’infuori di esse;
Che la decorazione, come qualche cosa di sovrapposto all’architettura, è un assurdo, e che soltanto dall’uso e dalla disposizione originale del materiale greggio o nudo o violentemente colorato, dipende il valore decorativo dell’architettura futurista;
Che, come gli antichi trassero ispirazione dell’arte dagli elementi della natura, noi – materialmente e spiritualmente artificiali – dobbiamo trovare quell’ispirazione negli elementi del nuovissimo mondo meccanico che abbiamo creato, di cui l’architettura deve essere la più bella espressione, la sintesi più completa, l’integrazione artistica più efficace;
L’architettura come arte delle forme degli edifici secondo criteri prestabiliti è finita;
Per architettura si deve intendere lo sforzo di armonizzare con libertà e con grande audacia, l’ambiente con l’uomo, cioè rendere il mondo delle cose una proiezione diretta del mondo dello spirito;
Da un’architettura così concepita non può nascere nessuna abitudine plastica e lineare, perché i caratteri fondamentali dell’architettura futurista saranno la caducità e la transitorietà. Le case dureranno meno di noi. Ogni generazione dovrà fabbricarsi la sua città. Questo costante rinnovamento dell’ambiente architettonico contribuirà alla vittoria del Futurismo, che già si afferma con le Parole in libertà, il Dinamismo plastico, la Musica senza quadratura e l’Arte dei rumori, e pel quale lottiamo senza tregua contro la vigliaccheria passatista.

Antonio Sant’Elia.

Architetto

Milano, 11 Luglio 1914

Chi è Filippo Tommaso Marinetti?

(Alessandria d’Egitto, 22 dicembre 1876 – Bellagio, 2 dicembre 1944) è stato un poeta, scrittore e drammaturgo italiano, nonché editore.

È cono
sciuto soprattutto come il f
ondatore del movimento futurista, la prima avanguardia storica del Novecento

 

Chi è Umberto Boccioni?

Nasce a Reggio Calabria, 19 ottobre 1882 – Verona, 16 agosto 1916 , è stato un pittore e scultore italiano.

Fu teorico e principale esponente del movimento futurista, nonché maggior esponente dell’arte futurista meridionale italiana.

La moneta di 20 € Italiana : Umberto Boccioni. Unique Forms of Continuity in Space.
1913 (cast 1931), Bronze
The Museum of Modern Art

 

Condividi

Utilizziamo i cookie per offrirti la migliore esperienza sul nostro sito web.
Puoi scoprire di più su quali cookie stiamo utilizzando o come disattivarli nella pagine(cookie)(technical cookies) (statistics cookies)(profiling cookies)