L’opinione

Prof. Giacomo Grasso, O.P.

In Italia le Commissioni Diocesane di Arte Sacra, o le più recenti Commissioni Diocesane per i Beni Culturali della Chiesa non funzionano. Il grande numero di Diocesi porta come conseguenza che quelle di dimensioni minori non siano sempre in grado di dotarsi di quelle competenze necessarie per una corretta gestione dei Beni Culturali. Una proposta per migliorare la situazione.

Di chiese mi occupo dalla metà degli anni ‘60 del secolo scorso. Ero a Bologna dove si vivevano gli anni gloriosi di Chiesa&Quartiere, la nota Rivista voluta da un pioniere, il card. Giacomo Lercaro, genovese come me, Arcivescovo di Bologna, uno dei quattro moderatori del Concilio Ecumenico Vaticano II. Ho avuto da allora molti qualificati Maestri. A Bologna oltre Lercaro e il suo giovane Ausiliare mons. Bettazzi, vari preti studiosi come Luciano Gherardi, Enzo Lodi, Gianni Catti e Architetti come i due Gresleri e Trebbi. Né dimentico un altro genovese, mio cugino Andrea Canevaro, pedadogista, che ci aiutava, alla luce di Gaudium et spes a cercare l’uomo. Fui trasferito a Torino dove ebbi la gioia e il dono di poter collaborare coi cardinali p. Michele Pellegrino e p. Anastasio Ballestrero. Ora ho qualcosa da dire di urgente, di next, per usare lo slogan dell’ultima, interessante Biennale di Venezia. Ne ho già scritto anni orsono in articoli e più recentemente nella pubblicazione che raccoglie tutti i documenti della CEI sull’Arte (cfr. G. GRASSO, ed., Chiesa e Arte, Paoline, Cinisello Balsamo 2001). Si tratta del funzionamento delle Commissioni Liturgiche Diocesane, previste dal Can. 1216 del CIC, e per l’Italia dalla normativa CEI, anno 1974 e seguenti (cfr. op.cit., pp. 61-62; 73-74). Non è però sufficiente una normativa perché tutto si compi per il meglio. Le norme giuridiche istitutive di qualcosa non realizzano nulla se non trovano una realtà adeguata. Non si può pretendere che ciò che può funzionare a Roma funzioni altrettanto bene a Nicastro. In Italia, ecco il punto dolente che mi fa soffrire, le Commissioni Diocesane di Arte Sacra, o le più recenti Commissioni Diocesane per i Beni Culturali della Chiesa non funzionano. Meglio: ne funzionano troppo poche. Una cinquantina sulle duecentoventisette che dovrebbero, se non erro, funzionare? La Santa Sede, fin dal pontificato di Pio XI (1922-1939), si è data strumenti adatti. Prima la Pontificia Commissione Centrale per l’Arte Sacra in Italia, poi estesa a tutta la Chiesa. Attualmente la Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa, mirabilmente organizzata e diretta da mons. Francesco Marchisano, Arcivescovo Tit. di Populonia e da poco Arciprete della Basilica Vaticana. Ha un’ottima struttura, è efficiente e, cosa importante per noi italiani, sempre presente su Chiesa Oggi. Se ne conoscono i membri e i consultori. Si ha notizia , anche attraverso L’Osservatore Romano, dei principali risultati delle sue attività. A livello di CEI esiste un operoso Ufficio Nazionale per i Beni Culturali della Chiesa. E’ a servizio di tutte le Diocesi, svolge importanti iniziative (Concorsi ad invito: perché, però, pubblicarne gli esiti sulla sola Casabella, quando esiste Chiesa Oggi architettura e comunicazione? Formazione intensiva di Architetti e preti: perché , però, in Diocesi già favorite? Collegamento con Facoltà di Architettura e istituzione di masters, perché, però, con Valle Giulia, Roma, e non con la Facoltà di Reggio Calabria o di Palermo?) Il suo lavoro continua a rimanere un po’ nascosto, di quel che fa la relativa Commissione non si sa quasi niente. Esistono le Commissioni e forse gli Uffici Regionali. Su questo ritornerò perché potrebbero diventare gli strumenti di base. Non lo sono. Per ora strumenti di base sono gli Uffici e le Commissioni Diocesane che come ho scritto sopra, in