LA RICERCA DELLA BELLEZZA

Intervista a Mario Bellini, designer e architetto di fama mondiale.

Mario Bellini si pone davanti ad ogni progetto
senza preconcetti e pregiudizi.

Architetto Mario Bellini, può parlarci dei suoi esordi come progettista, delle sue prime esperienze progettuali?
Subito dopo la laurea, (…) negli ultimi giorni del 1959, mi sposai e con Italo Lupi e Roberto Orefice, (…) venimmo a sapere che l’Ufficio Sviluppo de la Rinascente, diretto da Augusto Morello, cercava due creativi (…) perché aveva in progetto (…) di creare la propria grafica, (…) con un marchio speciale (…) e di proporre (…) lampade, complementi, mobili, imbottiti, tavoli, con un disegno ad hoc per la Rinascente prodotti da aziende diverse (…). Ho fatto un’immediata esperienza pratica (…) su come si pensano le cose, (…) come ci si mette in relazione con i fabbricanti, le tecnologie, i materiali. (…) Dopo due anni dall’inizio, Morello ci chiama e dice: “purtroppo sono costretto a chiudere questo settore (…) perché la direzione generale non vuole più progettare al proprio interno (…)”. Allora mi propose a
Roberto Olivetti (…); in quel periodo l’Olivetti, la più importante azienda del mondo dal punto di vista del design, stava entrando in forza nel settore dell’informatizzazione, passando dalla meccanica all’elettronica. Fui preso come consulente. (…) Avevo intanto già instaurato dei rapporti di disegno con Cassina, azienda d’arredi di livello mondiale (…). Ero stato invitato a disegnare un mobile per la Biennale dello Standard (…) e nel ’61, all’età di 26 anni, disegnai loro un tavolo, con un produttore, che vinse subito il Compasso d’Oro (Foto 1) (…). Il produttore chiuse la sua attività (…) però riuscii ad avere un colloquio con il mitico Cesare Cassina, (…) feci mandare là il tavolo e (…) lui mi chiese di disegnare per loro (…). Progettai inoltre le prime cose della C&B, Cassina e Busnelli, fondata pochi anni dopo (…): Amanta (Foto 2), diventata un mito, un guscio di plastica con i cuscini dentro, poi le Bambole, (Foto 3), un altro mito. Con Cassina progettai vari arredi, come la Cab, (Foto 4), che fu un grande successo. Il successo travolgente (…) spiega perché, per poco più di vent’anni, mi fossi astenuto dal cominciare a fare architettura. (…) Agli inizi degli anni Ottanta (…) ebbi delle grandi commesse d’architettura dal Giappone, dove ero diventato molto noto anche con il design (…). Ottenni di fare il Tokyo Design Centre, (Foto 7), una delle mie cose più riuscite. Progettai lo Yokohama Business Park, (Foto 8), ed il Risonare Vivre Club, (Foto 9), (…) un complesso con alberghi, piscine, convention center, music hall (…). In Italia ottenni due commesse fondamentali: Il complesso espositivo congressuale di Villa Erba, (Foto
10), sul Lago di Como e la grande espansione della Fiera di Milano al Portello, (Foto 11).

“Il viaggio di ricerca, di scoperta, è sempre il mio modo di lavorare”

1 – Tavolo Cartesius, 2004, riedizione del tavolo Compasso d’Oro 1962, Pedretti; Andreu World.
2 – Sedili imbottiti componibili Amanta, 1966; B & B Italia.
3 – Famiglia di imbottiti Le Bambole, 1972-2007; B & B Italia spa.
4 – Poltroncina Cab 413, 1979; Cassina spa.
5 – Imbottiti componibili 932, 1965; Cassina spa.
6 – Calcolatrice elettronica portatile scrivente a batteria Divisumma 18, 1973; Ing. C. Olivetti & C. spa.

Quali sono le idee fondanti dei suoi progetti, può parlarci del processo di ideazione di una delle sue architetture
o di uno dei suoi oggetti?

