Luoghi identitari

La terre vue du ciel è una indagine fotografica intrapresa nel 1994 dal fotografo francese Yann Arthus-Bertrand; è uno straordinario atlante di foto aeree che descrive la Terra attraverso una collezione di luoghi singolari, le cui peculiarità sono spesso riconducibili al rapporto tra architettura e natura. Bertrand trascura le realtà omologate, gli spazi generici ed è intento a mettere in luce l’identità, ciò che consente l’identificazione di uno spazio e lo rende differente da un altro, ciò che si mostra come riconoscibile, come entità separabile.
Attraverso le immagini di Bertrand si rinnova un interesse per il tema dell’identità dei luoghi, trascurato, o per lo meno divenuto latente, all’interno del dibattito architettonico contemporaneo che, riferendosi ai più recenti fenomeni di urbanizzazione del territorio, ha spostato l’attenzione verso la natura molteplice ed eterogenea delle forme edilizie, autoreferenziali e dichiaratamente atopiche. È indubbio che volgendo lo sguardo verso il territorio contemporaneo, le forme di radicamento delle costruzioni alla natura del luogo si manifestano sempre più labili e irriconoscibili e gli spazi appaiono sempre più simili tra loro.
L’universalità, come espressione di una validità generale del costruire prescindendo dalle situazioni locali, ha preso il sopravvento sul contestualismo che tenta invece di penetrare ogni specifica situazione in modo da rivelarne e accoglierne le caratteristiche locali.1
Se nella ricerca architettonica contemporanea la tensione verso l’universalità tende a contrapporsi a quella verso il contestualismo, in alcune esperienze della storia le due espressioni non si sono manifestate in termini antitetici, ma hanno entrambe contribuito alla maturazione dell’idea progettuale e alla sua traduzione in realtà costruita.
Aspirazione alla universalità e attenzione alla specificità dei contesti coesistono nell’architettura romana, in particolare nelle opere di fondazione urbana: ‘i romani nel costruire nuove città ripetevano elementi identici affidando al locus il valore di trasfigurazione’.2 L’architettura conformava le diverse situazioni, il medesimo principio costruttivo applicato alla varietà dei contesti spaziali subiva variazioni senza perdere la sua validità universale. Ciò si rileva nelle opere costruite, nei numerosi esempi di città di fondazione romana dove si riconosce con evidenza il principio di universalità, espresso in un ordine formale prefissato e, al tempo stesso, l’influenza del contesto, di un ordine formale proveniente dalla configurazione morfologica del sito che, imponendo adattamenti e variazioni, mette alla prova quel principio costruttivo dimostrandone la validità generale. Questa tensione tra idea e costruzione si esplicita ogni volta nel rapporto tra architettura e natura, e contribuisce a restituire identità ai luoghi trasformati dall’intervento dell’uomo.
La crisi di identità associata ai luoghi costruiti pervade la realtà contemporanea influenzando la teoria e la pratica del progetto architettonico.
L’origine di tale crisi può essere ricondotta al Movimento Moderno; come scrive Mark Wigley, ‘l’architettura moderna, così come coloro che se ne occupano, ha carattere errante e porta con sé un certo numero di luoghi’.3
Le Corbusier utilizzava navi, macchine, aeroplani come modelli di forme perfette per i nuovi edifici concepiti come ‘macchine per abitare’, che atterrando letteralmente sul suolo avevano la capacità di esercitare un’azione di conquista.
