Lo spazio della vicinanza

Una cattedrale nuova, concepita da Adalberto Libera con linguaggio moderno, capace di dialogare a 360 gradi col variegato contesto della città e del suo porto. Per quanto edificato nelle sue parti fondamentali, il complesso della cattedrale deve ancora essere perfezionato nelle sistemazioni interne come anche nelle pertinenze esterne alla chiesa. Ce ne parlano Mons. Luigi Orengo, Primicerio della Cattedrale e Mons. Giancarlo Santi, Direttore dell’Ufficio Beni Culturali della Conferenza Episcopale Italiana.

 

La Cattedrale vista dall’alto di un vicino palazzo, sullo sfondo del porto. Entro l’aula possono trovare posto circa 2500 fedeli. Il sagrato può ospitare oltre 10.000 persone per particolari occasioni celebrative. Nella pagina a destra: la Cattedrale vista dal lato del mare; le gradinate esterne che portano dal livello basso al livello della piazza.

Eretta a sede vescovile nel 1923, la Spezia ha atteso per mezzo secolo la sua nuova chiesa cattedrale, che è stata inaugurata nel 1975. Non sono molte le cattedrali costruite ex novo nell’epoca contemporanea: prevalentemente esse si trovano in Paesi in via di sviluppo. Quello della Spezia è un esempio più che raro di edificio moderno realizzato per una cattedrale in Italia. Si presenta come un volume cilindrico elevantesi sulla piazza aperta verso il porto: quasi come centro in cui si incontrano la città e il mare. L’edificio, dal lato verso la città, è preceduto da un ampio sagrato in parte a giardino. Dalla parte verso il mare, il terreno degrada rapidamente a una quota più bassa: questo ha consentito di ricavare, su diverse quote, gli spazi per le opere parrocchiali, la canonica, la cripta. La forma geometrica raccolta non deve ingannare: si tratta di un edificio di dimensioni non indifferenti. Il diametro del cerchio di base è di 50 metri e il fascione a doppia curvatura che definisce la parte esterna dell’edificio è alto 10 metri. Il volume cilindrico è elevato, al di sopra del piano di copertura delle sacrestie, da dodici pilastri che si prolungano all’interno dell’aula per sostenere la copertura del complesso. La circolarità è motivo dominante della forma architettonica, sia internamente sia esternamente; la si ritrova come motivo geometrico dell’organizzazione del sagrato, negli elementi illuminanti entro l’aula, nelle svasature coniche del soffitto poste in coincidenza dei piloni.

La forma partecipativa

Intervista a Mons. Luigi Orengo, Primicerio del Capitolo della Cattedrale della Spezia.
A che punto è il completamento dell’opera?
Come è noto, la gestazione è stata lunga: dal concorso degli anni ’30 al progetto di Adalberto Libera della fine degli anni ’50, alla posa della prima pietra nel 1969. L’inaugurazione è avvenuta nel 1975, ma i lavori di completamento sono ancora lontani dall’essere conclusi. Vi son aspetti dell’aula che necessitano di una rielaborazione: c’è il problema acustico, occorrerebbe definire meglio lo spazio attorno al tabernacolo.
40 Il fonte battesimale, oggi collocato al lato dell’altare, va ricollocato forse accanto all’entrata principale; è necessario infine elaborare gli spazi perimetrali per il raccoglimento. Ma a parte gli aspetti interni all’aula, va detto che il complesso si compone di diverse parti, oltre alla chiesa vera e propria. Se l’oratorio è stato appena completato, sono ancora in corso i lavori per la realizzazione di un salone da 200 posti, atto a ospitare riunioni dei vari organismi diocesani e altre manifestazioni, mentre bisogna ancora studiare l’antenna/campanile da affiancare alla cattedrale: attualmente disponiamo solo di un traliccio provvisorio, con diffusori di suono, posto a una certa distanza dalla chiesa.
La mole della cattedrale resta sopraelevata…
Occorre salire una scalinata e poi ancora alcuni gradini prima di entrare nell’aula. Questo rappresenta un problema per gli anziani o per i portatori di handicap: c’è il progetto di collocare una scala mobile sul lato della cattedrale che consenta di superare questa barriera architettonica.
Si tratta di una chiesa “nuova”: in che modo è stata recepita dalla popolazione?
Nei primi tempi ha suscitato alcune perplessità, nella cittadinanza e nel clero. Qualcuno ha parlato polemicamente di “gasometro”. Molti avevano in mente il maestoso progetto vincitore del concorso degli anni ’30, rispetto al quale il progetto di Libera può apparire modesto.

