L’architettura imita la natura, la natura imita l’architettura

Dovrei spiegare, per prima cosa, perché ho scelto questo titolo per il mio intervento. Spero che più di uno avrà subito colto il riferimento all’epitaffio per la tomba di Raffaello al Pantheon. Qualcosa che ritorna nei miei pensieri, ne avevo già parlato in un altro Seminario di Camerino, così come ogni volta che passo davanti al Pantheon mi fermo ed entro, per quanto di fretta possa andare. Il Pantheon del resto affascina anche Michelle Obama … magari per via di Don Brown o del film che Ron Howard ha tratto da Angeli e Demoni, ma non facciamo gli schizzinosi …
Ille hic est Raphael, timuit quo sospite vinci rerum magna parens, et moriente mori. ‘Questo è Raffaello. Temette lui vivo di esserne vinta, la grande madre di ogni cosa, e, morendo lui, di morire’. L’epitaffio del Bembo non nasce da un’intuizione improvvisa. È preceduto da altri epitaffi sul tema natura-architettura (mi pare di ricordare i monumenti di Andrea Bregno a Santa Maria del Popolo a Roma; e qualcosa a Venezia, nella chiesa dei Tolentini …).
Panofsky ha scritto pagine straordinarie sull’imitazione della natura nella concezione rinascimentale dell’arte, che vorrei ricordare meglio.
Assimilando quelle letture, che ormai risalgono agli anni dell’Università, posso averle fraintese (ma forse uno dei meccanismi più forti della cultura è proprio l’assimilazione – fraintendimento). L’epitaffio del Bembo per Raffaello mi sembra coroni il processo, che percorre tutto il Rinascimento, di affrancamento dell’arte dal semplice ruolo di scimmia della natura. Questa scimmia non copia più soltanto, inventa, diventa un elemento attivo nel processo creativo, si affianca alla natura.
Ecco perché la Natura teme di morire con la morte di Raffaello.
Natura e architettura sono della stessa sostanza, come l’uomo Adamo è la stessa sostanza di Dio nella raffigurazione michelangiolesca della sua creazione, affrescata sulla volta della Cappella Sistina. L’architettura dopo Raffaello è un flusso creativo continuo, che si prolunga negli affreschi che la decorano (la Farnesina), nei giardini, nella città (la facciata di palazzo Massimo delle Colonne del Peruzzi). Assumendo su di sé il ruolo della natura, ma essendo la natura dell’architettura differente da quella della natura, artificiale anziché naturale, ammetterà sempre meno vuoti.
Coerentemente l’estrema fase dell’architettura umanistica, il rococò, è all’insegna dell’horror vacui. Nulla del testo nel rococò letterario, da Giovambattista Marino a Vivant Denon, nulla della facciata – analogo del foglio di carta ancora bianco – nel rococò architettonico, può presentarsi come pausa, restare non scritto o non decorato: tutto deve essere sorpresa, comunicazione, simbolo. Estrema conseguenza del tentativo di mantenere all’uomo il ruolo di punto d’incontro di microcosmo e macrocosmo, l’essere in cui si risolve l’altrimenti insanabile conflitto di realtà e ideale, finito e infinito …
Col romanticismo questo equilibrio si rompe, dividendosi di nuovo in due anime. Da un lato, l’affermazione di un soggetto assoluto (l’io fichtiano che pone fuori di sé il mondo ed è centro e motore di ogni realtà), dall’altro l’esaltazione della natura e dell’oggettività come sede di una vita vera e superiore inattingibile al singolo individuo.
Se William Morris risolve ancora in unità il rinnovato dualismo, con la sua celebre definizione di architettura come ‘qualsiasi modificazione apportata alla crosta terrestre’, l’architettura moderna – sia nella versione settecentesca di architettura dell’illuminismo sia nella versione novecentesca di architettura funzionalista – si schiera piuttosto dalla parte del soggetto assoluto. Non potrebbe essere diversamente, in un mondo laico, che non insegue più il Sacro Graal della verità trascendente … Ma questo mondo (che dal Novecento si è prolungato negli anni Duemila) è contrassegnato dal paradosso di Robert Musil.
