La proposta di recupero dei gasometri

L’idea del recupero del Gasometro e dell’area su cui insiste e apparentemente non nuova, in realta, per come e stata impostata appare completamente innovativa perche l’ipotesi di far rammentare la presenza dei Gasometri con un utilizzo diverso, assolutamente nuovo e diverso,si offre come una grande opportunita.
Per potenziare ed incrementare questa idea sono servite delle proposte e dei contatti, non acquisiti ma in fieri, che hanno dimostrano pero una grande disponibilita alla concertazione da parte degli enti interessati, quali l’amministrazione comunale, Vesta (ora Veritas), , la Provincia, la Regione, gli Istituti scolastici con sede nell’area. Il salto qualitativo di grande rilevanza e proprio questo : far diventare un luogo di secondaria
importanza, abbandonato sino ad oggi, un’area di risorse, potenzialita e sviluppo.
Va detto anche che i problemi che qui si concentrano sono i problemi di una citta che vuole mantenere la sua fisionomia e nel contempo essere capace di ospitare la trasformazione, rispettosa del passato, senza negarsi al futuro.
A questo bisogna credere fermamente per trovare i modi ed i mezzi per realizzare il progetto. C’e una grande fiducia di riuscire a realizzare una grande biblioteca, di cui abbiamo un estremo bisogno, non solo quale servizio agli utenti, ma quale luogo di studi, di raccolta dei saperi, dal quale possano partire piu iniziative. Su questo e piu difficile trovare interlocutori, ma la qualita della proposta di costruire una grande biblioteca accessibile ai cittadini di Venezia, agli studiosi, a tutti coloro che vorranno usufruirne, e curiosamente una proposta che sinora nessuno aveva fatto.
La cultura va di pari passo con l’economia, con i luoghi, con lo sviluppo possibile. Ben venga l’ipotesi che oltre alla biblioteca ci possano essere delle attivita piu o meno vicine, anche se non necessariamente affini, che permettano di dare nuova vita a tutta l’area.
Ragionare in questi termini in una citta come Venezia, diviene una questione di sopravvivenza, e accettare la poliedricita come un’occasione e non come un accentramento. Venezia e cosi: ogni luogo ha una sua specificita, senza che mai gli uni neghino gli altri, al contrario si leghino in rapporti lanciati verso il futuro. L’attivita della Sovrintendenza va in questa direzione, anche se e difficile e difficilmente comprensibile. L’abbiamo visto con le Gallerie dell’Accademia, con il restauro di Palazzo Grimani, oramai concluso, lo vediamo con l’Arsenale, sebbene non vi si riesca ad evidenziare appieno le potenzialita.

Tutti cercano il prodotto finito, nel caso del Gasometro e tutto da creare; il sapere si costruisce solo su altro sapere ed il progetto e pro-iectum, con i rischi che cio comporta.
Se noi abbiamo creduto sin dall’inizio in questa idea e perche sappiamo che il deposito sara atto a contenere un bene prezioso, non e solo un’area da bonificare.

Io credo che per Venezia ci sia un assoluto bisogno di una visione utopica della citta che per me si estrinseca nel titolo: “Venezia citta normale” .Guai a noi se perdessimo quest’utopia. Purtroppo ci sono molti non solo veneziani, ma anche politici ed amministratori che ritengono oramai compiuto il passaggio da citta “normale” a citta turistica.
Credo invece che sia necessario operare in tutti i campi, anche in quello architettonico, per far si che Venezia, oltre che ad essere quella splendida citta, conservi la sua natura di citta “normale”.
Anche se penso che sia sbagliato continuare a pensare che la citta sia vittima di un esodo costante, quando la citta perse circa 100.000 abitanti. Oggi il problema e il saldo negativo. Nel conteggio infatti non si puo ridurre il numero degli abitanti ai 60.000 del centro storico, ma vanno considerati nel novero tutti coloro che abitano la citta d’acqua, isole e comprensorio, ed arriviamo al numero di 90.000 presenze. Se poi comprendiamo coloro che pur non abitando continuativamente a Venezia, abitano nella citta con continuita, quali gli studenti il numero aumenta sensibilmente.
Tutti hanno bisogno dei servizi di una citta normale. La mia massima ambizione e far si che Venezia, nonostante la presenza di alti numeri di turisti, resti una citta “normale“.
Venezia perderebbe appeal , anche verso il turismo, se non ci fossero i bambini che vanno a scuola, le panetterie, i negozi dove far la spesa, le case per i veneziani.
Declinare l’acronimo CREDERE per Venezia non si lega al singolo progetto, ma alla visione della citta a misura del singolo cittadino che la abita.

