Marcello Maltese


Alla metà degli anni ’90 la municipalità palermitana fece della restaurazione della legalità a Palermo il manifesto politico e sociale dell’epoca, e in questo programma un ruolo notevole fu assunto dalla salvaguardia del territorio. Grande importanza strategica avevano le due grandi aree verdi su cui si concentrarono le attenzioni dell’amministrazione:
i mandarineti come parco agricolo periurbano e il parco della Favorita come una sorta di ‘Central Park’ palermitano. Parole come ‘conservazione produttiva’, utilizzo razionale ed ecologico delle risorse ambientali, diventarono il leit motiv della campagna politica.
Il territorio interessato dal progetto rappresentava l’ultima estesa area agricola (700 ha) del Comune di Palermo. Un progetto finanziato nell’ambito del programma comunitario Life nel 1994 rilanciò quest’area, ormai destinata ad essere definitivamente stravolta dalla speculazione edilizia, come è toccato a tutte le altre aree agricole residue della fascia metropolitana. Le borgate di Ciaculli e Croceverde-Giardina hanno 5000 abitanti, per la maggior parte proprietari e coltivatori di appezzamenti di mandarineto più o meno estesi. La crisi dell’agrumicultura aveva reso questa attività poco redditizia.
Il progetto, elaborato dall’Istituto di Ricerche Ambiente Italia e portato a compimento tra il 1996 e il 1998, aveva come obiettivo la definizione di un modello di gestione di un’area agricola periurbana. La riqualificazione agricola a Ciaculli è legata alla rivalutazione di una specifica qualità di mandarino, detto ‘Tardivo di Ciaculli’.
Gli interventi riguardarono la ridefinizione dei percorsi, la riqualificazione delle pendici, agroforestazione e naturalizzazione con piantumazione di essenze tipiche della macchia mediterranea (6000 in totale: noce, azzeruolo, sorbo, gelso, ulivo, mandorlo …), e sistemazione dei muretti a secco (5000 ml), recupero degli agrumeti abbandonati,
interventi per la sperimentazione (campo valutazione dei cloni del mandarino tardivo, diffusione del manuale delle norme tecniche di produzione per razionalizzare le tecniche colturali, realizzazione del giardino-museo dell’agricoltura della Conca d’Oro, realizzazione del Museo del germoplasma, per conservare la biodiversità delle specie tradizionali locali).1
Fondamentale fu il coinvolgimento della popolazione (era necessario l’assenso dei proprietari dei fondi, che firmarono 400 convenzioni per gli interventi di riqualificazione da svolgere).
Il progetto fu finanziato per il 50% dalla UE, la restante parte dal Comune di Palermo (Assessorato al Territorio) e dalla Confederazione Italiana Agricoltori, proponente e beneficiario del progetto. L’avvio del progetto, in concomitanza con le scelte urbanistiche intraprese dall’amministrazione comunale (nel nuovo Prg l’area è destinata a parco agricolo) fu un punto di forza per il successo dell’operazione (nel ’98) perché realizzava anticipatamente e in modo sperimentale un nuovo modello di sviluppo del territorio agricolo periurbano della città.
Dalla lettura dell’esperienza palermitana emergono alcuni temi da approfondire:
1. lettura dell’architettura del territorio come base dell’intervento;
2. relazioni con altre esperienze italiane e specificità di Ciaculli;
3. significato del termine ‘Parco Agricolo’ e interpretazione del tema;
4. modalità di gestione e finanziamento di un parco agricolo;
5. i parchi agricoli come nuovi monumenti della città.
1. Per la prima volta una parte del territorio coltivato della regione metropolitana di Palermo è stato letto e considerato come storico, come un monumento della stessa città; le scelte del PRG impongono la salvaguardia e chiedono anche la valorizzazione di questo luogo.
Tutto questo impone un costo: la gestione. Il progetto Life offrì la metodologia per una possibile soluzione alla gestione di un intervento territoriale del genere.
