La ricostruzione della memoria

Un’intensa attività: mostre tematiche, esposizioni didascaliche, eventi sociali, un programma a lungo termine. Ma soprattutto la riscoperta della storia: un’iniziativa inedita, mirante a far rivivere le chiese scomparse e una mostra che esporrà l’incontro, cruciale per la cristianità, che avvenne a Milano alla fine del IV secolo, tra Agostino e il vescovo Ambrogio.
Dr. Paolo Biscottini

Nei chiostri di S. Eustorgio, sede del Museo Diocesano milanese, si entra attraverso una porta a vetri automatica. Lo spazio è grande, accogliente, silenzioso. L’organizzazione impeccabile: una giovane ti saluta sorridente all’entrata e ti dà il materiale informativo. C’è il bar, sempre aperto, e la saletta dove appartarsi per leggere e colloquiare. Più avanti un altro banco al quale si trovano le informazioni necessarie per una visita fruttuosa. Segreteria e presidenza sono ubicate in grandi stanzoni aperti: qui alcuni giovani studiano, scrivono, telefonano sobriamente e allegramente indaffarati.Tutto dà l’impressione di una isola felice e efficiente, in cui le opere d’arte promanano una gioia che si riflette nei volti di chi vi lavora. Il Museo Diocesano di Milano è un luogo senza ansia. Un’oasi nella città.
Chiediamo al Direttore, Paolo Biscottini, di illustrarcene attività e programmi.
«Un quadro al mese, l’iniziativa nata per far conoscere a fondo le opere del museo, è in pieno svolgimento. A maggio è stata discussa la “Madonna del Rosario” del Chiaveghino; a giugno, le opere della Sala dell’Arciconfraternita. Da novembre al febbraio 2003 avrà luogo la mostra “Il Divino Infante” che proporrà una collezione privata di sculture di Gesù Bambino. E immediatamente dopo si aprirà la mostra su “S. Maria di Brera”: una chiesa che venne distrutta nel XVIII secolo per dar luogo all’Accademia di Brera: sarà la prima di una serie sulle chiese scomparse».
Ce ne sono non poche a Milano…
«Decine e decine: di qualcuna resta memoria nei nomi di una piazza, di una strada, altre sono state inglobate in edifici di diversa destinazione. In ogni caso fanno parte della storia, dell’anima della città. Tramite le testimonianze esistenti – arredi, opere d’arte, oggetti liturgici spesso passati ad altre chiese – e tramite la documentazione di archivio, viene ricostruita la storia della chiesa, indagate le ragioni della sua fine e allestita un’esposizione che consenta di farla rivivere».
Come mai questa scelta?
«È importante lavorare sulla memoria. Il nostro compito non è solo valorizzare i beni culturali, ma anche ricostruire la memoria di quel che non esiste più – e capire perché ora non esiste».
Con che criterio le presenterete?
«Ne presenteremo una all’anno e seguiremo un ordine dettato dall’importanza delle chiese e dalla disponibilità del materiale documentario esistente. In questo modo ricostruiremo in una pianta della città l’articolarsi della topografia cristiana. È in preparazione anche una mostra su quel momento fecondo e fondante per la diocesi, e per tutta la cristianità, in cui a Milano si incontrarono Agostino e Ambrogio: una mostra di carattere archeologico con testimonianze dell’epoca provenienti anche da altri musei».
Da poco inaugurato, il Museo ha già raggiunto la sua compiutezza?
«Stiamo lavorando – per quanto non si possano indicare i possibili tempi di attuazione – alla preparazione di un nuovo assetto espositivo, che si renderà necessario con l’acquisizione di nuove opere. A lungo termine ci muoviamo su due filoni: 1) la fotografia: questa infatti è ormai un veicolo di comunicazione consono anche all’arte sacra; 2) l’arte contemporanea. Nostra intenzione è di riuscire a realizzare, prima o poi, anche una esposizione permanente di arte contemporanea, nel quarto lato oggi ancora mancante dei chiostri di S. Eustorgio».

Il Chiostro di S. Eustorgio restaurato, ove è ubicato il Museo Diocesano milanese. L’allestimento del Museo Diocesano. Collezioni dal XIV al XIX secolo. Un’altra sala espositiva.

Il Museo svolge anche attività di restauro e di corsi formativi….
«Tra breve inizierà il restauro di un Peterzano. E per quel che attiene ai corsi, attualmente se ne sta svolgendo uno di iconografia cristiana tenuto da Rosa Giorgi, autrice del “Dizionario iconografico dei Santi”, importantissimo per recuperare quelle cognizioni sul significato simbolico degli attributi ritratti nei dipinti, oggi non facilmente decifrabili. In autunno si Dr. Paolo Biscottini svolgerà anche un corso di specializzazione sui Beni Culturali Ecclesiastici, organizzato in sintonia con la Conferenza Episcopale Italiana, indirizzato agli operatori che lavorano nelle chiese o nei musei ecclesiastici. Siamo anche molto impegnati nella didattica per bambini. Attraverso mostre tematiche (recente è quella sui “fondi oro”) ci rivolgiamo alle scuole elementari e medie, per preparare visite che si svolgono in modo giocoso, adatto ai bambini».
Che vuol dire “invitiamo le scuole”?
«Che dopo aver preparato la mostra e i necessari supporti didattici, non ci limitiamo a dar notizia dell’iniziativa: ma andiamo direttamente a parlare con i responsabili di ogni singola scuola per spiegare l’importanza dell’iniziativa. Stiamo pensando anche di preparare una speciale catechesi attraverso l’arte per i cresimandi. Un’ opera d’arte vale più di mille parole».
Il vostro è un museo assai accogliente…
«Quello dell’accoglienza è un altro punto su cui stiamo lavorando. Intendiamo cancellare l’idea che la visita al museo debba essere fonte di fatica o addirittura di noia. E far sì che il museo sia un luogo dove andare per passare in modo rilassato e piacevole il tempo libero. Un luogo dove “stare”, non dove “transitare”. Per questo ospitiamo anche concerti e attraverso i “dopocena al museo” rilanciamo la convivialità».
Le attività che avete in corso sono moltissime e richiederanno un volume di lavoro impressionante. Come finanziate tutto questo?
«C’è molto volontariato, mentre il personale del museo lavora dodici ore al giorno sette giorni la settimana: siamo sempre qui. Abbiamo inoltre una persona addetta soltanto alla raccolta fondi. Ora stiamo appunto preparando una serata di raccolta fondi insieme con l’Auditorium di C.so S. Gottardo, col quale collaboriamo anche per altre iniziative musicali. I fondi raccolti verranno divisi in due. Cercheremo di costituire un gruppo di sostenitori ».
Chi sostiene il Museo lo fa per pura passione o anche per farsi pubblicità?
«C’è chi lo fa perché condivide le idee e le esperienze del museo, c’è chi lo fa non per “pubblicità”, ma per un ritorno di “immagine”: per parte nostra siamo impegnati a restituire in immagine quel che ci viene dato in denaro, tramite i progetti culturali studiati a fondo e realizzati con impegno».
L. Servadio (le foto sono di Pino Musi)

Filippo Abbiati, Miracolo della falsa madonna (nel Salone dell’Arciconfraternita del SS. Sacramento, dedicato ai miracoli dell’Eucaristia. Federico Hayez, Il Crocifisso con la Maddalena, esposto nelle sale che ospitano le opere di provenienza dalle parrocchie della Diocesi.

 

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