La pelle dell’architettura

Una malintesa modernità ha portato a restauri talvolta inadeguati, carenti di una visione storicamente valida dell’edificio, non solo come singolo elemento ma come parte del contesto. L’analisi dello Studio Agoraa dell’Arch. Massimo Casolari, con testi curati da Rea Silvia Motti, indica come il rispetto delle arti “minori”, e il recupero dell’autenticità delle superfici murarie, sia fondamentale per un’opera di conservazione adeguata. Un abaco aiuta a recuperare la conoscenza delle tecniche antiche.

Vivere le città significa comprendere l’identità della loro storia; per questa ragione che sussiste sia in presenza di eccezionali opere d’arte, sia per le realtà architettoniche “minori”, non solo la tutela artistica, ma anche l’uso cultuale e la regolamentazione d’uso degli spazi pubblici, non possono essere disgiunti dalla responsabilità della salvaguardia del patrimonio edilizio storico, il fattore principale – sul piano della cultura tecnica e materiale – sotteso alle funzioni della vita civile di ogni singola comunità come risorsa comune. Negli ultimi decenni, nonostante il progressivo affermarsi di una mentalità favorevole alla tutela dei beni monumentali ed artistici, i centri storici hanno continuato a registrare un lento ma continuo impoverimento, decadendo dalla capacità di rappresentare l’identità delle collettività dei residenti, nei valori costituenti la qualità della vita. La relazione tra crisi d’identità e crisi dell’economia locale si configura come dato contestuale emergente, che comporta un riesame necessariamente severo dei temi e degli obiettivi della tutela, mettendo in discussione l’ottica omologante degli interventi di restauro limitato a singoli edifici. Documenti internazionali di straordinaria attualità, anche se concepiti trent’anni or sono, come la “Convenzione per la tutela del patrimonio mondiale UNESCO” (Parigi, 16.11.1972), Agenda 21 (Khioto – 1992), la Carta di Aalborg (1994), la “Carta del Restauro di Cracovia 2000”, ci indicano la strada della tutela dell’identità del luogo quale opportunità economica e segnalano la valorizzazione dell’autenticità del patrimonio storico come il motore dell’economia locale più idoneo a definire un nuovo modello di sviluppo sostenibile del territorio.
Ma, sul piano dell’operatività, come rivitalizzare l’economia locale attraverso i beni del patrimonio storico, sia architettonico-culturale che naturale?
Il valore economico di un edificio è determinato da una complessità di fattori che si suddividono in:
– caratteristiche proprie (epoca storica, valenze architettoniche, qualità dei materiali e delle tecniche costruttive, flessibilità e nuove destinazioni d’uso, accessibilità e fruizione);
– caratteristiche di contesto (vivacità socio-economica della città, collocazione urbana, dotazione di servizi e standard qualitativi – parcheggi, verde pubblico, illuminazione – stato di conservazione degli edifici presenti in zona, condizioni degli ambiti pubblici sui quali si affaccia l’edilizio – piazze, strade, vicoli).
I fattori di contesto condizionano il valore dell’edificio in modo determinante rispetto ai singoli fattori propri; capita spesso, infatti, di osservare palazzi di elevata qualità storico-architettonica in forte stato di abbandono, privi di prospettiva di riuso, all’interno di zone centrali della città. In questi casi, mentre la rendita di posizione dovrebbe essere “garante” del valore stesso dell’immobile, il degrado ambientale, sia pubblico (assenza di pavimentazione, arredo urbano, illuminazione) sia privato (assenza di manutenzione, interventi, imprenditorialità) non attrae investimenti e perpetua lo stato di crisi. Occorre con urgenza riconoscere le regole del “fare” il centro storico, riavvicinare la cultura materiale e le arti minori ai concetti e significati delle arti maggiori, per comprendere meglio le tradizioni e le esperienze tramandatesi per secoli, messe in crisi dalla modernità scientista e positivista che ha disperso e impoverito i contenuti culturali e qualitativi dei saperi e delle tradizioni locali. Solo a queste condizioni la “pelle dell’ architettura” può confermare la sua storica importanza: nell’emulare e comunicare il senso antico del decoro, continuando a riprodursi per essere tessuto di segni a supporto del valore del singolo edificio, fattore di vitalità del contesto, “motore” di un processo qualitativo locale.

La città storica di Urbino è stata presa ad esempio per uno studio delle superfici dei palazzi esistenti.
Immagini computerizzate del palazzo ducale.

 

Condividi

Utilizziamo i cookie per offrirti la migliore esperienza sul nostro sito web.
Puoi scoprire di più su quali cookie stiamo utilizzando o come disattivarli nella pagine(cookie)(technical cookies) (statistics cookies)(profiling cookies)