L’area era in condizioni di forte degrado per vari motivi:
– abbandono del suolo agricolo soprattutto nelle zona terrazzata ai piedi della montagna, dove il lavoro di raccolta è più duro e meno redditizio;
– presenza di organizzazioni mafiose che controllavano la zona;
– pressione della speculazione edilizia e dell’abusivismo, con conseguente cambiamento d’uso nel tempo di molti suoli agricoli in deposito, discarica e altre attività, più o meno legali. Con il rischio di alterazione irreversibile della struttura paesaggistica e ambientale del territorio.
Il progetto affrontò in modo sistematico l’architettura del territorio, i sistemi di reti, le infrastrutture e le relazioni che l’attività dell’uomo aveva lasciato dentro il paesaggio, fino ad oggi. Si tirarono fuori 4 differenti mappature:
– il sistema di relazioni;
– il sistema dei nuclei edificati e dei ‘bagli’;
– il sistema delle acque;
– i differenti usi del suolo.

1. L’intervento è raccontato esaurientemente nel volume ‘Il Progetto Life per il Parco
Agricolo di Palermo. Un modello di gestione per la tutela e la valorizzazione dell’area agricola
periurbana di Ciaculli, Croceverde Giardina’, a cura dell’Istituto di ricerche Ambiente Italia.

2. Le esperienze – precorritrici – compiute a Milano con il Parco Agricolo Sud (parco regionale di cintura metropolitana, molto più esteso di quello palermitano e articolato in modo differente, istituito nel 1990 con apposita l
egge regionale), hanno fatto da sfondo teorico su cui redigere il progetto per Ciaculli. Se quindi l’ambito teorico è stato già codificato sufficientemente, le modalità di gestione sono differenti: a Milano un ente gestore ben definito (Provincia), un consiglio direttivo, regolamenti, strumenti di pianificazione …; a Palermo un semplice controllo diretto da parte del Comune, che non è però proprietario dei terreni.
Negli stessi anni anche la città spagnola di Barcellona considerò l’idea del parco agricolo per il delta del Llobregat (sollecitando un Life nel 1996) che ha molti punti comuni con l’esperienza di Palermo. La prossimità alla città, il costituire l’ultimo spazio agricolo di dimensioni e produttività notevoli in ambito metropolitano, contemporaneamente
sottoposto a grandissime pressioni, il riunire una triplice dimensione – produttiva, sociale e ambientale – che gli conferisce un valore aggiunto, sono tutti fattori comuni con il parco di Ciaculli.
Le questioni fondamentali, a Barcellona come a Milano o Palermo, sono state alla fine le medesime:
– In cosa consiste la nuova identità di questa zona, quale sarà la sua nuova struttura?
– Quali sono i modelli di riferimento per un parco agricolo?
3. In generale, chi negli ultimi anni si è occupato di questo tipo di pianificazione ha dovuto affrontare il problema seguente: che significa parco agricolo? Che tipo di funzionamento deve avere? Quali priorità? … In generale, l’interpretazione che si va dando al tema è molteplice, ma riassumibile nell’idea di un ruolo dell’agricoltura come attività di costruzione e manutenzione del territorio, come produzione cioè di servizi (ambientali) socialmente utili e che quindi come tali vanno socialmente riconosciuti, anche economicamente, traducendo il riconoscimento in forme di gestione adeguate. Un ruolo nuovo per i contadini nelle zone periurbane, e un significato di queste differente da quelle di semplici serbatoi per l’espansione della città era stato espresso da alcuni urbanisti già a fine anni ’70.
Nel caso di Ciaculli il compito più difficile era quello di rimettere in moto la macchina dell’interesse comune. L’applicazione del Life presupponeva l’assenso dei proprietari all’intervento nei loro terreni e, inoltre, che questi (400 particelle catastali) fossero potenzialmente accessibili a tutti i cittadini. Nel 1998 l’operazione fu portata a termine con
successo, ma alcuni punti interrogativi rimasero, in relazione ai distinti e mutevoli fattori economici che regolano il mercato ortofrutticolo.