(…) applico la nozione di creazione ad una gamma molto larga di oggetti, (…) da quello che si chiama design, ovvero gli arredi, le suppellettili, le macchine, etc. fino alle grandi architetture, ai masterplan, passando per la progettazione d’interni, gli allestimenti etc. Puoi disegnare una sedia o un grattacielo, provvisto che tu abbia sempre presente l’enorme differenza che c’è tra l’una e l’altro (…).
Gli oggetti, le suppellettili, le macchine, fanno parte della cultura dell’abitare e sono in contatto diretto con il nostro corpo, (…) sono di una scala tale per cui siamo in un rapporto quasi paritetico (…). In un grattacielo, in una chiesa, in un tempio, abitiamo, con una sedia coabitiamo, non ci sediamo su un grattacielo (…). Le Corbusier ha fatto degli straordinari capolavori in architettura, nei grandi masterplan e nel campo degli arredi (…). Un normale imbottito è una cosa molle che ha dentro una struttura, lui l’ha inciso, ha tirato fuori la struttura e l’ha messa da una parte, l’ha richiuso, ricucito (…) ed ha ingabbiato questicuscini in una struttura, (…) questa è stata una rivoluzione. Io poi ho fatto una cosa successiva per Cassina agli inizi degli anni Sessanta, (…) ho p
reso la struttura, l’ho buttata via, ho tenuto solo i cuscini ed ho messo loro una cintura intorno: “la 932”, (Foto 5) (…). Il mio punto di vista è questo: “si possono fare le due cose, ma bisogna comprenderle molto bene (…)”, il mio modo di lavorare poi è simile sia in architettura sia nel campo del design, con una differenza fondamentale che è la seguente: “di mettermi davanti a un nuovo progetto senza avere pre – concetti, quindi neanche pregiudizi” (…). Quando inizio questo percorso, che amo definire come un viaggio, un’avventura di scoperta, quasi mai conosco la fine, la meta, mi metto in viaggio con il mio fardello di conoscenze, emozioni, (…) ma anche di necessità, requisiti, bisogni, che talvolta un committente ti pone e cammino alla ricerca (…) della bellezza (…). Io non so che sedia disegnerò (…), quando ho fatto la Cab, (Foto 4), (…) ero al Centro Cassina, (…) volevo creare una sedia supertecnologica, poi mi sono reso conto che non (…) era forse ancora il momento adatto (…), allora ho detto: “facciamo una sedia che faccia riferimento all’idea platonica di
sedia”. Ho tracciato (…) il sedile un po’ inclinato, lo schienale che faceva un angolo di 105° con il sedile, la gamba davanti diritta, la gamba dietro un po’ inclinata (…), questa è l’idea di un bambino, (…). Ho fatto fare un telaietto in acciaio (…), poi mi è venuta l’idea bizzarra di integrarlo con una specie di abito, di sella di cuoio cucita (…). Nel giro di mesi di lavoro è nata una sedia non “rivestita di” cuoio, ma “fatta di” cuoio, con una leggera anima d’acciaio dentro, cosa che non aveva precedenti (…), infatti credo d’avere inventato la sedia fatta di cuoio (…). Questo viaggio di ricerca, di scoperta, è sempre il mio modo di lavorare, (…) è un po’ come cercare la cuccagna o l’albero della felicità (…). Non credo assolutamente nelle supposte metodologie della progettazione (…) che raccontano (…) nelle scuole di design, (…) non esistono metodologie, la progettazione è un’avventura, un viaggio, un complesso (…). Non credo che “form follows function”: è una delle cose più stupide che abbia mai sentito dire, che non s’è mai potuta dimostrare(…). “Form follows form!” (…). L’assunto o la credenza di ascendenza veterorazionalista, germanico- bauhausiana che, prendendo le necessità, i bisogni, le tecnologie, i materiali e le caratteristiche, mettendo tutto insieme e studiando il problema ne venga fuori la soluzione giusta, è una palla (…).

