La profezia giovane di un progettare ecclesiale

Diretto da: Carlo Chenis
Periodico allegato a Chiesa Oggi architettura e comunicazione

La profezia giovane di un progettare ecclesiale

Una sfida aurorale
Non è fuori di «luogo biblico» riconoscere la sapienza dei giovani, quando questa è ispirata da un’osservazione candida, ingenua, originale e spirituale del mondo e di Dio. È quindi possibile e auspicabile ritrovare nei giovani architetti «rampanti» profezie progettuali capaci di muovere le acque dello stagno, in cui forse versa da tempo l’arte cultuale.
Come interpretare tali «gemiti» iconici? Non certo alla sola luce di sofisticate considerazioni di mestiere, poiché tali architetti risulterebbero facile preda di ostracismi a causa di inevitabili cadute di tono. I loro siti vanno interpretati con lo stesso metodo usato per descrivere gli inizi di un’incipiente era artistica. Questi sono abitualmente esaltati come stupendofenomeno aurorale», in cui tra le molte ingenuità ci sono effervescenti novità. Diamo dunque voce a giovani architetti che hanno il merito di essere usciti dall’orizzonte narcisistico dello «studio», per apprendere in modo interdisciplinare elementi di liturgia, teologia, estetica, storia inerenti la tradizione architettonica dello spazio cultuale cristiano. Mancando infatti nell’odierna cultura la possibilità di analogare la «vita» del sacro edificio, alla vita della comunità, occorre un’azione propedeutica per assemblare le molteplici competenze in una nuova dialettica tra committenza, architetto, comunità. Ciò è possibile se ciascuna delle parti in causa si forma ad un sapere interdisciplinare e «concorrente».
Il progetto di una chiesa edificio è invero complesso e articolato. Rappresenta una esaltante sfida per architetti ed artisti che sono chiamati a configurare uno spazio contingente idoneo a significare una realtà metacontingente. Richiede l’esperienza personale dell’habitat dedicato al sacro, la conoscenza storica delle soluzioni intentate nel corso dei secoli,
la percezione del contesto ambientale, la mutua collaborazione con la committenza, il coinvolgimento della comunità cristiana, il concorso interdisciplinare di molteplici competenze.
Questa rubrica vuole essere una «novella» a molte puntate, attraverso cui fissare gli elementi basilari per il progetto di una chiesa edificio e compendiarle con le «prove aurorali» di architetti segnalati a chiusura dei vari master organizzati sul territorio nazionale. L’assimilazione di tali elementi potrà permettere al «genio» la progettazione di uno spazio che sia realmente «casa di Dio per il popolo di Dio», ovvero spazio oggettivamente rilevante per splendore di forme, aura sacrale, idoneità cultuale. Il capolavoro artistico è infatti possibile allorquando sono risolti i problemi tecnici e funzionali, poiché esso si innalza necessariamente al disopra di tali questioni, ma non può spiccare il volo fintanto queste non siano compiutamente evase. Il capolavoro artistico è, anzitutto, un evento ecclesiale.

Un evento ecclesiale
Il cristianesimo avvia una nuova concezione della storia e conferisce una diversa finalità all’opera di trasformazione del mondo. Non si tratta più di un divenire immanente all’insegna della ciclicità, né di un pragmatismo contingente dettato da volontà di dominio, né di una mitologia intesa ad inventare auree origini. Anche se talvolta permangono in sottofondo
tali istanze, ciò non è dovuto all’ideologia cristiana, ma ai condizionamenti culturali e ai limiti umani.
La storia, nel cristianesimo, assume significato antropologico diventando pellegrinaggio dell’uomo verso il «Regno di Dio», per cui tempo e spazio vanno determinati alla luce della divina trascendenza. Il cristianesimo ha così caratterizzato la plantatio ecclesiae attraverso una costellazione di simboli religiosi idonei a richiamare l’urgenza spirituale di aderire a Dio,
affinché il tempo della vita potesse risolversi in cammino verso l’eterna dimora. A conferma di questa attitudine, nell’occidente europeo, l’avvio del secondo millennio è stato contrassegnato da un esplodere di cattedrali, monasteri, conventi, sacelli che hanno disegnato il volto antropologico, sociale, culturale dell’intero territorio. Quindi è legittima l’utopia che quest’avvio del terzo millennio possa stimolare una rinascenza capace di produrre nuove architetture
a misura dell’anelito religioso. Del resto, come sono state superate le difficili congiunture dei secoli antecedenti il Mille, così si potrebbero superare quelle inerenti le troppe crisi del Novecento. In tale contesto la costruzione di una chiesa edificio è evento ecclesiale, poiché simboleggia l’edificazione stessa della comunità cristiana che celebra i «divini
misteri» e «pregusta le realtà celesti». La configurazione dello spazio dedicato al culto richiede quindi creatività e spiritualità. Questi requisiti devono necessariamente interagire. Attraverso il genio creativo è infatti possibile inventare forme architettoniche atte ad esprimere contenuti conformi alla visione ecclesiale. L’architetto, attraverso la personale apertura spirituale, deve cogliere il senso religioso cristiano, onde tradurlo in soluzioni spaziali, congrue alle esigenze
della liturgia. La costruzione di una chiesa edificio è dunque evento complesso. In essa deve potersi rispecchiare la comunità cristiana, di cui il luogo di culto è immagine metaforica. La chiesa è spazio di identificazione della santa assemblea. Essendo vessillo e misura della comunità cristiana, essa viene inculturata stilisticamente nelle varie epoche. L’intero complesso cultuale è così a servizio dei fedeli che si avvicendano nel corso del tempo, per cui è fisiologicamente soggetto ai mutamenti culturali e al diversificarsi rituale. Per questo dice rapporto con l’habitat ordinario della collettività
ed entra in relazione con l’ambiente. Di conseguenza, nell’edificazione della chiesa edificio occorre evitare «la mera sontuosità», poiché lesiva di ogni contesto sociale; l’impatto ambientale delle strutture deve poi rispet
tare il paesaggio naturale e urbano, poiché per i cristiani la creazione è opera di Dio. Nel contesto attuale, in cui sta maturando la necessità di un nuovo umanesimo ed è proclamata l’urgenza della nuova evangelizzazione, diventa importante offrire alla collettività spazi dedicabili al sacro idonei al recupero del «parametro interiore».Tanto le nuove costruzioni, quanto gli adeguamenti liturgici degli assetti monumentali preesistenti, devono pertanto registrare il mutato quadro demoantropologico, disponendo l’uomo all’anelito spirituale e al raccoglimento religioso.

Rev. Prof. Carlo Chenis, SDB

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