Le pittosculture di Anna Spagna

A colloquio con Anna Spagna pittrice dalle origini siciliane ma di adozione e formazione milanese

Servizio di: Tiziana M. Zanchi
Foto di: Paolo Vandrasch

“Le mie origini di restauratrice sono e restano importanti: il mondo del passato, interiorizzato, è fatto proprio a tal punto da diventare un criterio di valutazione ineliminabile, un retaggio storico: la mia vita testimoniata tela dopo tela. Nei miei quadri sembra apparire la tela del ragno che, quasi impulsivamente, viene irresistibile togliere tanto l’ho resa soffice, delicata come l’inevitabile, raffinato segno del tempo.” Così Anna Spagna presenta se stessa ed il proprio lavoro nel testo d’entratura al catalogo della sua mostra milanese, in corso nella prestigiosa Galleria Vinciana dal 18 Novembre al 16 Dicembre 2004.

Anna Spagna nasce a Siracusa in una famiglia di antica tradizioneantiquaria, naturale è l’approdo
al restauro così come la sua indole estroversa, intelligentemente, curiosa e dinamica la porta a frequentare attivamente artisti contemporanei, in particolare l’avanguardia.
Anna Spagna, alle sue spalle l’opera
Percorsi luminosi, 1990.

“Refolo Barocco” è il titolo che raggruppa una ventina di opere datate 2003-2004, frutto coerentemente evolutivo di questi ultimi anni di ricerca. Nella primavera del 2005 saranno nell’altrettanto nota Galleria Peccolo di Livorno. Titolo curioso accostato alle opere, soprattutto se non si conosce il divenire culturale e formativo dell’artista. Nel 1970 Anna Spagna è a Milano e, forte del suo sapere di restauratrice, trova collocazione presso il Gabinetto del Restauro delle Raccolte d’Arte del Castello Sforzesco, dove si perfeziona collaborando fino al 1977 con il Maestro Ovidio Canesi. Spirito libero e acuto, vive la propria epoca e ciò l’ha portata già da tempo ad indagare anche l’arte contemporanea. Fra le varie “correnti” predilige una tra le più avanzate che fa capo allo Studio Sant’Andrea e in particolare al gallerista Ginafranco Bellora. Vi spiccano nomi quali Accane, Carrega, Pinotti, Spatola, Valentini, Vermi, Mussio e altri. Senza abbandonare la professione del restauro che proseguirà ancora per qualche tempo presso lo studio del Professor Enos Malagutti, allestisce un atelier e inizia la ricerca di una propria identità artistica. Indagine che si svolge su tre fronti: materico, cromatico e segnico,una metodologia analitica che Anna Spagna non abbandonerà mai. Sarà segno distintivo del suo lavoro, ed è necessario comprenderlo e memorizzarlo per capire a fondo l’iter apparentemente evolutivo delle sue opere. Dico e ribadisco “apparentemente evolutivo” non perché la produzione della Spagna sia statica, anzi né è lampante esempio la serie di quadri qui riprodotti, ma neppure così irriconoscibilmente “diversa”. Infatti pur agendo a cicli e mostrando le opere per gruppi titolati e ad intervalli piuttosto ampi, non chiude mai veramente un argomento per aprirne ex-novo un altro.

Fra le varie correnti ne predilige una fra le più avanzate, quella che fa
capo all’elitario studio Sant’Andrea, in Milano. Ed erano i favolosi anni
Nuovi segni abitati, tecnica mista, presso il museo Mart-Rovereto Trento, 1988.

Le sue opere sono riconoscibilmente firmate, portano nel tempo la sua impronta, il suo stile, ma non datate. In effetti l’ordine cronologico di concreazione è un fattore non determinante. C’è un fil rouge che lega il tutto. L’apparente differenza degli insiemi è data dall’intensità di sviluppo di uno o di alcuni dei tre elementi che compongono la sua ricerca, o dalla loro armonica fusione. Ma vediamo di capire il come, il quando, il perché ciò avviene, e carpire il segreto di quale logica, razionale o inconscia, conduce la mano dell’artista. Ed è qui gioco forza seguire un ordine temporale. Il suo studio è un ordinato spazio dove entra di tutto, accanto ai più nobili materiali come tempere, olii e chine, convivono acrilici, spray, collanti, persino materiali plastici. Ed è dalla fusione di questi elementi che nel 1986 nascono le prime opere che io amo definire “pittosculture”. Una sorta di bassorilievi modellati e dipinti. L’artista si impossessa di neri sacchi di plastica, quelli preposti alla raccolta dei rifiuti urbani, li taglia, li strappa, ricuce e sovrappone, ripiega formando protuberanze e imbottiture, aggrinza, modella volute e pietrifica il tutto con potenti collanti.

Nuovi segni abitati, tecnica mista, 1987.