Ciascuno di noi irriducibili individualisti è convinto di essere un soggetto sovrano, che non ammette mediazioni sovra individuali, eppure i nostri atti sono statisticamente prevedibili …Tra natura e architettura non c’è più la perfetta coincidenza umanistica, l’uomo non la misura più, e nemmeno la può trasformare in astrazione (come l’uomo del Vitruvio di Cesare Cesariano definisce col suo corpo il quadrato ed il cerchio), ma restano indefinite corrispondenze … Il modello dell’abitazione per Laugier non è più la grotta naturale (così collegata alla caverna platonica …), ma la capanna, primitiva, incontestabilmente opera dell’uomo… L’intervento dell’uomo, per trasformare i tronchi ed i rami degli alberi nella sua abitazione, è semplice, per così dire naturale … La ragione umana è tanto più feconda quanto più sa andare oltre l’apparenza delle cose, non fermandosi all’imitazione pedissequa delle forme della natura, ma penetrandone i meccanismi di funzionamento … In questo senso Loos afferma che ornamento è delitto, perché, come i selvaggi, si ferma alla visione magica, all’apparenza …
Dai tempi di Loos la matematica, la fisica, le scienze, hanno molto cambiato la concezione della natura. Per la scienza moderna la ‘natura della natura’ è molto diversa dal senso comune rinascimentale.
Che – pensiamo agli affreschi di palazzo Schifanoia a Ferrara – non voleva rinunciare al cosmo medioevale, ai nove cieli, all’empireo, all’astrologia, alla pienezza di corrispondenze microcosmo – macrocosmo …
Oggi invece sappiamo che la natura dell’universo è più simile al caos che all’ordine, e che è contrassegnata piuttosto dal vuoto che dal pieno …

Potrei andare avanti ancora a lungo con questo genere di considerazioni, ma alla fine dovrei sempre arrendermi alla constatazione che una cosa è l’affrancamento dell’architettura dall’imitazione della natura, un’altra è dimostrare che la natura abbia iniziato ad imitare l’architettura.
Voglio precisare di aver inteso fare soprattutto un’affermazione satirica. Da mondo alla rovescia.
Molte cose oggi ci appaiono completamente rovesciate, come i giudizi universali di Hieronimus Bosch o di Peter Brueghel … La protezione civile dovrebbe avere il compito di prevenire, o di prevedere il modo in cui alleviare gli effetti dei cataclismi naturali … Al contrario, la protezione civile in Italia non ha nessun piano, non prevede nulla ed entra in funzione – rigorosamente – solo dopo la catastrofe … Entrando in funzione, il suo scopo è quello di allontanare nel tempo il momento delle scelte, di divagare, di cogliere qualsiasi occasione possibile per giustificare i suoi indugi, persino un G8 (che sicuramente non capita tutti i giorni …). E, quando si deve scegliere, decide per le cose non essenziali (dove alloggiare le tendopoli, i baraccamenti …) ma non decide nulla per le cose difficili, come la costruzione del centro storico, o il modo di restituire alla vita una città la cui principale funzione è la funzione culturale (l’Università, i monumenti, il Castello-Museo, il Teatro Stabile …). Il principale compito dell’Italia dovrebbe essere quello di mettere in sicurezza il proprio territorio dal rischio sismico o dal rischio idrogeologico … La sua principale risorsa dovrebbe essere il paesaggio, ma, sempre per fare le cose alla rovescia, si decide prima di accorpare in un’unica direzione l’architettura moderna e l’arte contemporanea e il paesaggio, e poi di sopprimerla … Allo stesso modo si decide di accorpare in un unico Ministero i Beni e le Attività Culturali, per poi tagliare selvaggiamente sia la quota di bilancio dello Stato destinata ai Beni sia quella destinata alle attività … Si decide di affidarne la valorizzazione al Presidente del Casinò di Campione (ex manager della McDonald’s Italia) che è come dire affidiamoci alla buona sorte … Si decide di premiare le università virtuose e di punire le altre, ma sia il premio sia la punizione sono po
