La passione e la testimonianza


ARTE IN MEMORIA DI P. ADRIANO DI BONAVENTURA

Il dialogo tra arte e Chiesa, nel corso di questi decenni difficili, è stato tenuto vivo con grande fede e impegno da chi ha voluto coltivare la speranza. Tra questi spicca l’opera del fondatore e animatore di Staurós, attraverso la Biennale del Gran Sasso, corsi, convegni. Ne ricordiamo la figura con le parole di P. Piergiorgio Bartoli, Provinciale dei Passionisti.

Cento artisti in memoria di P. Adriano Di Bonaventura.
Questo il titolo della mostra che si inaugurerà il 25 aprile 2009 nel Museo Staurós d’Arte Sacra Contemporanea,
a San Gabriele del Gran Sasso.
P. Adriano è stato colui che, tramite la Fondazione Staurós Italiana Onlus, ha animato con inimitabile impegno e amore per oltre trent’anni il dialogo tra Chiesa e artisti: la Biennale d’Arte Sacra da lui seguita è giunta alla XIII edizione. Nato nel 1934, P. Adriano, che è stato un prezioso collaboratore di CHIESA OGGI architettura e comunicazione, si è spento il 26 dicembre 2008. Nel ricordarne la figura, Piergiorgio Bartoli, Padre provinciale dei Passionisti ha detto: “La scomparsa di Padre Adriano ha lasciato un vuoto profondo: per la dedizione, la tenacia e la competenza acquisita in tanti anni di attività in un settore così importante come il dialogo tra fede e cultura e tra Chiesa e arte contemporanea”.

Nella foto, da sinistra:
Giuseppe Bacci, del
Museo Staurós d’Arte Sacra
Contemporanea,
il compianto P. Adriano
Di Bonaventura, S.E.Mons.
Gianfranco Ravasi,
Presidente del Pontificio
Consiglio per la Cultura,
P. Piergiorgio Bartoli.

Intervista a P. Piergiorgio Bartoli, Padre Provinciale dei Passionisti.

Staurós è stata per anni un punto fermo nel dialogo tra arte contemporanea e Chiesa, nonché un esempio di committenza ecclesiastica di nuovo tipo, finalizzata al dibattito culturale contemporaneo. Che accadrà ora, dopo la scomparsa del suo principale animatore, p. Adriano Di Bonaventura?

La scomparsa di P. Adriano ha lasciato un vuoto profondo per la dedizione, la tenacia e la competenza acquisita in tanti anni di attività in un settore così importante come il dialogo tra fede e cultura e tra Chiesa e arte contemporanea. Per poter proseguire quanto da lui iniziato e portato avanti per tanti anni, noi confidiamo molto, innanzitutto sul sostegno di sua Eccellenza Monsignor Carlo Chenis Vescovo di Civitavecchia-Tarquinia e già Segretario della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa, grande mente e vera colonna delle attività di Staurós e presenza rassicurante per la Fondazione; sulla stessa Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa; sulla collaborazione con il Progetto Culturale della Conferenza Episcopale Italiana; sulle qualità e sulla competenza acquisita sul campo da colui che è stato il collaboratore instancabile e braccio destro di P. Adriano cioè Giuseppe Bacci; sull’aiuto di tante altre personalità, dei critici, degli artisti, degli Enti pubblici, degli sponsor, ecc. Inoltre, noi confidiamo anche di poter trovare al più presto, all’interno della nostra Famiglia religiosa, il continuatore di quella che è stata l’intuizione e l’impegno di P. Adriano.

Il fondo di opere custodite nel Museo di Staurós è ormai notevole: quale il modo migliore per amministrarlo al fine di renderlo testimonianza attiva e operante?

