La scala verso i parametri liturgici


Nella chiesa di San Giovanni Battista, non più adibita al culto, la ristrutturazione ha ricavato un vasto spazio unico che resta diviso in verticale da un soppalco realizzato per articolare il percorso espositivo su due livelli. La grande arcata e la copertura a capriate lignee a vista conservano un richiamo all’ambiente liturgico preesistente.

Il Museo Diocesano ha trovato sede nella chiesa di San Giovanni Battista (detta degli Amalfitani), nel centro storico di San Marco Argentano.
Il cammino per la sua istituzione è stato avviato nel 1984 dal vescovo S.E. Mons. Augusto Lauro, che, una volta individuata la chiesa di San Giovanni Battista quale luogo espositivo, si è prodigato per il suo restauro e adeguamento alla nuova destinazione.

Vista della imponente scala dal soppalco. In alto,
il piano dello stesso soppalco con i dipinti. Pagina
a lato: una veduta di alcune delle opere esposte.

L’opera cominciò grazie al contributo dei fondi regionali.
L’attuale vescovo della Diocesi di San Marco Argentano – Scalea, S.E. Mons. Domenico Crusco, ha dato nuovo impulso alla realizzazione del Museo, nominando un direttore (Don Francesco Cozzitorto) e una commissione tecnico-scientifica
che provvedessero al completamento del restauro dell´edificio sacro.
I lavori si sono compiuti da febbraio a maggio 2006, con i fondi ecclesiali dell’8 per mille, e il 25 maggio 2006 è avvenuta l’inaugurazione, attraverso l’allestimento della mostra d’arte sacra: "Il Vivente" – tesori della liturgia e della devozione.
Il progetto di allestimento è stato redatto dagli architetti Ernesta De Simone, Giovanni Terranova e Giuseppe Rizzo. L’attuale direttore è Don Vincenzo Ferraro, il responsabile tecnico del Museo è l’Arch. Ernesta De Simone, mentre per l’allestimento ci sono state collaborazioni esterne con il Prof. Giorgio Leone, la D.ssa Giuseppina Mari e la D.ssa Lucia
Lojacono. La gestione del Museo diocesano è affidata alla Curia vescovile e ha registrato un afflusso annuo di circa tremila visitatori. La chiesa di San Giovanni Battista ha un’origine antichissima: infatti la testimonianza più antica depositata nelle sue sale è una pergamena, ed esattamente un Instrumentum Venditionis che risale al gennaio 1209 ed è appartenente alla collezione delle Monasteriorum Sanctae Mariae de Matina Sanctae Mariae de Sambucina et
Sancti Angeli de Frigilo Chartae Vetustiores, conservate nell’Archivio Aldobrandinie.
Dopo i lavori eseguiti negli anni 1999 e 2000, l’edificio sconsacrato si presenta ad aula unica con una imponente scala in ferro che collega il piano terra a un soppalco. Ai lati di quest’ultima emergono due finestre; la copertura è costituita da capriate lignee e manto di coppi, la pavimentazione al piano terra è in cotto mentre al piano superiore è in parquet. La struttura è dotata di servizi igienici e di tutti gli impianti generali (elettrico, antintrusione, idrico, fognario e antincendio).

Al piano terra del Museo stanno l’orificeria e l’argenteria; si nota la croce reliquario. In alto, scorcio verso la scala.
Pagina a lato: Il prospetto centrale dall’ingresso.

Già prima degli ultimi lavori dell’anno 2006, la chiesa di San Giovanni Battista non era più adibita al culto.
Il progetto di allestimento ha previsto i seguenti lavori: adeguamenti impiantistici ed edilizi e allestimento degli spazi espositivi. I beni mobili storico-artistici custoditi all’interno del museo diocesano sono suddivisi nel seguente modo: al piano terra è collocata l’oreficeria e argenteria sacra sei-settecentesca (calici, pissidi, patene, ostensori, candelabri, turiboli, etc.). Al piano superiore sono collocati i paramenti liturgici (pianete, piviali, stole, mitrie, pastorali) e i dipinti che coprono un vasto arco temporale tra il XVI e il XVIII secolo.
Spiccano per raffinatezza d’esecuzione, il busto in argento di San Nicola (opera settecentesca di scuola napoletana) e la Croce Reliquario.
Quest’ultima costituisce sicuramente il pezzo più significativo del patrimonio diocesano. Si tratta di una splendida croce medievale a bracci trilobati che recano rispettivamente, sbalzati ad altorilievo, un angelo e un medaglione con reliquia alle due estremità del braccio lungo, e la Vergine e San Giovanni alle estremità del braccio corto.

Arch. Maria Rosaria Fascì
Arch. Vincenzo Giannini

 

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