Luca Zevi




Nell’ambito di un confronto su ‘La città continua’, i tre interventi qui presentati rappresentano altrettanti tentativi di rendere ‘continui’ alcuni episodi urbani oggi ‘interrotti’. Essi riguardano rispettivamente:
 la reintegrazione fra un grande invaso centrale urbano e una straordinaria area archeologica limitrofa a Santa Maria Capua Vetere (CE), l’antica Capua, all’epoca la seconda città per importanza dopo Roma;
 l’introduzione di un ‘boulevard dei bambini’, ovvero di un percorso pedonale continuo di connessione fra i quartieri Tiburtino Terzo e Colli Aniene, nella periferia nord-orientale di Roma, con l’obiettivo di consentire ai bambini – e a tutti gli altri soggetti che vivono con disagio l’attuale condizione urbana – di muoversi autonomamente in condizioni di sicurezza;
 la riqualificazione di una borgata abusiva a Crotone attraverso la valorizzazione della rete dei percorsi e degli spazi pubblici, l’inserimento in un parco fluviale a scala urbana e la riconnessione fra le due sponde del fiume.

Reintegrazione della piazza e dell’area archeologica centrale a Santa Maria Capua Vetere
Il progetto, risultato vincitore del concorso bandito dalla Soprintendenza ai Beni Archeologici di Napoli e Caserta, riguarda un’area di grande rilevanza sia dal punto di vista urbanistico – la grande piazza già sede del Campo di Marte e successivamente della Fiera – che archeologico – un grandioso sito dominato dalla mole dell’anfiteatro imperiale, ma interessato altresì dalla presenza dei resti di un grande portico circostante, di un anfiteatro repubblicano e di un originalissimo edificio ottagonale, emerso nel corso degli scavi per la realizzazione del progetto stesso.
L’intervento mira a superare la preesistente separazione fra la piazza, posta a livello della città attuale, e l’area archeologica, sottostante la prima di circa quattro metri.
A questo fine, pur mantenendo e attrezzando un’ampia porzione della piazza attuale, di forma triangolare, quale ‘salotto della città’ alla quota della strada, si è dato a questo ‘vuoto urbano’ un andamento inclinato capace di raccordarlo dolcemente all’area archeologica. Si raggiunge la continuità auspicata, restituendo alla città contemporanea
la sua storia.
Per evitare di introdurre nuove presenze edilizie, l’ampia zona dei servizi richiesti – biglietteria, bookshop, caffetteria, wc – viene ricavata al di sotto del piano della piazza, lavorando sulle ‘piegature’ che caratterizzano la sua nuova conformazione.

Santa Maria Capua Vetere: ante operam e progetto
Boulevard dei bambini nella periferia romana: progetto

Il ‘boulevard dei bambini’ nella periferia romana
Il progetto costituisce una sorta di prototipo di un sistema di interventi mirati a realizzare una ‘città a misura dei bambini’. Un obiettivo che prende le mosse dalla constatazione che il bambino contemporaneo – fatto oggetto di attenzioni senza precedenti per quanto riguarda letture, giochi, sport, apprendimenti di ogni tipo – risulta completamente privato della possibilità di muoversi autonomamente, andando a incontrare chi vuole e decidendo come far uso del proprio tempo libero. Una privazione motivata dai pericoli ospitati dall’attuale scena urbana – traffico, presenze umane inquietanti – che impone ai bambini un continuo prolungamento del tempo trascorso a scuola o da solo in casa, da una parte; e uscite rigorosamente controllate dagli adulti, minuto per minuto, dall’altra.
Anziché assecondare questo processo di ‘blindatura’ sempre maggiore dell’esistenza, dunque, la strategia proposta mira a invertire la tendenziale ‘desertificazione’ della città attraverso l’introduzione di condizioni che consentano nuovamente ai cittadini di vivere serenamente lo spazio urbano. In altri termini, una ‘politica della sicurezza’ incentrata non sull’autoreclusione entro le mura domestiche, ma sul ripopolamento della città, nella convinzione che i pericoli vadano contrastati certo attraverso la repressione di quanti trasgrediscono le regole della convivenza, ma soprattutto mediante la reintroduzione di una dimensione comunitaria.
In estrema sintesi: possibilità per i bambini di muoversi da soli e coinvolgimento dei soggetti che più continuativamente sono presenti nel quartiere – anziani, vigili, commercianti – nell’accudimento dei bambini stessi, di tutti i bambini, non soltanto dei propri figli o nipoti diretti.
Una politica che muove in primo luogo da un ripensamento della rete stradale, sulla quale oggi esercita un potere pressoché assoluto il cittadino ‘maschio, adulto, automobilista, elettore’. Per privilegiare unilateralmente questo soggetto, ogni sforzo viene oggi profuso al fine di rendere più fluida e continua la circolazione veicolare, senza
curarsi di quante interruzioni e quanti pericoli vengono di conseguenza a incontrare tutti i cittadini malauguratamente appartenenti ad altre categorie.

