L’artigiano è la “cellula”più sana del territorio


Parlare di Case di Montagna è porre l’attenzione su tre valori fondamentali che fanno dell’architettura di montagna, il più bel esempio e tema che un architetto può affrontare, risolvere, costruire; deve organizzare lo spazio che serve alla famiglia che gode il bene, e alla comunità che ne riceve il contenuto come paesaggio; gratificare il territorio che lo riconosce e se ne arricchisce

di Gjlla Giani, architetto

Il primo di questi valori è quindi il Territorio.
L’architetto deve saper interpretare la terra che lo accoglie, sentire le forze che lo animano, riconoscere i costumi, e quindi tradurre in forme quanto il territorio fortemente suggerisce.
Noi italiani siamo fortunatissimi, basta una manciata di chilometri che il paesaggio cambia sensibilmente: le tradizioni, e
la storia di un posto, sono fortemente radicate, personalissime, e orgogliose di esserlo.
La sensibilità dei suoi abitanti è un valore che va riconosciuto e rispettato: anche oggi e proprio oggi perché siamo nel Terzo millennio, deve essere sentita, apprezzata e interpretata e rispettata come “personalità collettiva” e “Genius Loci“: due parole latine, sintesi di saggezza; una responsabilità a cui non può sottrarsi il progettista, l’architetto
e l’architetto d’interni.
Secondo di questi valori: l’attenzione al Clima.
La casa sia per storia, sia per tradizione, sia per morfologia del luogo, sia per la qualità e gradimento dei materiali locali, sia per disponibilità e cultura tecnico progettuale deve essere ben progettata, ben fatta ma deve essere coerente, oggi più che mai.
Al risparmio energetico e alla difesa del benessere in tema termico e di umidità.

Importante quindi la scelta dei materiali idonei, anch’essi contenuto del paesaggio e del territorio costruito; scrupolosa deve essere l’attenzione alle forme della casa che deve essere rispettosa, nelle sue superfici, all’orientamento e al dono della luce generosa del sole.
Terzo Valore: l’imprescindibile valore dell’Artigiano che oltre a contenere in fieri i primi due valori concorre in modo preponderante alla ricchezza del patrimonio del “luogo”.
Sottolineo questo valore perché deve essere anche fortemente sentito dalle autorità pubbliche: un valore riconosciuto e rispettato, fortificato, promosso, aiutato; è una sorgente troppo importante per non soffermarmi a sottolinearne la ricchezza.
L’artigiano è la “cellula” più sana del territorio: è il singolo che forte, cosciente della sua manualità riesce a dare corpo, sostanza, materia, immagine al racconto delle sue idee; il suo manufatto, nel rimanere nel tempo, è un fare poesia solidificando il messaggio nella materia.
L’artigiano che vive nel suo territorio sente forte l’atmosfera materiale ed emotiva condivisa con i suoi abitanti; sa riconoscere la peculiarità dei suoi prati, dei boschi, della chiesa del posto; la casa, la stalla dei suoi ricordi… riconosce e apprezza i frutti delle sue montagne, i suoi sassi, le pietre che i suoi nonni spaccavano per farne rifugio con i legni,
scegliendo sapientemente quali legni da costruzione o da intaglio.

L’artigiano sa piegare il ferro, lo addolcisce per farne oggetto di poetica tutta sua; sa intagliare il legno o semplicemente lavorarlo e sentire la sua superficie con lo sfioro della mano; ferma nel tempo forme che le sue tradizioni suggeriscono…
idee che vengono da lontano… fin da bambino suggestioni ed emozioni che poi diventano idee che plasmano la materia.
Le idee diventano quella sostanza che si guarda, si ritocca, si riguarda e si riconosce in un messaggio continuo ricco di antiche emozioni che si rinnovano per essere condivise.
L’architetto deve essere tutore e responsabile di questi tre valori quando deve progettare la casa di montagna.
La parola “architetto“, nella sua etimologia che risale alla lingua greca antica, significa “archè” capo-coordinatore e “tecton”, costruire.
L’architetto che non fa ricerca e non obbedisce alla storia e alla cultura del territorio cade nella sciagura del “solipsismo”, realizzando un progetto generato nell’arido compiacimento di se stesso, del tutto casuale, discutibile, estraneo alla sensibilità del luogo; il rispetto etico dei luoghi, il fare insieme agli altri costruttori (indispensabili suggeritori di idee e competenze) il progetto e la sua realizzazione, è il solo percorso per una realizzazione eccellente e armonicamente
inserita nel “genius loci”.
Ecco allora che il bravo architetto non può non riconoscere ed esimersi dal suo doveroso ruolo di coordinatore: nel fare insieme deve guidare la realizzazione del proprio progetto con la sua personalità e le proprie intuizioni peculiari, ma
nel contempo deve saper condividere, ascoltare, accettare, riconoscere e mediare le proposte di quanto gli artigiani suggeriscono, propongono, che possono e sanno fare, con grande competenza.
Le idee in questo modo si fortificano, diventano la case di montagna, riconoscibile e condivisa.
Una casa oggi, anche se in modo innovativo, deve essere ”nido”, ”cocoon”, contenitore di percorsi, prospettive, spazi di pausa e di lavoro, successioni di momenti, occasioni di luci e sensazioni tattili; partecipazioni fisiche dei nostri cinque sensi, tutti nessuno escluso; dal profumo ai suoni si generano sensazioni che al fine permettono quotidianamente compiacimenti positivi, che sono generatori di quel sorriso e quella qualità di vivere il proprio ambiente con felicità.
Felicità che se è in armonia con i luoghi diventa contagiosa. All’architetto questa responsabilità, all’artigiano questo impegno.

(Intervento, come ospite, in occasione del conv
egno a Cortina d’Ampezzo, agosto 2009)

 

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