Cattedrale di Cristo Re alla Spezia

Progettisti: Dr. Arch. Adalberto Libera, Dr. Arch. Cesare Galeazzi
Altare, ambone, tabernacolo: Lia Godano, scultrice
Coro capitolare, panche, penitenzieria: Falegnameria Guiseppe Nasi (Castelnuovo Magra – SP) su disegno di C. Galeazzi Manutenzione straordinaria e opere parr.: T&T Costruzioni Srl (La Spezia)
Lavori Opere diocesane: CIAS Group Spa (La Spezia)
Amplificazione sonora: Sistemi professionali di Paolo Mari (Firenze)
Fotografie: Massimo Angei

S. E. Mons. Guido Sanguineti, già Vescovo della Diocesi della Spezia.

«Nel caso della nostra Cattedrale attrae la novità dei lavori, la grandiosità delle dimensioni profonde e solenni che allargano il cuore: ma quanti altri edifici sono alti e spaziosi e non parlano allo spirito! Vi è soprattutto un significato religioso che nella Cattedrale, per la sua mole, emerge e quasi parla: la Cattedrale è come una “città collocata sopra un monte” (Mt 5, 14). Non è una evidenza puramente esteriore, è spirituale. Essa proclama il posto che dobbiamo dare a Dio, al regno di Dio che dobbiamo cercare prima di ogni altra cosa. Da un recuperato rapporto vero con Dio la vita dei cittadini acquisterà il suo più pieno significato…»


Ma ormai la cattedrale si è inserita bene nel contesto ed è stata bene accettata. Gli esperti sono concordi nel giudicare favorevolmente il progetto di Libera: non solo, questo è ormai assurto agli onori dei libri di testo di architettura e ha acquisito una vasta fama, al punto che da tutto il mondo vengono gruppi di visitatori e fotografi. Sulla base dell’esperienza, quali ritiene siano i pregi e i difetti dello spazio circolare? L’esperienza ci dice che l’aula circolare favorisce la partecipazione alle celebrazioni. I luoghi liturgici si trovano verso il centro dello spazio e la distanza di ciascun singolo fedele da questi poli risulta accorciata, rispetto a quel che accade in uno spazio basilicale. La vicinanza aiuta la partecipazione attiva: il celebrante è confortato dalla presenza dei fedeli; i fedeli si sentono coinvolti personalmente. Osservo che anche lo spazio esterno, il sagrato, ha forma circolare e questo fa sentire vicina la presenza della cattedrale anche nelle celebrazioni all’aperto. Un aspetto negativo potrebbe essere che quando l’aula non è gremita, lo spazio libero nella corona perimetrale, assai ampio, favorisce un eccessivo movimento di persone, mentre i bambini talvolta si mettono a correre e questo può diventare occasione di distrazione. Comunque nel complesso c’è grande soddisfazione per come si svolge la liturgia in quest’aula circolare.

In alto: la planimetria. Si nota come il disegno della cattedrale ispira, nella sua circolarità, la disposizione degli spazi del sagrato. Qui sopra: il lucernario rotondo attorniato dai dodici punti luce. Qui a lato: la sezione dell’edificio. Dalla parte della città (a destra nel disegno) il complesso si trova un poco sopraelevato rispetto alla piazza. Dalla parte verso il mare (a sinistra nella sezione) il terreno è notevolmente ribassato, il che consente di ricavare su diversi livelli gli spazi per (dall’alto): l’aula celebrativa, la sacrestia e l’aula capitolare, la canonica, la cripta, le opere parrocchiali, gli ingressi. I diversi livelli sono raccordati da scale e ascensori.