Santa Maria Capua Vetere: vedute

La proposta è di riclassificare le strade in funzione di una rinegoziazione del potere fra automobilisti e pedoni: così come l
ungo le strade di scorrimento, è logico che il pedone attraversi la strada, altrettanto logico è che, lungo le strade di distribuzione alle residenze, sia l’automobilista ad ‘attraversare’ il marciapiede.
Non una contrapposizione di stampo fondamentalistico fra veicoli e pedonalità, dunque, ma una persistente promiscuità che non continui però ad andare a detrimento della vivibilità degli spazi e dei percorsi urbani.
Il progetto-pilota prende in considerazione un asse stradale che collega tre scuole, due giardini pubblici, un centro-anziani e un piccolo polo commerciale: tutte funzioni destinate a un’utenza tipicamente locale, raccordate da viali alberati che, per dimensioni e conformazione, inducono a un aumento della velocità veicolare. Un messaggio
‘architettonico’ (nel senso dell’architettura stradale) cui si contrappone una segnaletica che, per esorcizzarne le logiche conseguenze (estrema pericolosità per i pedoni), impone una drastica limitazione della velocità.
L’intervento si propone dunque di superare questo carattere contraddittorio, riconfigurando la strada in funzione di un naturale raggiungimento della velocità desiderata: non quattro ma due corsie e marciapiedi continui che, in tutti i punti nei quali l’attraversamento pedonale rappresenta un’esigenza strategica, ‘attraversano la strada’, imponendo
alle automobili un rallentamento tale da garantire la sicurezza degli abitanti.
L’ampia fascia di suolo pubblico ‘liberata’ dal restringimento della sede stradale si trasforma in una sorta di ‘piazza lineare’ da percorrere in condizioni di sicurezza e destinata allo svago e all’incontro sociale.
Una volta realizzato e testato l’intervento-pilota, sarà possibile e auspicabile procedere all’estensione della tipologia stradale proposta all’intera rete viabilistica, nella prospettiva appunto di una ‘città a misura dei bambini’, cioè dell’insieme dei cittadini.

Boulevard dei bambini: dettaglio e immagine

Riqualificazione e reintegrazione di una borgata abusiva a Crotone
La borgata abusiva di Gabelluccia, meritoriamente fatta oggetto di un concorso internazionale ai fini di una riqualificazione, è caratterizzata da un’edilizia disordinata e casuale che sembra negare qualunque senso civico e comunitario.
Per cercare di superare questo ‘stato dell’arte’ il progetto punta a un intervento forte proprio su spazi e percorsi urbani, le cui quinte – muri di recinzione – e il cui palcoscenico – le pavimentazioni – vengono radicalmente ripensati e unificati con un linguaggio fortemente caratterizzato, capace di donare fisionomia, per parafrasare il Manzoni, a un ‘borgo disperso che nome non ha’.

Crotone: il ponte
Crotone: piano di recupero e vedute
Crotone: la piazza

Per cercare poi di superare l’isolamento di Gabelluccia all’interno del ‘palinsesto urbano’, il progetto propone altresì due operazioni a diverse scale:
 la progressiva istituzione di un parco fluviale capace di coordinare in chiave naturalistica le diverse realtà che si allineano lungo il corso dell’Esaro, collegandole anche attraverso una pista ciclabile, da un lato;
 la realizzazione di un ponte pedonale che, saltando agilmente (grazie a sofisticate tecnologie) la peraltro consistente distanza fra argine e argine, riconnetta il quartiere alla ben più urbanizzata realtà che si sviluppa sull’altra sponda lungo la via Cutro, dall’altro.
L’introduzione di adeguate aree di parcheggio lungo la via Meucci, unica strada di accesso opportunamente ridimensionata in funzione dei flussi di traffico rilevati, e la realizzazione di una piazza lungofiume, dotata dei servizi minimi necessari, dovrebbero infine portare a compimento il processo di riqualificazione auspicato.

LZ
Fondazione Bruno Zevi, Roma

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