Le ragioni di un progetto

“Questo camino è nato per separare la zona cottura dalla zona pranzo, due funzioni che è sempre meglio non unire. Pertanto il camino, essendo defilato dal tavolo dove si pranza, può essere acceso in qualsiasi momento e costituisce un elemento estremamente scenografico. La cornice del camino, molto classica, è in una pietra calcarea del vicentino. Il camino viene normalmente utilizzato per grigliare e per cucinare allo spiedo, soprattutto cacciagione, ma si tiene acceso anche solo per il calore, soprattutto visivo, che crea in questo angolo della casa. Nella zona del vicentino la tradizione vuole che nel grande camino si preparino gli spiedi di volatili come le pernici, le anitre o i fagiani. Ma lo si fa sempre meno nelle case e sempre più nei ristoranti ed è un vero peccato.”

Ville venete – testimonianze di una civiltà
Nel Quattrocento con l’espansione in terraferma della Serenissima, il patriziato veneziano inizia a investire i capitali accumulati con i traffici marittimi in beni fondiari. La scelta dei veneziani di costruirsi la villa di campagna assolveva al doppio ruolo di centro amministrativo per le attività di bonifica e di coltivazione del territorio e di luogo di meditazione e svago, riflettendo il segno di prestigio delle famiglie patrizie. La villa veneta – la cui immagine tradizionale era quella di un corpo centrale affiancato lateralmente da bassi porticati detti barchesse destinati al deposito di attrezzi e prodotti agricoli -, era caratterizzata da un unità architettonica che si armonizzava con i vari elementi e caratteri del paesaggio. I più grandi architetti furono chiamati per realizzare le ville, ma fu Andrea Palladio (Padova 1508 – Maser 1580) che seppe dare alla dimora di campagna la dimensione architettonica più alta e propria. Palladio riuscì a conferire omogeneità a complessi architettonicamente differenziati introducendo modelli classici e rivedendo con fantasia e dinamica la pianta tradizionale dell’edificio patronale, superando così la staticità dello schema tradizionale. Le ville palladiane divennero famose e imitate in tutto il mondo creando, nell’immaginario collettivo, quasi un’identificazione tra la villa veneta e l’architetto. Attualmente le ville venete censite sono circa 4000, quasi tutte costituite da complessi quali: barchesse oratori, giardini e all’interno apparati decorativi di gran rilievo. L’esigenza di poter assicurare un adeguato sostegno e ridare dignità al maggior numero di ville spesso abbandonate allo stato di degrado ha caratterizzato i 50 anni di attività dell’Istituto regionale per le ville venete.

Paeta rosta al malgrano
(tacchina allo spiedo con melograna)

La ricetta consigliata dai proprietari è un piatto tradizionale della campagna vicentina spesso eseguito in questo camino:

Paeta rosta al malgrano
(tacchina allo spiedo con melograna)

Ingredienti: tacchina, burro, lardo, pancetta, sale q.b., 2 melograni, 2 cuori di radicchio rosso di Treviso
Dopo aver spennato e svuotato la tacchina, farla frollare per quattro giorni, tenendo in frigo le frattaglie senza lavarle. Passarla sulla fiamma per togliere la peluria, lavarla, salarla internamente e ungerla col burro, quindi avvolgerla col lardo e la pancetta dopo averla salata anche all’esterno. Farla cuocere al calore della brace avendo cura di bagnarla a metà cottura col succo di una melagrana. Pennellarla sovente col condimento che gocciola nella leccarda. Una volta cotta va tagliata a pezzi e disposta su un grande piatto di portata. Cospargerla con i grani di una seconda melagrana e decorare con cuori di radicchio rosso.

 

Condividi

Utilizziamo i cookie per offrirti la migliore esperienza sul nostro sito web.
Puoi scoprire di più su quali cookie stiamo utilizzando o come disattivarli nella pagine(cookie)(technical cookies) (statistics cookies)(profiling cookies)