7 – Tokyo Design Centre, 1988-1992, Giappone.
8 – Yokohama Business Park, 1987-1991, Giappone.

Era un enunciato che conteneva un teorema poetico e in quanto tale lecito (…). Non è vero che un cubo, o una superficie piana è più semplice, minimale, meno carica di segni sovrastrutturali di quanto non sia una forma mossa, perché un cubo può essere di un peso, di una violenza, di una densità espressiva, superiore a quella di un oggetto affusolato o che dà magari delle impressioni più mosse, più barocche.. Sono tutti pregiudizi.
Ho imparato questo lavorando ed ho sempre contestato perfino le definizioni: parole come design, che trovo del tutto fragili, scientificamente e filosoficamente non dimostrabili, le ho sempre contestate sin da giovanissimo (…). Contesto che esista una cosa che si chiama design che è nata a un certo momento, negli anni Venti per esempio: una sedia disegnata da un artigiano – creatore del periodo dei faraoni è una sedia sotto tutti gli effetti così come una che ho disegnato io: non c’è discontinuità, né il supposto intervenire delle tecniche industriali moderne dà diritto di fare una cesura tra le produzioni del prima e le produzioni di dopo (…). Il design oggi, così come viene usata come parola ed elemento di manifestazioni varie, non è che la connotazione dello stile del nostro tempo (…).

I cambiamenti sociali in atto nella società occidentale, penso ad esempio (…) alla bassa natalità, alle migrazioni di uomini da altri continenti, ai recenti episodi di violenza sociale ed al ritorno di idee politiche destrorse, influenzano la sua progettazione?
(…) Io sono, come tutti noi, un cittadino del nostro tempo (…) e come tutti gli architetti e i disegnatori di cose anch’io rifletto il mio tempo, non solo io, per fortuna, ma anche i miei committenti. (…) Il committente è un’espressione di questo mondo: della sicurezza, della scarsità, dei meno figli (…), esprime intrinsecamente la realtà (…). Sei automaticamente in questo flusso, non te lo devi neanche porre (…).

9 – Risonare Vivre Club, 1989 -1992, Giappone.
10 – Centro Esposizioni e Congressi Villa Erba, 1986 -1990, Cernobbio (CO).
11 – Fiera Milano City – Quartiere Portello, 1987-1997, Milano.

Condivide i temi del Congresso Mondiale di Architettura di Torino: cultura, democrazia, speranza e crede l’architettura oggi segua queste logiche?
Può illustrarci il progetto del nuovo Centro Culturale-Biblioteca di Torino?

(…) Connettere l’architettura con cultura, democrazia, speranza, vita di cittadino, è insito nel fatto stesso che l’architettura è diventata un argomento che fa notizia, di cui si parla, che suscita polemiche (…), segno di una partecipazione civile all’architettura, quindi certamente condivido i temi. Sono stato invitato al Congresso Mondiale per parlare di edifici per la cultura.
Avevo vinto nel 2001 un grande concorso internazionale lanciato dal Comune di Torino per progettare la prima vera grande Public Library in Italia (Foto 14): un’istituzione di carattere anglosassone (…) aperta a tutti, 7 giorni su 7, (…) dal mattino alla sera, ai bambini, ai ragazzi, alle massaie, alle donne che lavorano, ai lavoratori, (…) alle persone ven
ute di recente meno integrate, agli anziani, agli studiosi, agli specialisti etc. offrendo di tutto: mostre, emeroteche, sistemi per sentire la musica, piccoli convegni, dibattiti, spazi dedicati ai tipi di età, di interesse, strutture tali per cui il successo si misura dalla frequentazione (…). Questa public library, (…) sarà una struttura (…) che parla (…) di cultura, democrazia, integrazione, (…) un tema molto appassionante per me e quest’anno è stato consolidato il finanziamento per far partire il cantiere (…).
È esposta a nord, la luce ideale (…) per leggere, disegnare, scrivere (…). C’è un sistema automatico che prende (…) i libri (…) e li mette sul banco, quando non sei tu che li cerchi direttamente (…) negli scaffali a tema. Una grande galleria urbana di collegamento tra due parti della città è dotata di pannelli fotovoltaici; in alto ci sono ristorante, caffè e osservatorio delle Alpi, l’ultimo piano è una terrazza per eventi urbani (…).

