Maurizio Morandi




Parlare di città continua significa porsi in relazione con tutte le diverse interpretazioni dei sistemi insediativi contemporanei basati sulla dispersione e sulla disarticolazione delle relazioni stabilite dai criteri della pianificazione funzionalista. In Italia la città continua trova la sua prima descrizione nella città diffusa individuata in Veneto da Francesco Indovina nel 1980 e nelle analisi dell’area metropolitana milanese svolte da Stefano Boeri e Arturo Lanzani nel 1992. In seguito lo stesso fenomeno sarà decritto attraverso termini diversi che ne indicheranno altrettante diverse articolazioni: Metapolis (Acher), città infinita (Bonomi, Abruzzese), città arcipelago (Cacciari), città metropoli (Indovina).
Elementi comuni che si riscontrano in tutte queste diverse interpretazioni sono il prevalere dei vuoti sui pieni, l’adozione di tipologie residenziali estensive, la frammentazione delle centralità in polarità monofunzionali, il prevalere del sistema dei flussi nell’organizzazione dello spazio urbano.

Modena via Emilia ovest. Inquadramento territoriale
Modena via Emilia ovest. Il parco industriale 2008

Parere unanime per tutti coloro che ne descrivono le caratteristiche è quello che in questo tipo di insediamento molti criteri interpretativi usati fin’ora non sono validi. È indispensabile quindi attrezzarsi con nuove categorie capaci di restituire i nuovi modi di abitare e le nuove sintesi interpretative delle relazioni tra spazio e modi di vita.
Particolare attenzione va data ai modi di vita: sono questi infatti che caratterizzano in termini urbani lo spazio rarefatto della città continua che si discosta, come sappiamo, da un’idea radicata di città compatta.
La caratteristica della città continua è quella di appartenere culturalmente ai valori e alle prassi della città consolidata, ma di non possederne le qualità spaziali e architettoniche.
Occorre quindi porsi il problema di come conferire un’immagine urbana a questi insediamenti … Per far questo occorre però per prima cosa conoscerli: conoscere i modi di vita che li caratterizzano, conoscere gli elementi spaziali e architettonici che li compongono.
Riqualificare la città continua non significa quindi raderla al suolo e ricostruirla, ma significa invece ricomporre in una visione urbana ciò che la connota: partiamo da ciò che c’è e ricomponiamolo in un sistema insediativo connesso e non separato, dove le diverse componenti trovano un nuovo ruolo urbano, senza per questo dovere rinunciare alla loro identità profonda.
Sappiamo che la presenza di spazi aperti caratterizza la città continua: essi si presentano come spazi abbandonati, come frammenti di suolo agricolo, come aree destinate a raccogliere ciò che la città consolidata rifiuta.

Modena via Emilia ovest.
Il tram nell’area industriale 2008
Modena via Emilia ovest. Progetto per il Workshop 2005
Modena via Emilia ovest. Progetto per il laboratorio
della città, 2008