Il principio di universalità assume in questi esempi una forza dominante annullando qualsiasi forma di attenzione verso il contesto; la sua validità generale si sperimenta nella possibilità di esportare le nuove idee architettoniche e urbane in ogni luogo. La Ville Radieuse con i suoi grattacieli cartesiani, ‘prismi traslucidi che sembrano galleggiare nell’aria senza alcun legame con il suolo’, attraversa l’oceano per raggiungere Manhattan. Teoria e pratica del progetto dimostrano che per costruire la nuova città bisogna cancellare la naturalità dei luoghi rendendoli immediatamente artificiali, utilizzando il suolo semplicemente per sostenere il peso della struttura.‘Una volta fatto questo’, scrive Le Corbusier, ‘diciamo addio al luogo naturale, il luogo naturale è nemico dell’uomo’.4 Reagendo all’applicazione universale dei principi urbanistici del Movimento Moderno, il contestualismo segna un mutamento di ottica: rinunciando all’impresa di colonizzare il mondo, esso opera sul territorio antropizzato nell’intento di conoscerlo più a fondo, di rintracciare un ordine costruttivo, a cui ricondurre la forma dell’esistente, e di conferire ad esso un orientamento finalizzato alla sperimentazione delle sue potenzialità.
Gli studi tipologici, intrapresi in Italia negli anni ’60, hanno fornito spunti di riflessione sul rapporto architettura e luogo. L’omogeneità tipologica, che solitamente presiede alla formazione di un luogo, contribuisce a conferire identità agli spazi antropizzati, giungendo così a ritenere che ‘l’anima della città non sia altro che il riflesso di una straordinaria armonia che si stabilisce, a volte, tra tipo e luogo; in determinate condizioni l’idea mette radici nel luogo e domina su di esso’.5
L’approccio tipologico ha dimostrato la sua efficacia nello studio di parti urbane e territoriali dai caratteri consolidati, di aree in cui l’omogeneità è riconducibile alla persistenza di alcuni tipi edilizi.
Ma se la nostra attenzione si rivolge agli spazi contemporanei, frammentari ed eterogenei, l’indagine tipologica tenderebbe a tracciare un elenco di forme episodiche depositate con casualità sul terreno senza alcuna capacità di instaurare relazioni identitarie.
La crisi di identità che connota il mondo contemporaneo e si manifesta nella estraniazione delle forme architettoniche dalla natura dei luoghi può essere affrontata attraverso un approccio topologico finalizzato alla sperimentazione del sito. Tale approccio si fonda sull’acquisizione della conformazione geografica del sito, di quello ‘stato di cose’, per usare una espressione di Peter Handke, che contraddistingue lo spazio su cui il progetto opera la trasformazione.
Nel progetto per le terme di Vals, Peter Zumthor si pone l’obiettivo di ‘creare delle entità naturali e unitarie: realizzare dei precisi stati di cose, pensare l’edificio in termini di stato di cose, le cui singole parti devono essere correttamente riconosciute e poste in un rapporto oggettivo’.
Nell’intento, espressamente dichiarato, di esprimere nella soluzione progettuale l’intensità del rapporto con l’energia primigenia e la geologia del paesaggio montuoso, con la sua imponente topografia, Zumthor realizza un’opera che entra in simbiosi con la conformazione e la storia del luogo. ‘Montagna, pietra, acqua, costruire in pietra, con la pietra, dentro la montagna, costruire fuori dalla montagna, essere dentro la montagna: il tentativo di dare a questa catena di parole una interpretazione architettonica ha guidato il progetto e, passo dopo passo, gli ha dato forma’.6
Noncurante delle tipologie locali, delle forme edilizie tradizionali, piccole case in legno con tetti a falde, né di quelle più recenti, strutture alberghiere imponenti ed estranee rispetto al luogo, Zumthor sperimenta il sito nell’intento di non inserire la sua opera nel contesto, ma di costruire il contesto come manifestazione identitaria del luogo.
Il progetto per le terme di Vals si presenta dunque come lettura e costituzione di quella distanza critica che conferisce all’opera una valenza universale e contestuale al tempo stesso.

Note
1. Jacques Lucan, Contestualismo e universalità, in Lotus 74, Milano, 1992.
2. Aldo Rossi, L’architettura della città, Padova, 1966.
3. Ark Wigley, Il luogo, in Lotus 95, Milano, 1997.
4. Le Corbusier, La Villa Radieuse,
Boulogne-sue-Seine, 1935.
5. Carlos Martì Aris, Le variazioni dell’identità, Milano, 1990.
6. Peter Zumthor, Pensare architettura, Milano, 2003.

Condividi

Utilizziamo i cookie per offrirti la migliore esperienza sul nostro sito web.
Puoi scoprire di più su quali cookie stiamo utilizzando o come disattivarli nella pagine(cookie)(technical cookies) (statistics cookies)(profiling cookies)