L’ACQUA AMA IL FUOCO


Sulle colline di Los Angeles, due vasche – canali decorative sul margine del terrazzamento superiore del giardino sono sottolineate da una linea di fuoco.

Progetto di Marc Canadell, architetto
Testo di Leonardo Servadio

Siamo sui rilievi prossimi a quella zona di Los Angeles che è tra i brani di città più noti nel mondo, Hollywood, la città dello spettacolo, dove il confine tra fantasia e realtà diventa labile e il sogno si concretizza attraverso la più poderosa macchina per la produzione di immagini che mai l’uomo abbia generato. Ma qui non siamo di fronte
a immagini di sogno: l’architettura si rivela sempre fautrice di idee che diventano realizzabili, generatrice di ambienti che offrono opportunità nuove al piacere del vivere. In questa villa gli allineamenti si adagiano sulle curve “isoipse” aggiungendovi una loro realtà di artifizio dal sapore vagamente meccanico.

L’edificio nasce da una mano che ha imparato a progettare seguendo uno stato dell’arte definito dal razionalismo lecorbusieriano, in cui è importante il canto dei volumi interrotti dalle finestre a nastro entro la stereometria essenziale di cornici dal candore astratto. La piscina, duplice in tale contesto, diventa il prolungamento del costruito
nella natura organizzata. E se Le Corbusier inventò la “città lineare”, qui l’architettura inventa una nuovo concetto: quello di “piscina linea”, perché l’obiettivo principale è quello di favorire il dispiegarsi del nuoto in una lunga corsia. Ed ecco dunque l’acqua come una opportunità di libertà.

La seconda piscina segue, come un canale, il fianco dell’edificio.
Questa scenografia notturna di acqua e di fuoco pone in evidenza la “trasparenza” dell’edificio sullo sfondo della città che si stende molto più in basso. Notevole è la parete – schermo, ben visibile dalla piscina, che diventa una platea acquatica privilegiata.
Una vista dalla pedana del loggiato che definisce il fondale del giardino: il bordo vasca, le doghe lignee e lo sfioro a cascata lungo tutto il margine verso valle. Una pedana in pietra circonda il focolare aperto, il cosiddetto “braciere”. Sia questa vasca, sia quella accanto alla villa, hanno la forma di canali in quanto sono “vasche natatorie”.

Ma le vasche piscina sono anche il confine tra pendio e giardino pianeggiante, con l’aspetto funzionale e sportivo unito a quello estetico grazie a una variazione dimensionale. La duplice piscina ”lineare” non ingombra il giardino, ma ne accompagna la planimetria e offre l’occasione per evidenziarvi luoghi nuovi e originali: il braciere, anch’esso lineare coi suoi bagliori scenografici nella notte, e il pergolato che completa il bordo vasca al margine della
proprietà.
(Da La piscina n° 57)

 

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