La grande fiaba della cucina economica

Testo: Walter Pagliero
Composizione grafica: Stefano Tarì
Immagini tratte da: Guido Cecere e Dario Cimorelli (a cura di),
Giocattoli italiani in metallo 1908-1955, Electa, Milano

Due cuori e una capanna, ma con la cucina ecomomica in tecnicolor: questo era il sogno delle bambine anni ‘30 quando giocavano a fare le mamme. E niente Barbie, perché allora c’era l’autarchia.

Una cucina giocattolo degli anni ‘10, quando lo
stile liberty veniva soppiantato dalle geometrie viennesi.

Dopo il seno della mamma per il bebé, l’altro simbolo di cibo e di calore per il bambino è la cucina, con la tavola e il frigorifero strapieno. Quando, come negli anni ‘30, il frigo non esisteva, i protagonisti dell’immaginario infantile erano la dispensa e soprattutto la cucina economica, dove sempre si cucinava qualcosa e molto si teneva in caldo, nelle pentole come nel forno (è una prerogativa del fuoco a legna fare le braci spegnendosi a poco a poco).

Era quello lo strumento dei desideri che gratificava tutta
la famiglia, perché, non dimentichiamolo,
in quel tempo “l’angelo del focolare” esiteva ancora.

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