12 – Rinnovo radicale Sede Centrale Deutsche Bank, 2006 – in corso, Francoforte, Germania.
13 – Museo di Arti Islamiche al Louvre, 2005 – in corso, Parigi, Francia.
14 – Centro Culturale di Torino, 2001- in corso, Torino.

Considera la sua produzione arte e da quali arti trae ispirazione?
L’architettura è una delle arti e tal quale gran parte di quello che si chiama design (…). Al Moma di New York nella sezione Design ci sono ben 25 mie creazioni (…). Sono influenzato dalle arti figurative (…). A cosa sta lavorando in questo momento e quali sono le future evoluzioni del suo lavoro? Sto lavorando alla trasformazione di uno dei tre edifici del Portello (Foto 11) (…) nel più grande centro Congressi d’Europa. (…) Una enorme superficiedrago messa sopra genera energia attraverso la sua pelle. Sto progettando poi il museo per le Arti Islamiche al Louvre, (Foto 13), (…) il secondo edificio moderno dopo la piramide, in una corte a fianco (…). Si tratta di un concorso vinto con un collega francese (Zaha Hadid è arrivata seconda). Lavoro inoltre al totale rifacimento degli Head Quarters di Deutsche Bank a Francoforte , (Foto 12) (…), un concorso internazionale, vinto di recente. La Deutsche Bank è composta da (…) due torri gemelle con una grande piazza di quattro piani alla base (…).
Vengono lasciati solo i pilastri scarnificati e le solette, qualcuna si modifica e viene rifatto tutto: facciate, interni, funzioni, destinazioni. C’è un atrio pazzesco con una gigantesca sfera di collegamento (…).

Qual è il progetto a cui è rimasto più affezionato, che le ha dato di più dal punto di vista emozionale?
(…) quando tu fai una cosa, se sei onesto con te stesso la fai sempre con il massimo di emozione, di affezione etc., poi bisogna prendere distanza per rispondere a una domanda del genere, bisogna lasciarsi morire, rinascere in un altro posto e guardare da lontano (…).

BIOGRAFIA

MARIO BELLINI, architetto
Architetto milanese, ha disegnato oggetti e arredi per Olivetti, Cassina, B&B, Flou, Vitra, Rosenthal, Yamaha e altri. Premiato con 8 Compasso d’Oro. Nel 1987 il Museo d’Arte Moderna di New York gli ha dedicato una personale. Numerose le opere d’architettura: il quartiere Portello della Fiera di Milano; il Centro Esposizioni e Congressi di Villa Erba; il Tokyo Design Center; la sede di Natuzzi America (USA); il nuovo quartiere della Fiera di Essen in Germania. Vincitore dei concorsi internazionali per la National Gallery of Victoria a Melbourne; il nuovo Centro Culturale e Teatro di Torino; il Museo di Arti Islamiche al Louvre; il rifacimento della sede di Deutsche Bank a Francoforte. Nel 2008 si è aperto il cantiere del complesso Verona Forum ed è stato incaricato del piano e del progetto del Parco Scientifico-Tecnologico sulla collina degli Erzelli, a Genova, con il campus delle Facoltà di Ingegneria. Direttore della rivista Domus dal 1986 al ‘91, ha tenuto conferenze e corsi nelle più importanti sedi internazionali. Nel 2004 il Presidente della Repubblica Italiana gli ha conferito la Medaglia d’Oro quale riconoscimento per la sua attività in Italia e all’estero. Nell’aprile 2009 la Triennale di Milano gli dedicherà una grande mostra retrospettiva.

Dott. Arch. Giacomo Cornelio

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