Si può sintetizzare con un incipit di Monsignor Carlo Chenis, che ebbe a scrivere: “Il fondo del Museo Staurós è egregio documento visivo dell’arte sacra postconciliare. In esso non si evince solo il percorso ideologico della Fondazione nelle sue molteplici attività espositive e seminariali, ma anche l’attenzione culturale della Chiesa nel suo difficile patrocinio in favore dell’arte contemporanea e, specificamente, dell’arte cultuale. Il percorso Staurós è sintomatico per descrivere il rapporto di Chiesa ed arte, poiché si snoda nell’intero arco postconciliare; è pionieristico nel tentare approcci sinergici con artisti di chiara fama, al fine di indurli ad affrontare gli inusitati temi religiosi; è altalenante nel confronto con artisti e critici sul sacro cultuale, date le sedimentate discrepanze della cultura novecentesca; è profetico nell’investire sulla formazione dei giovani, onde avviare una nuova stagione delle espressioni cultuali”.
Il comune convincimento porta, in continuità con il pregresso, ad amministrare al meglio il patrimonio del Museo Staurós d’Arte Sacra Contemporanea che nasce dall’esperienza, cioè dalla Biennale d’Arte Sacra giunta nel 2008 alla Tredicesima edizione, e da acquisizioni ad essa strettamente connesse. Le prime quattro edizioni della Biennale si sono tenute a Pescara in sedi diverse, dalla quinta in poi al Santuario di San Gabriele a Isola del Gran Sasso.
Il Museo attualmente è costituito da due componenti, distinte per la loro differente identità: la Collezione Fieschi e la Raccolta di opere di autori vari. La sola Collezione Fieschi consta di oltre cento opere la maggior parte di grandi dimensioni. Essa rappresenta indubbiamente la componente più prestigiosa del Museo, il suo gioiello, come afferma il critico Enrico Crispolti, essendo i 20 dipinti della “Via Crucis”, 1952-53, più due connessi, un momento fra i più alti della pittura italiana ed europea nei primi anni Cinquanta.
Quanto all’altra componente del Museo, La Sala Collettiva su La Passione di Cristo, si segnalano circa cinquecento opere e significative presenze attraverso un ventaglio generazionale, quanto di tendenze. Da maestri “storici” (come Conti, Messina, Mastroianni, Treccani, Mandelli, Brindisi, Vacchi) e da esponenti operanti nella contemporaneità (quali Ceccobelli, Galliani, Tirelli, Paladino, Rainaldi, Casciello, Giuliani e anche sperimentali come Pozzati, Donzelli, Viviani, Cavellini, Sarri) si passa ad esponenti di una linea di ricerche preminentemente non figurative, quali Strazza, Sguanci, Accatino, D’Angelo, Vago, Di Blasio, Di Fabio, Pace, Raspi, Ga
ndini, Salati, e lo stesso Ugolino Da Belluno.
Le opere risultano frequentemente di grande qualità, rappresentando spesso al più alto livello il lavoro dei relativi autori. Il Museo Staurós si segnala, dunque, tanto per livello qualitativo quanto per l’ampiezza delle tematiche che è in grado di offrire ad una pubblica fruizione, la quale, peraltro, risulta subito assai estesa se si considera la possibilità di intercettare l’affluenza di massa al Santuario di San Gabriele.
Considerata la complessità del mondo contemporaneo, anche nel settore dell’arte si ravvisa la necessità di investire sulla formazione, sia a livello locale che nazionale, in un rapporto sinergico tra istituzioni, università, centri culturali; pertanto Staurós, con le sue iniziative, cerca di tessere i presupposti affinché gli artisti, attraverso stage, seminari, convegni, mostre, possano realizzare opere ricche di contenuti spirituali e cultuali.
In tale prospettiva il percorso formativo riservato a giovani artisti diplomati nelle Accademie di Belle Arti si sviluppa con master residenziali (articolati in lezioni teoriche e pratiche) allo scopo di formarli all’arte per il culto attraverso un arricchimento esperenziale di convivenza interpersonale e spirituale. Il Museo Staurós viene così ad impreziosire le proprie raccolte con le opere dei giovani artisti, promuovendo altresì mostre e pubblicazioni affinché ne possano beneficiare, a livello formativo, non solo i giovani artisti ma anche il clero. Anche i fedeli vanno educati al senso del sacro nel contesto liturgico cristiano, per questo Staurós offre ai pellegrini mostre tematiche, visite guidate tali da condurli ad una fruizione più consapevole delle nuove sollecitazioni postconciliari.
Per la valorizzazione del patrimonio artistico del Museo Staurós si pensa di continuare ed incrementare la collaborazione con le varie diocesi italiane ed estere, come è avvenuto in passato. L’ultima collaborazione, tra la Diocesi di Foligno e la Fondazione Staurós Italiana Onlus, in ordine di tempo è la realizzazione della Mostra Segni di Croce, evento proposto al Museo Capitolare all’interno del palazzo delle Canoniche di Foligno, che si è tenuta dal 6 dicembre 2008 al 1 febbraio 2009. Si intende, inoltre, avviare un dialogo internazionale con progetti europei per la promozione del dialogo tra la cultura e la fede attraverso la realizzazione del Corso di perfezionamento in arte sacra nelle varie Accademie europee, con la relativa produzione di opere d’arte sacra e la loro valorizzazione con una mostra itinerante in vari paesi europei. A tal fine si stanno stringendo rapporti con alcune Accademie del Belgio, Grecia, Slovenia.
A corollario dell’attività della Fondazione Staurós Italiana Onlus e del suo Museo, si accompagna una capillare documentazione attraverso la pubblicazione di libri, cataloghi, monografie ed atti, prerogativa che Staurós si è posta da sempre.

I linguaggi artistici contemporanei sono molteplici e frastagliati: si ravvisa per il futuro qualche linguaggio preferenziale o Staurós resterà aperta ai contributi delle espressioni più diverse?

