L’acustica nella chiesa di Santa Maria Ausiliatrice a Pozza di Fassa (Trento)


La chiesa parrocchiale, riferimento principale della vallata, presentava un ambiente poco propenso all’intelligibilità della parola pronunciata o cantata. L’intervento dello specialista ha individuato la migliore soluzione per ridurre i riverberi che rendevano difficile la comunicazione verbale. Oggi anche senza amplificazione la voce vibra sonora e nitida.

Pozza di Fassa è una rinomata località turistica nel cuore delle Dolomiti. La posizione privilegiata e la presenza di migliaia di turisti ne fanno un sito di importanza capitale per l’economia e la cultura, non solo della valle, ma dell’intera regione.
A Santa Maria Ausiliatrice è dedicata la chiesa parrocchiale che, con la sua altissima torre campanaria, dal 1957 domina il panorama.
La sua particolare costituzione architettonica comportava notevoli problemi acustici (relativi principalmente alla scarsa intelligibilità della parola) dovuti al riverbero molto elevato.
Con l’intervento di ristrutturazione, il parroco, don Giuseppe da Pra, ha deciso che il problema acustico dovesse essere risolto, così da permettere un ascolto ottimale, coerente col ruolo della sua parrocchia per la comunicazione della parola
di Dio nel territorio.
Chi scrive ha progettato l’intervento di miglioramento acustico tenendo presente la volontà del committente di trovare una soluzione che fosse la meno invasiva possibile. Dopo un’accurata analisi dello stato di fatto e sulla base di previsioni effettuate
con sofisticate tecniche di simulazione, si è capito che era possibile offrire una soluzione efficace senza minimamente alterare la geometria dell’ambiente. Si è agito sulle proprietà acustiche delle pareti, rivestendo di materiale fonoassorbente vaire porzioni delle originali partizioni in calcestruzzo intonacato. Il risultato è apprezzabile da chiunque partecipi a una celebrazione e si può così riassumere: rilevante incremento dell’intelligibilità della parola pronunciata dall’oratore; rilevante incremento dell’intelligibilità del canto (del coro e dei solisti); rilevante incremento dell’intelligibilità della risposta dei fedeli; maggiore chiarezza del "discorso musicale"; drastica riduzione del rumore di fondo (brusio dei fedeli).
In accordo con le esigenze della committenza, sebbene l’estensione del rivestimento sia di ben 350 mq, l’intervento non stravolge minimamente le caratteristiche morfologiche della chiesa, tant’è che l’unica evidenza geometrica della presenza del materiale è data dal leggero "scalino" (lo spessore del rivestimento stesso) sulle pareti, che segue perfettamente le direttrici imposte dall’architettura.

La chiesa di Santa Maria Ausiliatrice nel contesto
del panorama montano.
Pagina a lato: i grafici analizzano la performance
acustica dell’ambiente prima e dopo l’intervento;
l’aula ecclesiale con i nuovi intonaci fonoassorbenti.
(foto di Federico Mattia Visconti)

SCENARIO ACUSTICO PRIMA DELL’INTERVENTO

Le forti criticità acustiche della chiesa erano dovute principalmente al consistente riverbero creato dalla commistione tra un ampio volume (circa 10.000 mc) e superfici perimetrali acusticamente riflettenti (prevalentemente in calcestruzzo intonacato).
Il tempo di riverberazione si attestava sopra i 6 secondi (alle frequenze medie) con uno sbilanciamento sulle basse frequenze, dove il valore superava gli 8 secondi.
In tale scenario l’intelligibilità della parola era talmente ridotta che, a sala libera, risultava persino difficile comprendere l’oratore a 3 metri di distanza. La situazione migliorava a sala occupata (i presenti assorbivano parte dell’energia sonora riducendo di conseguenza il riverbero) anche se i problemi di intelligibilità rimanevano considerevoli. Forti problemi
sussistevano anche per la comprensione dei canti, con le voci dei coristi difficilmente intelligibili. Inoltre qualsiasi rumore proveniente dall’assemblea veniva amplificato, causando un diffuso e fastidioso rumore di fondo, mentre la risposta dei fedeli giungeva al sacerdote in maniera confusa.

IL PROGETTO ACUSTICO E L’INTERVENTO

Si sono dapprima constatate "sul campo" le criticità acustiche, sia a sala vuota, sia a sala piena. Le caratteristiche acustiche sono state verificate in presenza di un oratore all’altare, con e senza amplificazione e in presenza del coro (ubicato nella cappella sud).
Dopo un’accurata analisi dello stato di fatto è stato realizzato un modello al calcolatore in grado di simulare la risposta acustica dell’ambiente.
Si è proceduto quindi alla calibrazione del modello numerico, così da riprodurre il più fedelmente possibile le caratterisctiche acustiche della chiesa; tale modello è stata la base per progettare e ottimizzare l’intervento.
Sono state quindi vagliate diverse ipotesi progettuali che hanno riguardato sia il rivestimento in materiale fonoassorbente delle superfici interne che l’inserimento di veri e propri elementi architettonici, sia fissi sia rimovibili, in grado di controllare il percorso delle onde sonore. Sono stati infine evidenziati al committente i benefici, i costi di massima e l’impatto architettonico di ciascuna soluzione. La decisione è ricaduta sulla soluzione che, risolvendo ottimamente i problemi acustici, si presentava
meno "invasiva" per l’architettura.
Si è deciso di coprire parte delle superfici interne con uno speciale strato fonoassorbente di lana di vetro rivestito a sua volta di uno speciale intonaco non riflettente, ma praticamente indistinguibile da una finitura a intonaco tradizionale.
Data la presenza di sorgenti sonore eterogenee (dalla voce del sacerdote all’organo) il materiale usato doveva essere in grado di assorbire uniformemente sia le alte, sia le basse frequenze.
Basandosi sui certificati di fonoassorbimento del materiale, si è deciso di utilizzare la variante con la risposta in frequenza
più omogenea.

È dunque seguita un’importante fase di ottimizzazione, effettuata mediante simulazioni numeriche, utilizzando anche tecniche
statistiche derivate dal "6 sigma", nonché tenendo conto di precisi vincoli dettati dalla committenza (primo tra tutti l’impossibilità di rivestire la parete di fondo dell’abside, poiché è prevista prossimamente la collocazione di una grande pittura parietale).
Grazie a questa fase di ottimizzazione è stato possibile massimizzare l’efficacia dell’intervento, minimizzando al contempo il costo dell’opera. I lavori, conclusi a luglio 2009, sono stati eseguiti da un’impresa specializzata nella posa di rivestimenti
speciali. Tolti i ponteggi, i benefici acustici sono apparsi subito evidenti. Anche a sala completamente vuota, è stato possibile comprendere le parole scandite da una persona a 30 metri di distanza, senza ricorrere all’amplificazione.
Durante la celebrazione, con la chiesa occupata, le parole del sacerdote giungono ai fedeli nitide e perfettamente intelligibili. Importanti i benefici anche per la parola cantata: le voci ora sono perfettamente definite da qualsiasi punto della chiesa le
si ascolti. Inoltre il brusio dei fedeli è molto meno fastidioso e il sacerdote riesce a sentire finalmente ben distinta la risposta dell’assemblea.

Ing. Federico Mattia Visconti, Ph.D.
progettista dell’intervento

 

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