Gli interessi imprenditoriali possono agire sull’immagine fisica di un territorio in modo molto più rapido ed efficace di ciò che è consentito agli strumenti di pianificazione. Per farsene un’idea basterebbe guardare ciò che in pochi anni si è verificato nelle Langhe, o si sta verificando, secondo forme e azioni totalmente diverse, nelle Cinque Terre, dove nel 2000 il Comune di Imperia regalava per 20 anni i terreni a chi si fosse dichiarato disposto a occuparsi di manutenzione e produzione. Quali saranno allora gli strumenti da utilizzare per sfruttare nel miglior modo le strategie di mercato, promuovere i prodotti, migliorare la qualità della produzione …? E quale sarà il grado di libertà dei proprietari-produttori in relazione all’uso del suolo? Nello stesso territorio della Conca d’Oro differenti tipi di coltivazione si sono alternati a
un ritmo vertiginoso sempre sotto la spinta degli stessi fattori: redditività della produzione, domanda del mercato. Perché fare di questi contadini le sentinelle di alcuni mandarini, peraltro poco redditizi attualmente? Il confine tra tutela e modificazione di un paesaggio resta molto labile.
4. Al contrario del Parco Agricolo Sud di Milano, qui non c’è un consiglio direttivo del parco che promulga un regolamento con tanto di strumenti attuativi di pianificazione, non esiste (o non esiste ancora) un ente superiore che faccia da coordinamento e amministrazione. Il progetto Life affrontò temi di carattere economico per le aziende di quel territorio.
Si elencano qui i passi principali del progetto e quelli che seguirono da parte del Comune:
– parere favorevole del comitato di quartiere sulla variante al PRG, nel 1995, dopo incontri animatissimi tra rappresentanti dell’Amministrazione, tecnici ed abitanti;
– creazione di un’associazione e di una cooperativa che si sarebbero occupate della salvaguardia ambientale e paesaggistica dell’insieme;
– firma di una convenzione tra proprietari dei fondi e Comune;
– creazione di un consorzio di agricoltori (1999) che coordina l’attività di tutti i produttori di Ciaculli. Il consorzio ha promosso un Piano di Azione per il Parco Agricolo di Ciaculli e un ‘Business Plan’, presentato dentro la proposta per il Patto territoriale agricolo;
– fruizione pubblica tra 1997 e 1999 per mezzo di una convenzione tra la cooperativa ‘Il nespolo’ e le scuole della città;
– redazione di un piano particolareggiato;
– finanziamenti comunali con cadenza annuale (ora sospesi) per un programma di manutenzione e di fruizione dell’area, come aiuto ai contadini in relazione al prezzo dell’acqua (che rappresenta nella zona il 60% dei costi di produzione);
– gestione del progetto inserita nei Patti Territoriali, cioè progetti integrati per lo sviluppo delle aree più svantaggiate, finanziati con risorse pubbliche. Nel giugno 2000 quello relativo a Ciaculli è stato inserito dal Ministero del Tesoro in prima posizione come progetto più interessante;
– espropriazione delle proprietà della mafia, grazie alle apposite leggi di confisca: Ciaculli, l’ultimo deposito di aree libere della città, ricco di acqua nel sottosuolo, era fino all’inizio degli anni ’90 il regno degli interessi speculativi della mafia. ‘Cosa Nostra’ ha amministrato per decenni, con la complicità dei politici, un affare molto redditizio (durante almeno 7 anni i pozzi abusivi amministrati dalla mafia somministravano più di un terzo dell’acqua di cui la città aveva bisogno, con un costo, a carico della ‘cosa pubblica’, di quasi 9 miliardi di vecchie lire), vendendo alla città un bene pubblico (una legge del ’76 proibisce ai privati la proprietà dei pozzi di acqua potabile). Lo sfruttamento selvaggio dell’acqua (nel 1983 l’AMAP acquisiva dai proprietari abusivi 1000 litri al secondo) non solo ha sperperato denaro pubblico, ma ha anche impoverito le riserve d’acqua del sottosulo della città, provocando danni ambientali. Nel 1988 la maggior
parte dei pozzi illegali furono confiscati e affidati all’AMAP. I pozzi Greco II, Greco III … iniziarono a pompare gratis 100 litri d’acqua al secondo. L’ultimo capitolo di questa storia è rappresentato dalla consegna al Comune di Palermo, da parte del Ministero delle Finanze, del pozzo Greco I, confiscato ai boss di Ciaculli. Il 18 novembre 1999 i giornali scrissero che a partire da quel giorno l’acqua dei mafiosi scorreva nella rete idrica della città.
