L’anima di Malta, la voce del mito


Nei giardini di Richard England la piscina è luogo simbolico che impernia racconti ancestrali

Testi: Leonardo Servadio
Foto: Courtesy Richard England

La carriera accademica di Richard England (nato a Sliema, Malta, il 3 ottobre 1937), è associata anzitutto al nome di Gio Ponti, dal quale fu introdotto alla professione durante i suoi anni di studio presso il Politecnico di Milano. In seguito, a partire dalla metà degli anni ‘70, England ha insegnato nelle università di Londra, Liverpool, Manchester, Yale, Philadelphia e altre.
England ha aperto il proprio studio di progettazione nella natia Malta poco dopo aver conseguito la laurea, nel 1961, e dell’isola è rimasto il principale portavoce nel campo della progettazione contemporanea.
Fin dai primi anni ‘60 la sua chiesa per il villaggio di Manikata lo ha proiettato sul proscenio mondiale, evidenziando la sua precipua capacità di raccogliere le suggestioni della tradizione per ripresentarle con tratti quasi metafisici, essenziali, fortemente compenetrati di luci e ombre. Un’architettura sostanzialmente mediterranea in cui si legge il gusto per la facciata come forma e come schermo. L’accuratezza del disegno riempie le sue opere di una marcata veste grafica, in cui le linee sembrano ricercare una purezza primigenia, ideale, che possa collocarsi oltre la materia. Le realizzazioni di England sono sempre nuclei di paesaggio fortemente radicati nel luogo: e il luogo è
sempre Malta. Un’isola abitata dal sole e dal mare, dai venti e da memorie sconfinanti nel mito.

Un Giardino per Myriam a St. Julians (Malta) è il compendio della filosofia progettuale di Richard England. “Sostanzialmente è composto come uno spazio allegorico e personale in cui si intromette un gioco di scala che porta a far svanire i confini tra scultura e architettura, tra l’immagine e la realtà”.
Questo dice l’autore del progetto, che è presentato come una “arcadia privata”, “un ambiente di cristallina limpidezza
con tocchi di nostalgia e di memoria”.
Alcuni scorci sembrano riecheggiare con grande immediatezza le pitture metafisiche di De Chirico, in cui si mescolano suggestioni dell’antichità con forme votate a una pura espressione strutturale, quasi a indovinare in esse un’essenza universale capace di trascendere la complessità indefinibile dell’individualità.

Myriam è la sposa di Richard England, nonché la sua compagna nelle investigazioni progettuali: il giardino a lei
dedicato è quindi luogo di intimità ma anche necessariamente denso della più acuta espressività.
È raccoglimento e manifestazione assieme. Tutte le presenze che vi si riconoscono hanno una forte valenza simbolica.
Nello spazio aperto si inscena il dramma della vita attraverso tonalità misurate, che rifuggono dagli eccessi della
comicità o della tragedia per fondarsi su una connettività lieve quanto densa. Tempio, terrazzo, teatro si sovrappongono per dar luogo a un’atmosfera in cui gli echi delle architetture ellenistiche riprendono nuova vita:
non come imitazioni, bensì come essenze ritrovate. I colonnati che si ergono liberi sono quinte aperte, allusive
di direzioni o spazi ulteriori.
Amplitudine e naturalità non vivono tanto di presenze arboree, quanto della spensierata danza delle forme:
cippi, gradini, rocce, pinnacoli che acquistano nomi fantasiosi.
C’è una “Fontana delle Lamentazioni”, una “Scala del Desiderio”, un “Eremitaggio di Solitudine”…
Ma al centro sta una piscina. Forse ci si può pure nuotare: ma non è questo l’aspetto importante.
È “Acqua della Memoria”, il pozzo della profondità, luogo dell’anima.

Un Giardino per Myriam
Legenda:
1 Teatro della Memoria,
2 Acque della Riflessione,
3 Muro della Memoria,
4 Temenos,
5 Giardino Segreto,
6 Pinnacolo di Pace,
7 Scala del Desiderio,
8 Sentinelle del Tempo
e dello Spazio,
9 Giardino della Quintessenza,
10 Chiostro del Ricordo,
11 Giardino degli Aromi,
12 Fontana dei Lamenti,
13 Piramide della Trascendenza.

Oltre queste, per l’evento mondiale sono state realizzate, con la stessa tecnologia, due piscine temporanee: una
al Foro Italico di Roma per la pallanuoto (di m 34×20, sul Campo Centrale del tennis – v. foto in questa pagina) e
una per il nuoto sincronizzato (di m 34x21x3 h. nello Stadio della Pallacorda). Tutte queste piscine sono state realizzate con Tecnologia Myrtha®, da Piscine Castiglione.

L’anima di Malta, la voce del mito

Aquasun Lido
È un’atmosfera teatrale in cui l’acqua diventa il simbolo del più vasto mare, e gli edifici sono come le essenze di città ra
ppacificate con la natura.
È un lido, un luogo di relax in cui è centrale l’aspetto scenografico.

Nell’Aquasun Lido a St. Julians la vasca assume un ruolo di protagonista.
“Va letta come la rievocazione architettonica dell’antica città di Valdrada, di Italo Calvino, dove l’acqua fa da specchio
per immagini che non solo sono vere, ma persino più vere della realtà”.
Un Mediterraneo sognante così si mantiene culla di mitologie: gli alti timpani a vela sono l’occasione per disegnare oblò atti ad accogliere il vento. E le scale per scendere in acqua quasi appaiono un sovrappiù, un tocco di esagerato realismo.

Nella Villa di Siggiewi, nella parte sud-orientale dell’isola, risalta l’esuberanza di forme giocose che richiamano gli
edifici tradizionali dell’area mediterranea.
La piscina è nel giardino posteriore e sembra fungere da calamita per quell’accavallarsi di forme geometriche
costruite, esposte in un esercizio di ricodificazione degli archetipi vernacolari: il porticato, il loggiato, il tempietto…

La villa di Siggiewi. Che sarebbe l’architettura senza il colore?
Tale è l’intensità delle tinteggiature che persino le ombre ne sono dense, mentre i volumi si intersecano e si accavallano, separati da spazi porticati, da aerei frontoni, da colonnati che ne moltiplicano il disegno oltre i propri
confini naturali, per evidenziare come la distinzione tra ciò che è interno e ciò che è esterno sia, almeno in parte,
finzione, là dove il clima invita a godere i più ampi scenari naturali e all’architettura si chiede un sovrappiù di
allegria e un po’ d’ombra disegnata per essere amica della brezza.
Una colonna si erge solitaria, come un monito di certezza e di forza, a ricordare che mentre l’acqua scorre, sempre
qualcosa resta: a misurare la profondità del liquido contro l’infinito scenario del cielo.

 

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