Sino a qui la scultura, ora la pittura, dosando aerografi, pennelli e spray, istoria tracce, li veste di minio, cobalti, ocre e li arricchisce di cromie dorate quasi a renderli sacrali e preziosi sarcofagi, memoria a venire della nostra civiltà. Nel 1989, con queste opere e una serie di “carte” esordisce a Milano, nella Libreria Buchmesse con la mostra titolata “Nuovi segni abitati”, presentazione di Tommaso Trini. Chiaramente, in questa fase, l’artista preme il tasto della ricerca soprattutto sull’elemento materico, in secondo piano su quello cromatico, mentre il terzo, quello segnico, quasi non appare ma è il p
iù evidente nella serie delle carte “Croste dell’era cristiana”. Non disegni preparatori, ma vere e proprie opere similabili a certo informale materico in cui pullulano segni come sorta di un criptato alfabeto. “Tracce” è il titolo della personale che nel 1991 espone nella Galleria Progetto Volpini di Milano.

Pagina svelata = 5, cm 80×120, 1993.
Percorsi luminosi n.1, cm 200×120,1990.
Refolo barocco-diagonale bianco, acrilico su tavola, cm 97×82, 2004

I lavori non traggono più spessore dal materiale plastico, ma dall’addensamento della pigmentazione cromatica su cui l’artista interviene con un’intensa ricerca segnica. Indagine già iniziata che prende corpo approdando ad una sorta di reticolato zigzagante in verticale o in diagonale. Questi segni si elevano a volte rispetto alla superficie della tela come spesse croste, altre la graffiano, la incidono rivelando mirabolanti substrati. La colorazione marcatamente intensa, per lo più cobalti, ocre, blu oltremare è attraversata da improvvisi raggi di luce, frecce d’oro, segni che indicano un percorso. Le opere di grandi dimensioni titolate “Percorsi luminosi” sono contraddistinte dalla numerazione. Gli stessi contenuti si evolvono su quadri dittici e trittici che non si sviluppano piatti rispetto al muro, ma vi si pongono quasi ad intersecarlo obliguamente.

Memorie, acrilico su tela, cm 50×40, 2004
Refolo barocco-nero, acrilico su tela, cm 120×80, 2004

E ciò permette di presentarli appoggiati su piani, assumendo una tridimensionalità scultorea. I dittici possono essere letti come preziosi incunamboli e i trittici assumono l’essenza di raffinate icone. Siamo nel 1994 quando Luciano Caramel redige la prefazione alla mostra “Immaginario Barocco” presso la Galleria Vinciana, in Milano. L’indagine tripartitica, materia, colore e segno è ormai storicizzata tanto che l’artista alleggerisce il suo fare. Il reticolo è spezzato in una sorta di lettera V dove si può leggere vita, vittoria, viaggio, volo, ma anche un palpitar d’ali di farfalla che rifrangendo, moltiplicano la luce, le cromie si fanno più tenui, la pigmentazione materica più rarefatta. Entrano leggeri, in punta di piedi, due nuovi elementi: il bordo del foglio ripiegato ed il frammento-dettaglio baroccheggiante che vanno letti come apporti materico-segnici. Riporto una frase di Caramel per meglio comprendere l’agire dell’artista : “ L’opera della Spagna è piuttosto immersa in un denso humus di memorie esistenziali e di cultura, anzi di cultura che con il vissuto è tutt’uno.” Ed ecco il foglio ripiegato che lascia intuire ma non narra diari di sogni, fantasie e memorie esistenziali, ed il frammento dorato, dettaglio barocco che affiora da un substrato culturale intensamente vissuto. Arriviamo a“Refolo Barocco”, presentata da Vittoria Biasi.

Rosso – 1, acrilico su tela, cm 164×92, 2004
Bianco, acrilico su tavola, cm 160×90, 2004
Azzurro, acrilico su tavola, cm 170×90, 2004

Fermi restando i valori e gli elementi già esplorati precedentemente entra in scena un refolo che dolcemente e forse maliziosamente sospinge Anna Spagna ad un excursus sul colore. Abbandona quelli finora usati e con grinta affronta per la prima volta il rosso, lo indaga, lo sonda, lo ribalta ed appagata, lo abbandona per approdare al bianco, risale certe gamme di grigio per giungere al nero, opera con cui conclude questo ciclo pittorico che indaga le cromie. Possiamo pensare che l’artista avendo esaustivamente analizzato i tre argomenti della sua ricerca, materia, segno, colore, abbia terminato il suo iter, soprattutto avendo siglato il suo lavoro con una tela dalla campitura nera. In quanto assenza di colore e paritario al buio, siamo portati ad attribuire al nero una connotazione escatologica, ma è nel buio che si cerca e trova la luce, sinonimo di vita. Solo attraversando il buio, superando le paventate livide ombre ed oltrepassando il nero, si attua una catarsi rigeneratrice foriera di luce, vita e rinascita. Ed è proprio sotto questo auspicio che attendiamo la prossima mostra di Anna Spagna.

Anna Spagna – Studio – Via M. Quadrio,18 – Milano 20154 – Tel.02.29.00.00.76

Publiredazionale a cura della DBE

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