L’eleganza del fregio


In una villa, da ex chiesetta ad abitazione, a cavallo dei secoli ‘800 e ‘900

Progetto: arch. Andrea Crosta
Località: Guello, Bellagio (CO)
Servizio: Azzurra Lorenzetto
Foto: Lorenzo Carone

In Italia è facile che una casa non sia stata pensata ex novo ma che sia il risultato di una trasformazione che l’ha vista cambiare destinazione d’uso; come in questa abitazione che, ricavata dall’unione di tre piccoli bilocali, era stata anticamente adibita a chiesetta.
Lo stesso salotto faceva parte della navata.
Una abitazione quindi che ha abbandonato il sacro per rivolgersi a una profana destinazione di fine secolo ‘800.
Il camino, esternamente realizzato a disegno con vecchie piastrelle di cotto lombardo, che dialogano con il pavimento in cotto rosato della sala, presenta una particolarità, che lo fa balzare subito all’occhio e che si ritrova nel fregio tirolese in legno, intagliato a mano, di fine ‘700, che originariamente era stato trave di un soffitto.
Altri fregi, in ottone, quadrati, sopra le porte erano inseriti a loro volta come decorazioni di camini, a dimostrare la riuscita intercambiabilità estetico-funzionale di materiali ed elementi architettonici in un insieme riuscito di commistione di pattern differenti per rendere questa casa accogliente e ricca.
Il fregio risalta sul bianco della costruzione e il camino è simmetrico tra due finestre, in un insieme di salotto dove l’elemento luce viene esaltato anche dalla presenza di due lampade ai lati: la luce della fiamma così si accompagna e armonizza con quella naturale e artificiale.

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IL FREGIO

Quando si parla del fregio (dal latino phrygium = ricamo) l’immediato rimando va alla architettura classica degli antichi templi greci (vedi per esempio il Partenone di Atene), in quanto è la parte intermedia tra l’architrave e cornice nella trabeazione degli ordini architettonici, rappresentando una decorazione avente andamento orizzontale.
A seconda dell’ordine esso si presenta in diverse forme e contenuti, che si ripetono linearmente, passando dalle metope e triglifi del dorico, alla fascia a rilievo oppure liscia o con iscrizioni dello ionico, corinzio e poi dell’arte romana e rinascimentale.
Il termine è poi passato ad indicare anche l’ornamento, posto sui copricapi dei militari, a riportarne il grado di appartenenza.

 

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