grande maggioranza non funzionano. Il non funzionamento non dipende in genere da cattiva volontà.Troppe sono le Diocesi piccole e marginali, lontane dai centri universitari e con ridotte possibilità organizzative. Così possono capitare incidenti spiacevoli. Da una parte le Soprintendenze e le istituzioni statali o regionali più qualificate finiscono per dettar legge anche là dove non dovrebbero. Oppure, specie nel Sud dove talora capita che lo Stato sia assente, e anche la Regione, i funzionari finiscono per accettare tutto, specie se alla Commissione, come talvolta capita, si sostituisce il Vescovo. Ora è ben vero che l’ultima parola spetta a lui. Ho, però, citato Vescovi (Lercaro, Pellegrino, Ballestrero, Canestri, Marchisano) quanto mai attenti alla professionalità dei loro consulenti. Non può che essere così data l’ampiezza degli ambiti di cui si deve occupare un Vescovo. Già nel Medioevo san Tommaso d’Aquino riteneva impossibile che un Vescovo potesse occuparsi di teologia come se fosse un Maestro d’Università. Lui farà teologia come sapienza, utilizzando gli studi fatti un tempo e quei suoi collaboratori che sono i Teologi. Nel nostro caso i Vescovi avranno la collaborazione degli Uffici e Commissioni, ma dovranno essere Uffici e Commissioni dipendenti dalla Conferenza Episcopale Regionale. Solo così saranno in grado di funzionare. Oggi, bisogna pensare a Uffici e Commissioni Regionali per l’Arte Sacra e i Beni Culturali. In alcune Regioni troppo grandi, tipo Lombardia, Triveneto, Lazio, si può pensare a duplicare Uffici e Commissioni. Per le altre Regioni saranno il meglio. Gli Uffici devono essere organizzati come quello Nazionale, con personale e mezzi adeguati. Le Commissioni potranno facilmente comprendere Teologi, Liturgisti, Pastoralisti, Architetti e Urbanisti, studiosi di Storia dell’Arte, dell’Architettura, d’Archeologia, Museografi che tutte le Regioni d’Italia sono in grado di fornire (intendo le Regioni Episcopali). Possibilmente dovranno essere Professori di prima fascia, o alti Funzionari dello Stato. Tutte persone alle quali si potrà chiedere di non accettare incarichi professionali sulle questioni trattate dalla Commissione. Certo non si dovrà esser più papisti del Papa. Il buon senso farà capire che di fronte a problemi particolarmente difficili alcuni membri della Commissione potranno essere richiesti di un lavoro professionale. Ai membri si chiederà pure di essere disponibili non solo alle riunioni mensili ma a sopralluoghi, incontri con le comunità coinvolte in un progetto, convegni annuali e quant’altro verrà deciso dalla Commissione stessa. L’Ufficio terrà un Archivio, si formerà una Biblioteca, fornirà ulteriori strumenti ai membri della Commissione Regionale. Questa avrà un suo Presidente da sé stessa eletto e conferma
to dalla Conferenza Episcopale Regionale. La Commissione stenderà propri verbali da far conoscere ai Vescovi, a tutto il clero, ai/alle Superiori/e Religiosi e sinteticamente attraverso gli organi di stampa a disposizione. Così l’informazione diventerà anche strumento di comunione e di formazione. Lo stretto, e possibile collegamento con l’Ufficio Nazionale sarà anche ricco di frutti di collaborazione e di approfondimento dei problemi nazionali alla luce delle soluzioni regionali. Quello che attualmente riescono a realizzare poche Diocesi diventerà possibile a tutte: lo strumento regionale sarà strumento efficace. Per ora è una speranza. Chissà se potrà diventare in tempi brevi realtà? Continuerò ad avere qualcosa da dire e ne scriverò, aprendo libri bianchi e neri nella condinzione che parlandone certe difficoltà possono risolversi e alcuni problemi ben affrontati da qualcuno possano diventare stimolo ed esempio per altri.
fra Giacomo Grasso, O.P

 

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