“La stufa: il fascino della tradizione”

Se qualcuno pensa alla stufa come a un semplice oggetto gradevole ed economico per riscaldarsi, deve al più presto leggere questo libro: potrà capire le sue tante anime e il significato profondo della sua presenza.

Franco Magnani, che per decenni ha curato la rivista specialistica “La stufa” di Di Baio Editore, in questo libro ha condensato la sua esperienza professionale facendo diventare questo tema, tra la tecnologia e l’estetica, un crocevia
di esperienze storiche e il punto d’arrivo per un modo di vivere bio-compatibile.

La sua incredibile storia
La prima cosa che si viene a sapere leggendo questo libro è che la stufa, come noi la intendiamo oggi, è un’invenzione medioevale. Gli antichi romani non la usavano, perché per scaldare le loro ville facevano uso di un sistema ad aria calda nascosto sotto il pavimento, oppure ricorrevano a bracieri portatili in ferro. La forma originaria delle prime stufe, com’è documentata nei dipinti e nei disegni del XII e del XIII secolo, era quella che oggi si ritrova nella stube delle case tirolesi: una costruzione in muratura di forma squadrata coperta da una volta a botte, con inserite alcune piastrelle concave in maiolica per diffondere meglio il calore. E’ una forma che deriva dal forno per il pane già in uso nei villaggi di palafitte dell’età del bronzo, un archetipo primigenio connaturato con la natura e le necessità dell’uomo primitivo, quando da cacciatore nomade diventa agricoltore e stanziale. La stufa delle origini poteva avere dei ripiani in pietra, una panca in legno che la circondava e un piano al di sopra di tutto dove dormire quando la fiamma diminuiva. Spesso era completamente ricoperta da piastrelle concave a base quadrata: nasceva così la “stufa in
maiolica”, che a partire dal ‘500 veniva fatta con grandi blocchi di ceramica decorati con motivi rinascimentali.

La stufa tradizionale “piena” col giro d’aria interno
Il modello medioevale di stufa in muratura era stato concepito con una specie di labirinto al suo interno che aveva il compito di rallentare i flussi d’aria calda generati dalla combustione in modo di cedere tutto il calore all’interno della stanza senza disperderlo fuori attraverso il camino. E’ stata un’invenzione geniale che generava (e continua a generare tutt’oggi quando si ricorre a questa tipologia tutt’altro che superata) un riscaldamento “dolce” per convezione; in parole povere questa stufa si comporta come se tutto il suo volume fosse un enorme radiatore che cede calore alla stanza un poco alla volta. Questo significa riscaldare nel modo migliore un solo ambiente, o più ambienti collegati in open space. Oggi invece, nel tentativo di riscaldare tutto un appartamento, si è fatto ricorso a un altro sistema: quello dei getti d’aria diretti, talvolta canalizzati e aiutati da piccoli ventilatori elettrici; ma il risultato, anche se soddisfacente dal punto di vista termico, non ha più la stessa qualità, perché le sensazioni di calore
sono diverse e l’aria risulta più secca.

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Le stufe in ghisa e in altri metalli
Il metallo già entrava nelle stufe in muratura tradizionali come sportello per introdurre la legna, spesso situato in una stanza di servizio o in un corridoio adiacente, ma anche come piastra posta in fondo al focolare di un camino. Queste piastre venivano colate entro forme di cotto refrattario ottenute da stampi di quercia decorati a mano. Bastava l’idea di unire più piastre tra loro per avere una stufa in metallo. Le più antiche pervenute fino a noi sono quelle tedesche in ghisa della ditta Beiliger, attiva all’inizio del ‘600. Sono rari pezzi d’antiquariato ancora funzionanti, dove la
decorazione è quella a colonnine e cartigli di gusto ancora rinascimentale. Il montaggio di queste piastre era molto semplice: sugli spigoli era previsto un incastro che veniva poi bloccato con viti.

