Michelucci, un gigante del XX secolo

Giovanni Michelucci è considerato fra i maggiori architetti e urbanisti italiani moderni. Ha avuto la ventura di attraversare nella sua "vita lunga un secolo" il Novecento, la complessità di eventi, trasformazioni, idee che hanno animato un’epoca e di cui ci ha fornito testimonianza preziosa col suo operare sempre teso all’apertura di nuovi linguaggi e proposte. Le sue innovazioni profonde nel linguaggio dell’architettura, anche quelle più radicali, sono sempre avvenute in un dialogo profondo con la storia, con la storia della città antica, medioevale, rinascimentale,
e con i nuovi bisogni dei cittadini. Le sue architetture hanno al centro le persone ed il loro vivere piuttosto che la ricerca della forma e l’ambizione formale del capolavoro. La città variabile, la città tenda, la città del dialogo sono tra pagine più belle del pensiero di Giovanni Michelucci attento al disagio urbano, al ripensamento delle istituzioni totali,
alla "non città", al tessuto degradato e a quello marginale, ai confini della città. Giovanni Michelucci nasce a Pistoia il 2 gennaio 1891 da una famiglia proprietaria di una qualificata officina per la lavorazione artigianale e artistica del ferro, "Le officine Michelucci", e muore la notte del 31 dicembre del 1990, due giorni prima il compimento del centesimo compleanno, nella casa-studio di Fiesole, sede della Fondazione da lui costituita.

Gli anni della formazione giovanile sono immersi nel mondo artigiano come è accaduto ad altri grandi architetti quali Gaudì e Neutra, a diretto contatto con i forgiatori di ferro nella fonderia di famiglia ma anche con i falegnami della bottega di Lorenzo Borsi, nell’ambito delle collaborazioni funzionali al lavoro delle officine. Sollecitato da questo ambiente e soprattutto da suo padre, artista di buon talento, Michelucci frequenta gli studi propedeutici alla definizione del profilo professionale di disegnatore artistico, richiesto dalle esigenze dell’impresa familiare.
In questo periodo stringe amicizia e lavora con Raffaello Brizzi, che sarà poi preside negli anni ‘30 della appena istituita Facoltà di Architettura di Firenze e frequenta gli ambienti culturalmente più vivi che Pistoia e Firenze potessero offrire.
Giovanni Michelucci realizza la sua prima opera di architettura, una cappella sul fronte orientale a Casale Ladra, vicino a Caporetto, durante la grande guerra a cui era stato richiamato nel 1915 e da cui ritorna nel 1918.

La Chiesa di Longarone (Belluno), 1966/76,
progetto di Giovanni Michelucci.

La capacità di risposta dell’architettura alle esigenze che nascono da una condizione drammatica d’esistenza segna sin dall’esordio la sua lunga attività progettuale: più volte nel corso del tempo sarà costretto a confrontarsi con gli effetti della catastrofe (la ricostruzione del centro di Firenze dopo la seconda guerra, la risistemazione del quartiere popolare
di S. Croce dopo l’alluvione, la chiesa a Longarone dopo la tragedia del Vajont). (La cronistoria completa è consultabile sul sito della Fondazione Michelucci <www.michelucci.it> da cui questo testo è tratto).

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