Massimo Sargolini



… scomparsa l’arte del giardiniere era tornata la natura, le male erbe abbondavano, avventura meravigliosa per un povero cantuccio di terra; … nulla vi era in quel giardino che ostacolasse il sacro sforzo delle cose verso la vita, la vita veneranda, che qui dominava in pieno rigoglio. Gli alberi s’erano curvati sui rovi, i rovi erano saliti verso gli alberi, la pianta s’era arrampicata, il ramo s’era piegato, quel che striscia sulla terra era andato a trovare quel che si espande nel cielo, quel che oscilla al vento s’era chinato verso quel che si trascina nel muschio; tronchi, rami, foglie, fibre, ciuffi, viticci, sarmenti, spine s’erano mescolati, attraversati, sposati, confusi; in uno stretto e profondo amplesso la vegetazione aveva lì celebrato e compiuto, sotto l’occhio soddisfatto del creatore, in quel recinto di trecento piedi quadrati, il sacro mistero della sua fratellanza, simbolo della fratellanza umana.
Quel giardino non era più un giardino, ma qualcosa d’impenetrabile come una foresta, popolato come una città, fremente come un nido, oscuro come una cattedrale, olezzante come un mazzo, solingo come una tomba, vivo come una moltitudine …

Victor Hugo, ‘I Miserabili’

La media Valle del Nera: rapporti
storici con il contesto
Legenda

Questa appassionante descrizione di un antico giardino abbandonato, che progressivamente sta inselvatichendo, penso sia l’immagine più eloquente e, al tempo stesso, seducente, della capacità della natura, se non ostacolata dall’uomo, di trasformare un ambiente, ‘nel sordo lavorio della germinazione universale’.
Temo che spesso ignoriamo che il nostro lavoro di paesaggisti, come invece ama ripetere Gilles Clément, sia un lavoro di cooperazione con le energie messe in atto dalla natura, ‘che non controlliamo quasi mai, e che sono quelle vitali di piante e animali, nonché le sorgenti energetiche abituali’.1 Malgrado questa incapacità di controllare evoluzioni e dinamiche riguardanti luce, calore, vegetazione e fauna, aspiriamo a definirci progettisti del paesaggio.
Per qualche anno ho tenuto, presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Camerino, un corso di ‘Teorie della progettazione del paesaggio’. Le lezioni introduttive erano quasi sempre volte, da un lato, a denunciare i limiti del nostro parziale e inadeguato approccio alle questioni paesistiche (fondato per lo più sulla ricerca formale di equilibri compositivi), dall’altro, ad usare l’accortezza di non ‘cedere alle sirene’ del determinismo ambientale che induce a processi decisionali meccanicistici.
La nozione di paesaggio, polisemica e complessa per definizione, non può non esprimere il senso dell’inclusività. Essa fa capo ad approcci differenziati, ponendo in modo esplicito il rapporto tra l’oggetto (cioè l’ambiente) e la sua rappresentazione (cioè la sua percezione artistica, emotiva, intuitiva), tra naturalità e artificialità, tra storicità e modernità, tra reale e sua interpretazione.

Utilizzazione del suolo e naturalità
Legenda

L’Ecole Nationale Supérieure d’Architecture di Parigi la Villette, sulla scia di Bernard Lassus, ha diffuso, al momento dell’avvio della prima formazione dottorale in paesaggio, una nozione di paesaggio in negativo, ‘incavografica’: 1) il paesaggio non è il giardino, dove si impone una chiusura materiale, un limite spaziale; 2) il paesaggio non
è la città, pur essendo quest’ultima componente essenziale dell’analisi paesaggistica; 3) il paesaggio non è l’ambiente, matrice territoriale di fondo per l’interpretazione del paesaggio.
Alla domanda ‘Che cosa è il paesaggio?’, Franco Zagari risponde con un interessante e divertente saggio intitolato ‘Questo è paesaggio.
48 definizioni’, dove viene sintetizzata, dai diversi autori, una definizione di paesaggio come ‘entità viva e mutevole nel tempo, una sommatoria infinita di azioni individuali che interpretano e modificano un luogo assecondando o contrastando abitudini, norme, leggi. È il compimento di un equilibrio che si forma e si scioglie, si sedimenta e si semplifica, segue disegni spontanei e visioni dispotiche, immagine eloquente della cultura materiale e del lavoro umano …’.2
Questo interesse profuso verso il paesaggio da un dibattito scientifico e, non meno intensamente, da un’opinione pubblica sempre più attenta e motivata, è raccolto dalla Convenzione Europea del Paesaggio (CEP).3 L’attuazione della CEP pone una sfida straordinaria: intraprendere azioni di salvaguardia, gestione e pianificazione con riferimento all’intero territorio. Sono tre gli elementi di novità (interrelati ma non coincidenti) che intervengono con il varo della Convenzione:
 la richiesta di integrare il paesaggio nelle politiche di pianificazione del territorio, urbanistiche e in quelle a carattere culturale, ambientale, agricolo, sociale ed economico, nonché nelle altre politiche che possono avere un’incidenza diretta o indiretta sul paesaggio. Si assegna dunque una responsabilità primaria alla pianificazione e si invita a puntare lo sguardo ‘oltre il gi
ardino’ per cercare alleati nel piano urbanistico che dovrà ‘sfruttare a fondo le caratteristiche locali e regionali ed esprimere la personalità del luogo e della regione’; 4