All’indomani del Concilio Vaticano II i Passionisti sentirono urgente il bisogno di rinnovamento nel campo dell’evangelizzazione per interpellare in modo adeguato l’uomo contemporaneo. Era impellente il ritorno alle fonti originali della Bibbia, dei Padri e della propria Spiritualità. Perciò fondarono Staurós, quale organismo di ricerca e di divulgazione del Vangelo della Passione attraverso le espressioni dell’arte.
La Fondazione Staurós Italiana Onlus ha per scopo la promozione della cultura e, in specie, l’elevazione spirituale della persona attraverso le diverse espressioni dell’Arte, alla luce del Vangelo della Passione di Cristo. Essa, creata nel 1973, costituisce l’espressione del desiderio della Congregazione dei Passionisti di rispondere all’invito del Concilio Vaticano II rivolto agli Ordini e Congregazioni religiose di ritornare alle sorgenti bibliche, patristiche e della propria spiritualità.
L’ecumenicità e la contemporaneità sono le due caratteristiche di cui Staurós si fregia dalla sua nascita. Nella ricerca di nuovi linguaggi più consoni all’uomo contemporaneo Staurós ha fatto, negli anni Ottanta, la scelta dell’impegno nell’arte sacra contemporanea che l’ha portata a creare le iniziative della Biennale d’Arte Sacra con relativo Museo Staurós d’Arte Sacra Contemporanea, della Festa dell’Artista e, ultima creatura in ordine di tempo, il Corso di perfezionamento in arte per la liturgia rivolto ai giovani artisti diplomati nelle Accademie di Belle Arti italiane.
Come la Chiesa non privilegia un linguaggio ma è aperta alle diverse modalità d’espressione, si constata maggiore astrazione nelle realizzazioni architettoniche per il culto mentre maggiore figurazione nell’iconografia, così Staurós ne condivide la missione evangelizzatrice e catechetica attraverso i differenti linguaggi artistici contemporanei, superando così l’opposizione tra concreto e astratto, tra iconico e aniconico.
Staurós, mentre favorisce l’incontro tra gli artisti e la fede, costruisce alfabeti nuovi per ristabilire il rapporto tra l’uomo e Dio, coinvolgendo e aiutando gli artisti in un percorso creativo di ricerca. Infatti, in questa esperienza ultratrentennale il vero punto di forza di Staurós è quello che si potrebbe definire il suo “contrassegno”: la ricerca di nuovi linguaggi per l’evangelizzazione. Il suo impegno, pertanto, è tutto rivolto al problema del linguaggio vivo, attuale in tutte le manifestazioni culturali, ma particolarmente nelle arti visive.

Enrico Manfrini, opera Paolo VI, 1965, bassorilievo
in gesso, cm 42x34x6.
Lino Frongia, opera Deposizione, 1998, olio su
tela, cm150x150.

Staurós ha anche organizzato corsi e incontri: si può supporre che, poiché l’arte raccoglie le suggestioni degli ambienti più diversi, tali i
niziative siano volte a favorire un dialogo più ampio tra cultura contemporanea, arte e Chiesa?

Ad un consuntivo approssimativo Staurós sperimenta una grande gioia spirituale che succede alla diuturna fatica di anni laboriosi e sofferti. Ma, oltre ai notevoli risultati concreti e visibili giunti fin qui, Staurós ha potuto verificare, nel proprio ambito, una certa maturità acquisita attraverso una esperienza sofferta nel vasto campo dei rapporti con le Autorità ecclesiali, con le personalità della cultura e con moltissimi artisti. Tale crescita di Staurós è avvenuta silenziosamente, impercettibilmente, come avviene nel solco di un campo, dal seme alla spiga.
Il Concilio Vaticano II, presa coscienza della situazione di mutua diffidenza tra Arte e Chiesa, persistente ormai da due secoli, ebbe il coraggio di lanciare un accorato appello agli artisti, proseguito poi nel magistero di Paolo VI, invitandoli a riprendere la secolare collaborazione con la Chiesa in risposta ai bisogni spirituali dell’uomo contemporaneo. Staurós fin dai primordi accolse questo invito del Concilio e oggi vi si sta impegnando nello spirito dello Statuto e secondo le direttive ecclesiastiche.
È particolarmente attraverso la Biennale d’Arte Sacra, ed altre manifestazioni espositive, che Staurós porta avanti una strategia per riallacciare gli antichi rapporti amichevoli tra Fede e Cultura, tra Arte e Chiesa, in favore dell’uomo. In tutta l’attività del settore, Staurós non trascura nulla che possa favorire i rapporti amichevoli e cordiali con gli artisti, facendo anche opera di convinzione all’interno della Chiesa perché essa ritorni ad essere la committente illuminata in tutti i settori dell’arte.

 

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