Il progetto di trasformazione del Gasometro in biblioteca, regge l’ipotesi di creare un grande polo bibliotecario a scala urbana, regionale, nazionale.
So che la biblioteca Correr soffre per la carenza di spazi e credo che altrettanto sia per la Marciana e la Querini. Si deve dare risposta a questa domanda. Se posso immaginare qualcosa per l’area degli ex Gasometri, penso non solo alle sale di lettura e di conferenza, ma anche ad uno spazio per nuove occasioni di lavoro e di incontro.

Il Convento di San Francesco della Vigna, luogo di raccoglimento, studio e meditazione,e un non luogo, rispetto alla vita banale di tutti i giorni .
Il fatto che li si potenzi questa presenza culturale e spirituale e importantissimo.
Quindi lo sforzo di allargare la biblioteca, potenziarla e renderla accessibile e assolutamente necessario e costituisce un’impresa di grandissimo pregio. Il fatto che tutto cio sia stato reso possibile attraverso meccanismi di auto finanziamento lo rende ancor piu un non luogo.
Sono molto contento del lavoro che normalmente viene svolto a SFV, di studio, riflessione e meditazione, ma in particolare di questo suo rafforzamento e del suo progetto. L’intervento eseguito che ho potuto vedere e di gran pregio e mi auguro che si possa completare con il recupero di tutta l’area dell’ex Gasometro.
E’ un’area, questa, abbandonata della citta, un’area industriale che va completamente riconvertita. Qui l’impegno finanziario sara anche maggiore, rispetto alla realizzazione gia eseguita, e bisognera certamente pensare ad usi promiscui : ci sara il problema di rendere compatibile la caratteristica di luogo spirituale di elevatissima qualita che ha il convento di SFV, con spazi che siano redditizi economicamente. Senza tipologie di uso che garantiscano un ritorno economico il restauro dell’ex Gasometro diventa impossibile.Questi possono essere la residenza, collegata all’attivita di studio di SFV ed all’Istituto Superiore di Studi Ecumenici che ivi opera, la creazione di luoghi collegati alla visita del complesso conventuale, con caratteristiche di tipo commerciale, la ristorazione. Nel progetto di recupero di tutta l’area, occorrera pensare ad interventi che abbiano un ritorno economico, altrimenti non si riuscira nell’impresa. Bisogna valutare quali siano le singole esigenze e competenze specifiche, in considerazione dell’importanza e della identita storica delle altre biblioteche.

Certamente il problema principale e di rafforzare il presidio culturale di SFV sia nell’area che a livello urbano, ma, ripeto, il problema principale e quello di trovare altri usi per il resto dell’area, siano residenziali o ricettivi, al fine di rendere godibile l’area anche dal resto della citta. In questo contesto il Piano Regolatore Generale (PRG) prevede il prolungamento del percorso delle Fondamente Nuove fino all’Arsenale, in vista del recupero di questa importantissima struttura storica.
A maggior ragione diviene fondamentale il recupero dell’area ex Gasometri.

Il percorso previsto e assolutamente povero di pubblici esercizi pertanto potrebbe darsi all’area una funzione ricettiva di un certo tono e di una certa qualita, volta ad un pubblico raffinato, non di massa, che faccia quel percorso.

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