UNA PIAZZA PER LA MEDITAZIONE

La memoria vive di tracce a volte labili: leggeri accenni, lacerti che mostrano l’esistenza di qualcosa che ora è scomparso. Non per nulla all’archeologo si richiede la stessa delicatezza di un chirurgo, nel levare strati di terra o detriti. A Gemona il terremoto del 1976 ha rimosso innumerevoli presenze architettoniche di grande rilevanza, scaraventandole improvvisamente in un passato remoto, relegandole allo stato di ruderi. Tra queste, la chiesa di S. Maria delle Grazie, di origine quattrocentesca. Era conosciuta come “la piccola pinacoteca gemonese” e tra le numerose opere che conteneva spiccava una Madonna con Bambino di Cima da Conegliano.Era la chiesa conventuale dei Domenicani e nel corso della storia aveva subito diversi rimaneggiamenti, per cui le sue forme ultime la mostravano in veste barocca e tardo barocca. La scomparsa pressoché totale ne ha sconsigliato la ricostruzione: è rimasto il nodo di memorie che a questo resta legato: l’intervento architettonico lo ha recuperato quale rudere, testimonianza del terremoto. Il sito è stato ripulito, è stato operato il restauro e un’integrazione dei resti murari e della pavimentazione.
Il muro in cemento sul lato a monte (verso est) protegge il sito dall’incombere della casa dello studente che ha invaso la parte dell’abside e del campanile. Un piccolo canale in pietra di Aurisina, superato da un ponticello di legno, divide simbolicamente la Gemona ricostruita da quella precedente al terremoto, rappresentata dal rudere. Il brano di muro superstite in facciata è stato restaurato e consolidato e ha permesso il recupero dell’antico portale quattrocentesco.
La monumentale scalinata è stata smontata e ricollocata in posizione originaria.
I musei e i grandi contenitori d’arte

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