La ricchezza di un luogo per la comunità

In quanto dirigente di azienda, lei conosce dall’interno il mondo
dell’imprenditoria, che agisce nel nome dell’efficienza. Un luogo
come il sagrato da tale punto di vista apparirebbe forse inutile
e non a caso spesso nella città contemporanea cade nell’oblio….

Anzitutto contesto che il sagrato sia da considerarsi "inutile". Vi si ritrova la comunità per momenti di condivisione e di preparazione al culto. Questi sono momenti cruciali, anche nel contesto del mondo contemporaneo, che in prevalenza appare volto all’efficienza. Ciò detto, bisogna considerare che per la comunità dei credenti, il sagrato può anche diventare un luogo in cui la solidarietà riesce a far rima con utilità. Penso per esempio all’iniziativa che stiamo portando avanti noi di Avvenire, sotto il nome di "Portaparola". Le comunità parrocchiali sono chiamate ad una sfida decisiva per il futuro: imparare a “leggere” i mass media, sviluppando le capacità critiche dei credenti;
Dr. Paolo Nusiner
Direttore Generale
del quotidiano "Avvenire"

per questo è stato avviato il progetto “Portaparola” che ha come obiettivo quello di creare un luogo vivo all’interno della parrocchia sostenuto da animatori della comunicazione e della cultura dove promuovere Avvenire e le altre testate cattoliche anche quelle parrocchiali o diocesane. Per il “Portaparola” il sagrato è il luogo ideale: proprio perché
è qui che la comunità si ritrova nel momento della condivisione e del dialogo: un sito fisico, si, ma anche un punto di riferimento del pensiero e della responsabilità.

Se si trovasse di fronte a una platea di imprenditori e dovesse convincerli dell’importanza del sagrato, che cosa direbbe?
Credo che oggi, nella vita convulsa della città, siano pochi i luoghi dove ci si possa incontrare per fare quattro chiacchiere, per scambiarsi opinioni e approfondire tematiche importanti. Ma sotto questa prospettiva penso che il sagrato sia forse uno dei luoghi migliori. Ovviamente ha una funzione sua propria e non può essere stravolto. Non lo si può trasformare in luogo di mercato. Ma chiunque, anche gli imprenditori in quanto persone e credenti, hanno bisogno
di incontrarsi, di capire, di dialogare…

Nella sua esperienza personale, quali sono i sagrati più significativi?
Ricordo ancora con emozione il sagrato della parrocchia di Santa Lucia a Bergamo dove sono cresciuto. Nella memoria
mi resta come un luogo di grande luminosità. Pieno di luce: non solo perché aperto all’intorno, ma anche perché è lì che ci si incontrava tra amici nei momenti della condivisione. Lo stesso accade nel sagrato, a forma di piazzetta, di Santa Caterina, mia attuale parrocchia: ci si trova all’uscita delle celebrazioni, e la partecipazione e la condivisione del momento liturgico si traduce in qualcosa che permane, anche al di fuori della chiesa.

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