L’attività portata a termine a Ciaculli trascende i limiti di una semplice operazione urbanistica, per arricchirsi di risvolti sociali, politici, produttivi, economici:
 il territorio di Ciaculli è vincolato (e quindi controllato) a Parco Agricolo e quindi qualsiasi azione speculativa sarà soggetta all’attenzione immediata dei mezzi di comunicazione e, se si rafforzeranno le realtà associative sarà sempre più diffcile che resti spazio per le azioni illegali;
 per via del regime legislativo attuale e il tipo di controlli, sembra difficile che la mafia possa prendere nuovamente possesso dell’acqua di Ciaculli. Ciò non significa che Ciaculli sia in salvo, però i cambiamenti che sono avvenuti tra il 1995 e il 2000 lasciano pensare che si sia recuperato un pezzo molto importante della città sfruttando una grande occasione, forse l’ultima.
5. Sia nell’idea della gente, sia nell’aspetto fisico del territorio, Ciaculli non è un parco, almeno non nel senso che la gente assegna comunemente a questa parola. L’immagine di forte contaminazione tra urbano e rurale, le case che si affacciano direttamente sulle coltivazioni di mandarini, al lato di antichi accessi alle proprietà rurali e ai pozzi, non è stata ancora spazzata via da nuovi muri di recinzione, proibizioni di accesso, casette in stile … Mi sembra interessante l’intuizione che questi pezzi residui di territorio metropolitano possano essere per la città, e per coloro che nella città vivono, più di una semplice area agricola produttiva prossima all’urbano, più di una risorsa per il godimento del tempo libero o della cultura ecocompatibile, più della possibilità di assicurare nuovi posti di lavoro. Mi riferisco alla possibilità (per me quasi una certezza) che uno spazio che fino a ieri era considerato come una riserva per l’edificazione selvaggia, possa diventare oggi l’emblema più rappresentativo della modernità, della categoria, del rango di una città.
La maniera trionfale con cui è stato accompagnato e pubblicizzato dall’Amministrazione ogni evento riferito al parco di Ciaculli (stesso discorso vale anche per altre città europee) è una testimonianza dell’importanza che i cittadini riconoscono a quest’opera, vedendola come un moderno monumento.
Più di un urbanista in questi anni ha previsto o auspicato che le aree agricole periurbane diventino i nuovi giardini pubblici nella città ‘disaggregata’ del futuro, un tema gustoso ma anche articolato. Si può pensare che il parco agricolo, così come ha iniziato a essere configurato a Palermo e in altre città europee, diventi in alcuni anni un nuovo monumento della città? A mio modo di vedere è probabile, ma è anche vero che il tema è recente e i modi per la sua gestione e fruizione sono continuamente in via di sperimentazione. Lo stesso parco agricolo di Ciaculli è stato praticamente abbandonato dalle istituzioni dopo il 2001, quando alcuni cambiamenti politici hanno modificato le priorità dell’Amministrazione palermitana.
Oggi si ritorna a parlare di Ciaculli a livello urbanistico, per via delle decisioni che il Comune dovrebbe prendere in merito alla destinazione a parco agricolo, e alla necessità o meno di considerare l’area espropriabile per acquisirla al patrimonio della città, come avveniva per i giardini pubblici. La risposta della comunità non è stata favorevole ed ha portatato argomenti sicuramente convincenti: l’assenza della proprietà privata e quindi dell’interesse personale verso la terra potrebbe certamente portare a un decadimento qualitativo di tutta l’area, inoltre la sua semplice manutenzione potrebbe rivelarsi per il Comune eccessivamente onerosa. D’altra parte problemi di natura simili li ha avuti in questi anni anche il grande Parco Agricolo Sud di Milano, per il quale sono in via di sperimentazione forme alternative di gestione dei suoli.

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