Ipotesi di assetto generale
Sistema della mobilità
Gestione del patrimonio naturale
Gestione del patrimonio naturale
Gestione e valorizzazione dei fiumi e dei corsi d’acqua
Recupero e valorizzazione del patrimonio culturale ed insediativo

 il tentativo di rivendicare la dimensione paesaggistica dell’intero territorio (ivi incluse le parti ordinarie e persino degradate), in quanto ovunque il paesaggio rappresenta una componente essenziale dell’ambiente di vita delle popolazioni;  la ricerca della cooperazione delle ‘popolazioni interessate’ nella definizione e nella realizzazione delle politiche paesaggistiche attivando procedure di partecipazione del pubblico, delle autorità locali e regionali e degli altri soggetti coinvolti, previa sensibilizzazione della società civile, delle organizzazioni private e delle autorità pubbliche al valore dei paesaggi, al loro ruolo e alla loro trasformazione.
Soprattutto, in relazione a quest’ultimo punto, affinché le popolazioni possano esprimersi adeguatamente rispetto ad un progetto di paesaggio, ‘occorre che esse comprendano che oltre al benessere psicofisico, la qualità paesaggistica dei loro luoghi di vita può contribuire a contraddistinguere e valorizzare le attività, anche di natura economica, rendendo più equilibrata e armoniosa la loro evoluzione’5 nel contesto territoriale.
Tutto ciò significa comprendere che il progetto di paesaggio è ancora un progetto per l’uomo; un progetto, per così dire, ‘socialmente utile’. 6

Area ex stabilimento elettrochimico di Papigno: riconfigurazione degli edifici industriali dismessi e nuovo accesso al fiume
Area Lungonera urbano: un ponte sul fiume anche come luogo per manifestazioni
culturali e ricreative

Area ex stabilimento carburo di calcio di Collestatte piano: rifunzionalizzazione dell’area
come punto di accesso al parco fluviale

Gli elaborati grafici che seguono sono parte della tesi di laurea magistrale in Architettura di Paola Negroni (‘La bassa Valle del Nera. Riqualificazione e recupero ambientale … nel fragore delle acque’, relatore: Massimo Sargolini, correlatore: Salvatore Santuccio; Università degli Studi di Camerino, A.A. 2003/04). Il progetto assegna al fiume
il ruolo di sito di aggregazione di attività ricreative, sportive e culturali, evidenziano il ruolo dell’acqua nel definire interazioni profonde tra la valle ed il suo contesto territoriale.

1. Si affrontano queste tematiche in: McHarg J., 1989 (1969), Progettare con la natura, Muzzio, Padova; Clement G., 2005 (2004) Manifesto del Terzo paesaggio, Quodlibet, Macerata; Clement G., 2006, Ou en est l’herbe? Reflexions sur le jardin planétaire, Actes Sud
2. Cfr.: Zagari F., 2006, Questo è paesaggio. 48 definizioni, Gruppo Mancosu Editore, Roma
3. La CEP è stata adottata dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa il 19 luglio del 2000; è stata aperta alla firma degli Stati membri del Consiglio a Firenze il 20 ottobre dello stesso anno. Conformemente alle sue disposizioni, è entrata in vigore, nei primi dieci Stati europei che l’hanno ratificata, il 1° marzo 2004. Fino ad oggi, la CEP è stata sottoscritta da 34 Stati; di questi, 27 l’hanno anche ratificata. In Italia, a seguito della sua sottoscrizione (2000) e ratifica parlamentare (2005), la CEP è stata recepita nel quadro dell’ordinamento nazionale all’inizio del 2006, entrando così in vigore in questo Paese il 1° settembre dello stesso anno
4. Cfr.: Geddes P., 1915, Città in evoluzione
5. Priore R., 2007, ‘Quando il paesaggio è una convenzione’, in: Marini S. (a cura di), Oltre il giardino. Dessiner sur l’herbe 2006, Quaderni IUAV 51, Il Poligrafo, Padova: 100-106
6. Magnani C., 2007, ‘Il paesaggio come infrastruttura primaria’, in: Marini S. (a cura di), Oltre il giardino. Dessiner sur l’herbe 2006, Quaderni IUAV 51, Il Poligrafo, Padova: 19- 22

M.S. Facoltà di Architettura, Università di Camerino, sede di Ascoli Piceno

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www.archeoclubitalia.it
Archeoclub d’Italia
movimento di opinione pubblica
al servizio dei beni culturali e ambientali

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