La dimensione sociale dello spazio cultuale

La dimensione sociale dello spazio cultuale

Una riflessione sul "senso" dell’architettura nella storia e nel presente. L’aspetto estetico rivela una trama di rapporti tali per cui gli edifici sono in realtà espressione definitoria delle aspirazioni e delle consuetudini di una collettività. In tal modo testimoniandone attivamente il lascito. In quest’ambito l’architettura ecclesiastica, nelle sue varie manifestazioni, riveste un ruolo singolare in riferimento alle città, alla fede, all’escatologia.

"La progettazione dei sacri edifici non può essere pensata
isolatamente, in quanto ricade connaturalmente sull’assetto sociale e urbanistico.
Ne consegue che l’intera collettività deve farsi parte con la
committenza ecclesiastica nella progettazione dinamica del complesso cultuale"
Rev. Prof. Carlo Chenis

La storia delle molteplici civiltà è visibilmente tramandata dalle vestigia monumentali. L’architettura riveste notevole
influenza sociale, poiché configura il "limite" dell’immaginario e delle costumanze elaborate da una collettività. Entro tale
limite gli abitanti di un luogo possono – in misura maggiore o minore – socializzare tra loro, oltre che identificarsi nei confronti degli estranei. Mura, portici, piazze, corti, strade, parchi, oltre che edifici privati, pubblici, scolastici, ricreativi, commerciali, ospedalieri, cimiteriali, carcerari, militari e, soprattutto, religiosi, ecc. sono luoghi di convivenza che modellano gli usi e i costumi collettivi. Si genera pertanto un regime circolare tra sistema architettonico e ideologia sociale, per cui l’impostazione di una società si esplicita in un determinato ordinamento dell’architettura. Questo incide
sulle abitudini dei singoli e, nel contempo, muta con il diversificarsi delle intenzioni sociali e dei bisogni individuali. Di conseguenza, l’architettura costituisce il sistema consolidato di precomprensioni entro cui si modella l’immaginario sociale. Per sua natura compatta i gusti e resiste alle variazioni, pur non costituendo un regime immutabile, così che le singole generazioni possono firmare nelle costruzioni e nell’urbanistica, tanto convincimenti estetici, quanto quelli ideologici. L’architettura è dunque un’"istituzione" di servizio e di potere, per cui ne occorre una gestione liberale e
umanistica. L’aspetto estetico subentra dunque come valore aggiunto per incrementare il senso di accoglienza
e di compartecipazione.

La mens cristiana

In contesto cristiano l’architettura ha assunto notevole rilevanza, impostando una particolare visione urbana e rurale. Il cristianesimo ha attivato tipologie sociali che hanno trovato riscontro in complessi architettonici polivalenti atti, da una parte, ad enfatizzare il primato della dimensione religiosa e, dall’altra, il concretizzarsi delle opere di misericordia. Chiese, scuole, ospedali, farmacie, laboratori, ostelli, ricoveri, oratori sono un eloquente campionario dell’azione sociale
avviata nei secoli dalla Chiesa. Nella sua azione vicaria ed esemplare la Chiesa ha originato un sistema architettonico
per rappresentare l’imago cristiana della società, oltre che per risolvere le urgenze sociali. L’urbanizzazione ha trovato fulcro nei poli religiosi che hanno così identificato città, rioni, quartieri. Santuari, monasteri, conventi hanno invece
qualificato religiosamente l’ambiente rurale. In tutti i territori della "plantatio Ecclesiae" scenari monumentali, talvolta stupenti, s’offrono alla fruizione collettiva. Città e paesi, pianure e montagne, zone interne e costiere sono costellate di istituzioni ecclesiastiche e di luoghi cultuali. Si tratta di un positivo condizionamento religioso che si fa annuncio evangelico e monito spirituale. Ne deriva che la progettazione dei sacri edifici non può essere pensata isolatamente, in quanto ricade connaturalmente sull’assetto sociale e urbanistico. Ne consegue che l’intera collettività deve farsi parte con la committenza ecclesiastica nella progettazione dinamica del complesso cultuale, oltre che in quella degli inevitabili
interventi di adeguamento, ristrutturazione, manutenzione, gestione. La valenza sociale, soprattutto della parrocchia, impone che gli spazi ecclesiali siano dimensionati agli occupanti in funzione della loro formazione cristiana. Pertanto ad ogni intervento edilizio deve corrispondere un’opera di sensibilizzazione comunitaria. La chiesa non è un auto di pronta consegna, "chiavi in mano"; è, invece, un manufatto fortemente simbolico che necessita di lenta gestazione onde
creare nei fedeli il senso di appartenenza.

La dimensione pubblica

Il cristianesimo ha elaborato un sistema architettonico di indubbia rilevanza sociale e civile. L’architettura di ispirazione cristiana ha così giovato all’"eco-nomia" civile, ovvero alla retta amministrazione della "casa dell’uomo". Seppure con cadute encomiastiche e cedimenti oppressivi, l’architettura ecclesiale ha abitualmente espresso il "genius loci". Soprattutto, ha tradotto nel sensibile le esperienze più importanti del vissuto individuale e collettivo. Chiesa edificio e dintorni sono diventati il luogo "pubblico" per eccellenza, poiché in essi la comunità si è trovata per le celebrazioni
liturgiche, le sacre rappresentazioni, le riunioni assembleari, le emergenze storiche. Il sagrato fu per secoli abituale
punto di incontro e perfino luogo deputato a garantire le contrattazioni sulla "parola data". Il campanile ha sempre
scandito il ritmo della vita sociale e religiosa, annunciando eventi lieti e tristi, allarmando in caso di calamità e di pericoli, significando l’identità di un gruppo il cui senso di appartenenza poteva anche degenerare nel campanilismo. Gli oratori sono diventati luogo formativo e ricreativo dei giovani, attivandoli all’impegno socia
le e all’ascesi cristiana. Gli stessi cimiteri hanno sacralizzato il transito da questo mondo, significando il ricordo domestico e la vita immortale. Un ultimo aspetto "sociale" dell’architettura cristiana è riferibile al significato escatologico dell’aula cultuale. Questa, oltre a riunire la comunità in santa assemblea, prelude la sala del banchetto celeste, per cui proietta nei christifideles il senso della socializzazione liturgica e della vita ultraterrena. Nel complesso, dunque, la chiesa edificio è catalizzatore sociale. In senso civile si pone come polo urbano, in senso catechetico significa il cristianesimo, in senso cultuale è il luogo della ritualità liturgica, in senso escatologico indica metaforicamente l’al di là.Tali aspetti trovano riscontro nel componimento
architettonico che assume valore iconico coniugandosi ai cicli iconografici. L’intero programma testimonia, di fronte alla Chiesa peregrinante, la protezione e, nel contempo, il monito della Chiesa celeste.

Rev. Prof. Carlo Chenis, SDB
Segretario, Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa

 

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