La poesia della forma


Il bicchiere mezzo pieno

di Olga Piccolo

“La casa è il nostro angolo del mondo […], protegge il sognatore […] ed è uno dei più potenti elementi di integrazione per i pensieri, i ricordi e i sogni dell’uomo. […] Se mancasse l’uomo sarebbe un essere disperso”.

Queste citazioni sono tratte da un saggio che esamina le immagini dello spazio avverso, contrapponendole a quelle dello spazio felice, amato: La poetica dello spazio di Gaston Bachelard (prima edizione italiana Dedalo, Bari, 1975).
L’assunto alla base della poetica di questo scrittore- filosofo risiede infatti nel considerare lo spazio come un’estensione della nostra interiorità e nel cogliere un nesso tra le forme e le sensazioni umane. Solo apparentemente infatti la casa è un luogo geometrico; in realtà accoglie il nostro corpo e la nostra anima e conquista valore grazie alla nostra presenza e capacità di darle significato.
Gli spazi in cui abbiamo sofferto la solitudine, o viceversa quelli che hanno accolto i momenti felici della vita, sono incancellabili in noi, diventano costitutivi del nostro essere.
Così la cantina è l’essere oscuro della casa, il nostro inconscio, in quanto sprofonda nella profondità della terra.
Una camera ai piani alti è invece uno spazio per sognare: trasmette il brivido di abitare vicino al cielo. Dall’alto possiamo guardare il mondo e avere in un certo senso la sensazione di dominarlo.
La fotografia si riferisce ad un ambiente, posto in alto, che ci accoglie nel suo effetto di rotondità, richiamando l’idea della carezza.
Le pareti, disposte tradizionalmente ad angolo, rappresentano il simbolo della nostra razionalità, sono il nostro angolo di meditazione. Non sono tuttavia chiuse: solcate da aperture ad arco, accolgono una dialettica esterno-interno.
Il soffitto, al contrario, dà spazio alla nostra componente poetica. Bianco, si contrappone alle pareti scure, e circolare, dà luce ad un senso di ottimismo: non segna un limite invalicabile, ma permette alla nostra immaginazione di fluire, è spazio che si apre (in una forma ellittica) e come tale trasmette una percezione di infinito.

Gaston Bachelard (Bar-sur-Aube, 1884 – Parigi,1962). Gaston Bachelard è uno dei filosofi che hanno più profondamente segnato la cultura del nostro tempo. Ebbe un percorso fuori dal comune. Iniziò a lavorare come impiegato delle poste e, dopo la laurea in Scienze matematiche, divenne professore di fisica e chimica a Bar-sur-Aube.

Nel 1922 si laureò anche in filosofia e insegnò questa materia alla facoltà di Digione, prima di diventare professore di Storia e filosofia della scienza alla Sorbona di Parigi (1951-1954), dove il suo insegnamento spaziò dalla logica alla psicanalisi, dalla storia della scienza alla letteratura: rivendicò infatti una maggiore attenzione ai fattori storici, culturali e psicologici che condizionano inevitabilmente anche il pensiero scientifico. Tutta la sua opera è stata dedicata all’individuazione di quello spazio particolare in cui sorge l’immaginazione e nasce la poesia, spazio che Bachelard coglieva anche nella casa.

 

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