Le regole della rendita hanno sempre considerato questi spazi come spazi di riserva per le nuove urbanizzazioni, e la pianificazione urbanistica gli ha attribuito ruoli sociali (parco pubblico, servizi) che spesso le amministrazioni non possono permettersi.
Considerare questi spazi aperti come parte strutturale della città significa accoglierne il loro ruolo originale agricolo per inserirlo nella organizzazione funzionale della città continua. Lo spazio agricolo può appartenere alla città sia come spazio dove coltivare prodotti agricoli da inserire in una filiera corta dell’alimentazione, sia come paesaggio agricolo da ricomporre con l’insieme dei paesaggi che caratterizzano l’abitare diffuso sul territorio. Ricordo a questo proposito il libro di Pierre Donadieu, Campagne urbane, dove è proposta una vasta gamma di usi urbani degli spazi agricoli.
Nella città continua sono dislocati molti elementi di centralità territoriali: centri commerciali, multisale cinematografiche, discoteche, servizi.
Ciò che caratterizza questi elementi è la monofunzionalità (anche se nei centri commerciali si stanno inserendo diverse attività), l’essere inseriti solo nelle percorrenze automobilistiche, l’assenza di relazioni con l’intorno immediato. Sono però molto frequentati, tanto da essere considerati gli spazi pubblici della città continua.
Questo al momento non è vero perché, come sappiamo, mancano di quella varietà e complessità di offerta e fruizione proprie dello spazio pubblico.
L’alta frequentazione rende però questi edifici potenziali embrioni per la riorganizzazione di un nuovo tipo di spazio pubblico e di un sistema di centralità diffuso.
Si tratta quindi di connettere questi elementi con una rete di relazioni capace di riaggregare le diverse centralità in un unico sistema e contemporaneamente avviare una serie di connessioni locali con l’intorno immediato. Si realizzerebbe così un nuovo insediamento complesso costituito dagli elementi territoriali della cittàinfinita e dalle relazioni di prossimità della città diffusa.
U
n’occasione analoga per dotare la città continua di quelle emergenze urbane di cui è notoriamente carente, è data dalla presenza numerosa di interventi di edilizia sociale realizzati nel secondo dopoguerra.
Caratteristica di questi interventi è quella di essere stati all’origine dislocati nell’estrema periferia delle città, se non in aperta campagna, e di essere stati dotati di standard per servizi e aree verdi particolarmente elevati.
Oggi queste residenze sono state raggiunte dalla città che le ha circondate, conferendogli un nuovo valore: si configurano infatti, nel magma indistinto della città diffusa, come insediamenti omogenei e riconoscibili, spesso caratterizzati da una buona qualità architettonica.
Inoltre questi quartieri sono dotati di molte aree libere destinate a verde e servizi, il che li rende disponibili a integrare la carenza degli standard, caratteristica dei quartieri spesso abusivi che li circondano.
La città pubblica si può così configurare come centralità di prossimità per la città continua.
Infine un altro elemento caratterizza la città continua: il sistema dei flussi. La città continua è caratterizzata essenzialmente dalla percorrenza: gli abitanti esistono in quanto percorrono lo spazio ed è la percorrenza a conferire i significati allo spazio.

Modena via Emilia ovest.
Il tram di fronte al parco Ferrari. 2008
Modena via Emilia ovest. Sezione 1 con l’inserimento del tram

Modena via Emilia ovest. Sezione 2 con l’inserimento del tram

Concludo su questo tema illustrando brevemente un progetto per il Comune di Modena. Tra i diversi progetti urbani di cui si sta dotando l’amministrazione per costruire il piano strutturale, vi è il progetto di riqualificazione della via Emilia.
La strada, oltre a ricoprire un ruolo territoriale storico fondamentale, è stata percorso di impianto edilizio per tutta l’espansione di Modena nel secondo dopoguerra. La via Emilia però non riflette nella sua configurazione questo protagonismo: non ha mai assunto un valore più complesso della semplice percorrenza veicolare, è particolarmente
degradata, percorre la città senza mostrarla, senza porsi in relazione con essa.
Il progetto si pone l’obiettivo di ridare alla strada il ruolo di metafora del vivere urbano, di spazio collettivo, di centralità urbana.
La centralità che proponiamo è un centralità lineare che assume caratteristiche diverse a seconda dell’intorno attraversato e che deve essere in grado di raccogliere ed accostare centralità corrispondenti a scale territoriali molteplici. L’immagine di riferimento quindi non è un unico boulevard, ma tratti di strada diversi che si susseguono.
Lo spazio collettivo è uno spazio che si integra nella città dei flussi: non uno spazio statico, ma uno spazio dinamico.
Il sistema dei flussi ai quali ci riferiamo è un sistema complesso che comprende tutti i sistemi di percorrenza della città compresa una linea tramviaria e che privilegia la percorrenza pedonale. Ritengo che progettare percorrenze, intendendo con questo termine una visione spaziale e la sua interpretazione, sia l’azione progettuale più significativa
per la città continua.

MM
Università di Firenze

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