Nel Settecento il filantropo Beniamino Franklin inventa la stufa-camino
Era uno spirito libero che nonostante la mentalità calvinista respirata a Boston, durante il suo soggiorno a Parigi si entusiasmò per l’Illuminismo e il teismo. Inesauribile inventore, creò per il benessere dell’umanità il parafulmine e le lenti bifocali, e per il popolo della Pennsylvania una stufa superefficiente ed economica che fu chiamata stufa
Franklin. Nacque da un’intuizione geniale: fare una stufa in ghisa da produrre in serie su scala industriale e alla portata di tutti, che univa la gradevolezza visiva del caminetto all’efficienza e al calore “dolce” della stufa. Si presentava come una profonda scatola di ghisa aperta sul davanti da un caminetto, che con la sua forma ibrida permetteva l’utilizzazione diretta della fiamma mentre i fianchi irradiavano calore come una normale stufa tradizionale.
I modelli più perfezionati potevano essere chiusi con uno sportello, altri invece prelevavano aria fredda e la convogliavano nell’ambiente dopo averla riscaldata. E’ rimasto negli archivi italiani uno stampato pubblicitario
del 1778 di un imprenditore italiano che costruiva a Venezia la “Stufa di Pennsylvania”, il quale affermava che con tale stufa-camino “si ha bisogno di poca legna e si gode la dilettevole vista del fuoco, il che non avviene nelle stufe di Olanda e di Germania, dove non si può fare bollire né il caffè né altre cose”. Franklin era un genio universale che aveva capito la sua epoca.

Verso la stufa contemporanea
Dopo aver parlato delle grandi stufe del ‘700, il libro tratta con dovizia di immagini il vasto settore della stufa ottocentesca, toccando varie tipologie di quell’epoca come la stufa “a piani” sovrapposti (molto efficiente), la stufa a vapore, quella a gas, la stufa scaldavivande. Nasce in questo periostufe do la cucina organizzata modernamente dove
sono riunite in un unico blocco tutte le funzioni: la preparazione, il lavaggio e la cottura dei cibi, con la grande invenzione della “cucina economica” a legna o a carbone.

E la stufa contemporanea?
Questo è un capitolo che chi vuole acquistare una stufa dovrebbe leggere con attenzione. Tutto il sapere empirico dei secoli precedenti viene oggi rivisto con l’occhio puntato alle nuove possibilità tecnologiche, benché le basi fisiche
rimangano le stesse. Si rivalutano antichi materiali utilizzati nei paesi freddi, come la pietra ollare che permette di prolungare il tempo di cessione fino a dodici ore: con grandi stufe di quella pietra basta fare un bel fuoco la mattina e
la stanza continua a ricevere calore fino a sera. E c’è un punto delle nuove tecnologie che va sicuramente sottolineato. Essendo l’inquinamento dell’aria uno dei nodi più drammatici venuti al pettine, la principale preoccupazione dei costruttori è garantire che dal comignolo escano scarichi il più possibile puliti, un risultato che
oggi si può ottenere con l’accorgimento tecnico della doppia combustione. In parole povere, i gas prodotti dalla grande fiamma tradizionale vengono forzati a ritornare nella zona di combustione, in modo da bruciare le particelle nocive in una seconda fiammata sovrapposta alla prima. E’ un risultato che si vede a occhio nudo e che i compratori dei nuovi modelli dovrebbero richiedere e verificare.

Gli annessi e connessi
Il libro si chiude descrivendo tutto quel che può aiutare chi gestisce una stufa. Le diverse tipologie hanno infatti differenti tipi di combustibile, e cambiano anche gli accessori per lo stivaggio e la manutenzione: è molto utile conoscere anche questo lato della faccenda. Con questo il libro si chiude, aumentando l’esperienza di chi già ce l’ha e facendo venire una gran voglia di averla a chi ancora non la possiede.

(w.p.)

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