Laura Fregolent




Le trasformazioni territoriali subite dall’area centrale veneta nell’arco degli ultimi trent’anni sono state ampiamente descritte e documentate, con particolare attenzione ad un fenomeno urbano – noto come città diffusa – che presentava caratteristiche peculiari tali da renderlo un modello urbano specifico.
Le caratteristiche di queste trasformazioni si sono nel tempo individuate e riscontrate in un territorio molto più ampio del confine ‘storico’ della città diffusa, in un’area di circa 4.000 kmq che presenta caratteri di omogeneità sia da un punto di vista fisico che socio-economico, che si estende su oltre un centinaio di comuni compresi tra le città di Venezia, Padova, Vicenza e Treviso.
Quest’area, pur in una tendenziale omogeneità, presenta delle differenze importanti al suo interno: andando, infatti, ad indagare singole porzioni di questo ampio territorio si ci accorge della presenza di ambiti fortemente frammentati e ad urbanizzazione dispersa, a fronte di tendenze alla ricompattazione e alla densificazione dell’urbanizzato in altri ambiti territoriali.

L’area studio
Fonte: Laura Fregolent, Davide Martinucci (2007)
Urbanizzato: confronto 1970-2004
Fonte: Laura Fregolent, Davide Martinucci (2007)

In particolare nell’ultimo ventennio si è assistito ad un processo di compattazione dell’urbanizzato intorno ai nodi principali del sistema policentrico, caratteristico questo non solo dell’area studio ma della regione Veneto nel suo complesso e, nell’ultimo decennio, ad un processo di riempimento degli spazi ancora liberi che ha progressivamente trasformato questo territorio da campagna urbanizzata a città diffusa, a città a bassa densità.
Il riempimento avviene soprattutto con l’espansione di nuovi quartieri residenziali o aree specializzate: lottizzazioni residenziali, aree produttive e commerciali, e non più secondo il modello riconoscibile e noto della città diffusa caratterizzato, invece, da un’espansione dispersa, mista ed indifferenziata.
La costruzione di nuovi assi stradali – ad esempio, lungo il tracciato del Passante sul quale si stanno avviando e realizzando interventi che stanno trasformando profondamente i caratteri dell’area, sono previste trasformazioni d’uso del suolo da agricolo a edificabile per circa 2.000.000 mq – o l’intervento sulla rete stradale esistente con opere di
riqualificazione, adeguamento, non ultima la profusione di talvolta inutili rotonde, hanno favorito uno sviluppo edilizio che è proseguito fino all’oggi contribuendo al disegno di un sistema urbano diffuso, una città continua.
Una città continua, estesa, tendenzialmente a bassa qualità urbana e architettonica, che genera alti costi collettivi e non è sostenibile. Dal 1970 al 2004, l’area sopra descritta, ha registrato un incremento medio della superficie urbanizzata del 55%; alcuni comuni sono cresciuti del 30-40%, altri del 60-70%, mentre la crescita media sull’intera area della popolazione si è attestata solo al 9%, con grosse flessioni nei centri urbani principali che registrano – nel medesimo arco temporale – decrementi rispettivamente del -34% (Venezia), -13% (Padova), -9% (Vicenza) e -13% (Treviso), percentuali che corrispondono ad una perdita in valore assoluto di 91.989 abitanti di Venezia, di 26.729 di Padova, di 9.397 di Vicenza e di 10.302 di Treviso (per un totale di 138.417 abitanti).
Il parametro di popolazione non è, ovviamente, il solo parametro da considerare poiché le trasformazioni che il sistema socio-economico nel suo complesso ha subito e le domande che la società ha espresso si sono tradotte sul territorio in maniera diversa rispetto al passato e hanno dato forma ad una città priva però dei caratteri propri dell’urbano, iper-estesa, dipendente dal mezzo automobilistico, difficilmente servibile e con una bassa, a volte bassissima, qualità.
Una città continua costosa per la collettività, anche se tali costi non sono mai stati quantificati, la cui riqualificazione non può che passare attraverso interventi pianificatori consistenti che abbracciano l’intero territorio regionale.
A questo proposito le scelte e gli obiettivi del nuovo Piano territoriale di coordinamento regionale si concentrano in parte sulla riorganizzazione funzionale della rete dei centri presenti nel territorio, attraverso il potenziamento del sistema infrastrutturale e della mobilità, spostando, per quanto possibile, la domanda di mobilità sul trasporto
pubblico, andando a riqualificare la rete del sistema produttivo con una nuova dotazione di servizi alle imprese, e contemporaneamente prevedendo misure di contenimento nella pianificazione di nuove aree produttive, al fine di impedire un’ulteriore erosione del paesaggio storico e delle risorse naturalistiche.
Partendo dalle problematiche connesse ai processi di dispersione insediativa, sia essa residenziale o produttiva, le linee tracciate sembrano voler restituire importanza e ruolo alle città grandi e piccole – il piano parla di ricapitalizzazione della città – riannodare la trama del policentrismo, riqualificare la periferia, re-inventare aree produttive, ma soprattutto investire nei servizi e sul riuso dell’esistente.
Un giudizio, a quanto possiamo leggere, inequivocabile sui processi di dispersione e forse un tentativo per quanto poco audace di controllare un processo che nel corso degli anni è stato lasciato libero di dispiegare tutte le sue forze trasformando radicalmente il paesaggio di un Veneto rurale e contadino.

LF

IUAV, Venezia

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