ca cosa di fronte all’entità dei tagli comunque decisi dal Ministero del Tesoro … Alcuni giornali (soprattutto quelli di ‘opposizione’) applaudono alla ‘rivoluzione’ nelle Università …Questo rovesciamento del senso comune si manifesta anche nella percezione del linguaggio dell’architettura e dell’arte … La diretta televisiva della manifestazione inaugurale dei Mondiali di Nuoto a Roma accoppia immagini liquide alle natiche delle figure littorie dello Stadio dei Marmi, con un curioso effetto Blade Runner … I grattacieli della ex Fiera di Milano per l’Expo 2015 non piacciono a nessuno, ma tiremm innanz … La discussione sull’Expo si concentra e si ferma alle retribuzioni ed alla sede del manager Stanca … La deconstruction è rapidamente passata di moda, ma – poiché non si conosce ancora la nuova moda – l’interesse mediatico per l’architettura è tramontato assieme alle archistar … Fuksas prosegue stancamente nelle ospitate televisive da Santoro, lo sguardo sempre più fisso …

L’imitazione della natura in Italia non passa nemmeno più per l’architettura.
A Parigi il sindaco Delanoe da qualche anno si è inventato Paris Place, e fa trasportare tonnellate di sabbia sulla riva destra della Senna. A Berlino hanno ricavato decine di aree balneabili sulla Sprea. A Valencia hanno dirottato il fiume Turia. A Napoli, città di mare (ma inutilizzabile per l’inquinamento), hanno messo nei vicoli dei Quartieri Spagnoli una piscina di plastica azzurra, ‘grande come un basso e come un basso affollata di bambini’ (Marco De Marco, direttore del Corriere del Mezzogiorno). Chi l’ha messa? Certamente non il Comune, ma questo non importa. Importa che sia un mare ready made, che non richiede nessuno sforzo di progettazione.
Mentre si può dire che in una cosa oggi la natura veramente imiti l’architettura. Dopo tanti anni di violenza distruttiva dell’architettura, nei confronti del paesaggio, naturale ed urbano, oggi la natura ha cominciato ad imitare il comportamento dell’uomo nei suoi confronti (dunque, se ricordiamo la definizione di William Morris, l’architettura …)
A Capri, a chi nuotava guardando l’isola, a Marina Piccola si presentava, accanto ai tornanti della via Krupp, un piccolo gioiello architettonico.
La piccola facciata (due porte bianche, tre colonne stile casa eolica) costruita negli anni Cinquanta da Piero Bottoni per la ‘grotta di Fra Felice’. Bottoni aveva così fornito un’altra lettura del razionalismo, rispetto a quella di Adalberto Libera con la ‘casa come me’ per Curzio Malaparte. La casa di Libera inventava rispetto alla natura, sovrapponendosi liberamente allo scoglio nel mare … Bottoni era al contrario perfettamente rispettoso del luogo, vi si accostava in punta di piedi …
Bottoni (possiamo dirlo) era l’eccezione, rispetto ad una regola che fa sembrare la casa di Libera un capolavoro di discrezione. Oggi la natura imita l’architettura nella violenza distruttrice. Gli smottamenti di terreno, che avevano costretto Bottoni a lasciare Capri (e portato ad una chiusura decennale della via Krupp), hanno cancellato il piccolo intervento di Bottoni. Oggi la grotta di Fra Felice è restituita al suo stato naturale, come se Bottoni non fosse mai intervenuto a Capri. Nulla di quello che aveva realizzato è rimasto.

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