Verso la conclusione

In questa intervista, Mons. Giancarlo Santi, Direttore dell’Ufficio Beni Culturali della Conferenza Episcopale Italiana, analizza l’evoluzione del progetto della Cattedrale della Spezia.

Colpisce la forma circolare della cattedrale della Spezia: sembra una impostazione studiata come soluzione possibile per le esigenze liturgiche post-conciliari. È così? La storia della nuova cattedrale della Spezia ha inizio nel 1929, anno in cui viene bandito un apposito concorso nazionale, vinto dall’architetto Del Giudice e dall’artista Cadorin, con un progetto di tipo accademico e dai caratteri fortemente monumentali. Di questo progetto non si fece nulla e nel 1956 Adalberto Libera venne incaricato di ricominciare da capo la progettazione. Libera lavorò al progetto del ’59 al ’60 e non lo sviluppò fino in fondo. Morì nel ’63. Il progetto è stato sviluppato, completato, seguito nella sua esecuzione dall’architetto Cesare Galeazzi. È possibile che quando Libera, ben prima del Concilio, pose mano al progetto, sia stato influenzato dal clima nel quale si viveva, particolarmente sensibile alla riforma liturgica. Ritengo tuttavia che Libera si sia rifatto ad alcune ricerche sviluppate degli anni ’30 da architetti razionalisti lombardi, molto sensibili agli aspetti funzionali. Ancora oggi la chiesa si deve ritenere in via di completamento. È una cattedrale che richiede ancora lungo tempo e notevoli interventi. Il suo caso fa pensare al passato, quando per costruire una cattedrale erano necessari parecchi decenni, talvolta secoli, e diversi architetti contribuivano all’opera. Quale il risultato nella organizzazione dello spazio liturgico? L’impostazione in pianta sembra riuscita, non presenta particolare problemi. Vi sono tuttavia alcune evidenti imperfezioni, in particolare per quanto riguarda l’acustica. Il problema, che peraltro non è stato affrontato in fase progettuale, può essere risolto. Altri due problemi sono aperti: la luce e il colore. Sono discutibili anche le soluzioni relative ai principali elementi liturgici. Al di fuori della celebrazione, ad esempio, l’altare costituisce una presenza debole. Anche il fonte battesimale è poco visibile. Inoltre i luoghi devozionali sono stati identificati, ma risolti in maniera scarsamente omogenea col contesto. In sintesi, la forma cilindrica della chiesa è dotata di una forza preponderante, che tende a prevaricare su ogni singolo elemento posto all’interno dell’aula. Oggi si bada molto al “genius loci”: trova che questo progetto lo interpreti in modo appropriato? Il progetto che aveva vinto il concorso era dotato di una monumentalità molto evidente entro il contesto urbano, ben visibile anche dal mare. Il progetto di Libera ha molto attenuato l’impostazione monumentale a scala territoriale. Comunque l’intenzione di dare alla città un suo nucleo centrale molto qualificato in sen
so architettonico, credo sia stata raggiunta. Sorprende un poco il modo in cui è stata risolta la copertura, che appare piana… La copertura è sospesa su 12 piloni: fa parte del carattere razionale, essenziale dell’edificio, che resta peraltro ben identificato e riconoscibile. Sarebbe plausibile un raffronto con certe chiese progettate da Mario Botta, anch’esse fondate su un disegno geometrico ed essenziale? Botta nei suoi progetti pone un particolare accento sulla dimensione verticale che invece nel progetto di Libera è meno evidenziata. Certamente Botta è molto sensibile al pensiero razionale, anche se recupera in maniera più evidente la lezione della classicità. Si potrebbe forse tentare un raffronto con altre architetture “razionali” incompiute, quali per esempio la chiesa di Firminy, di Le Corbusier.Tuttavia il progetto di questa chiesa del maestro svizzero era stato definito in tutti i dettagli. Nel caso della cattedrale della Spezia invece abbiamo un progetto che l’architetto non è riuscito a condurre in porto. Libera definì la forma generale dell’edificio, l’involucro. Ma lì si fermò il suo pensiero creativo: il progetto attende ancora una conclusione. (L.S.)

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