La didattica del focolare


La Giocheria di Sesto San Giovanni

D’estate i ragazzi imparano a raccogliere le foglie secche e a bruciarle nel focolare, d’inverno imparano a controllare la fiamma, alimentata dai ciocchi, stando all’interno dell’aula. Una struttura progettata con fini pedagogici

Progetto di Giancarlo Marzorati e Alfredo Gardella, architetti
Testo di Leonardo Servadio

Non giocare col fuoco: l’imperativo categorico è inculcato sin dalla tenera età ai bambini, a scanso di maggiori problemi. L’incidente è sempre possibile.
D’altro canto l’attrazione dei piccoli verso le fiamme è inevitabile: c’è la magia della trasformazione della materia, la percezione del potere sull’universo fisico che deriva dal controllo di questo elemento primordiale. Il termine medio tra l’abuso del fuoco e il suo uso maldestro e pericoloso sta nella consapevolezza del suo potere: la si raggiunge attraverso una equilibrata educazione.

Il camino occupa la parte centrale della facciata verso il parco della scuola.
È un parallelepipedo che nelle dimensioni ricorda le grandi bocche per il fuoco nelle case coloniche, specie di edificio nell’edificio, dotate di spazio sufficiente per sedersi accanto al focolare, nella struttura stessa del camino. In questo modo i bambini possono apprendere a usare e rispettare il fuoco; a conoscerlo come fondamento della civiltà; ad apprezzare come la sua forza possa modificare gli elementi naturali; soprattuto, a conoscere l’energia che da esso sprigiona. Tra le tante “macchine” pedagogiche che la Giocheria ha a disposizione, il camino è forse la più importante: nella sua possente struttura la fiamma resta addomesticata e amica.

Ecco che appare quanto mai formativa l’iniziativa della Giocheria di Sesto San Giovanni, progettata dagli architetti Giancarlo Marzorati e Alfredo Gardella: nel mezzo della parete vetrata a tutta altezza in cui si apre anche l’accesso dal giardino all’aula con i giochi, troneggia la cospicua mole di un camino con due bocche: l’una posta verso l’esterno e l’altra verso l’interno.
Perché l’organismo architettonico è stato progettato avendo in mente lo scopo finale: la pedagogia del buon vivere, intendendo questo non nel senso epicureo o godereccio, bensì nel senso dell’acquisizione della saggezza e della misura che va con essa. Nel senso della capacità di inoltrarsi nel rapporto sempre più complesso e difficile tra essere umano e natura e, in quest’ambito, nel terreno spinoso del consumo energetico. Il camino è dunque uno degli strumenti che servono per rendere chiaro ai bambini lo scopo del fuoco e l’uso delle fonti di calore. Così che da adulti essi sappiano comprendere senza traumi e senza illusioni quali siano le possibilità e i limiti entro cui muoversi nell’utilizzare le risorse naturali.
D’estate e in autunno i piccoli raccolgono le foglie secche e le bruciano accedendo dallo sportello esterno.

“…la fonte del calore, la scintilla dell’energia,
la pedagogia del fuoco…”

D’inverno dallo sportello interno possono alimentare le fiamme con i legni accumulati nel corso dei mesi precedenti. Il camino diventa così un elemento che si inserisce nel ciclo della natura: rami e fogliame rinsecchiti perdono la loro apparenza di oggetti inutili da gettare e diventano risorse da utilizzare al meglio. Mentre gli educatori manovrano con gli attizzatoi, i bambini possono imparare come gestire il fuoco, avendone rispetto ma non paura: lo acquisiscono
come una delle forze della natura, la fonte prima dell’energia che, nelle forme più diverse, si usa per tutti i processi produttivi, costruttivi e per il mantenimento della qualità di vita.
Tra ruote, pulegge, argani, leve, altalene e altre macchine elementari di cui il grande padiglione giochi è dotato, il fuoco ha un posto centrale: è il più serio, forse il più potenzialmente pericoloso, ma anche il più potenzialmente produttivo.
Se è vero, come molti sostengono, che nello sviluppo del singolo si ripercorrono gli stadi che hanno accompagnato l’evoluzione della specie è più che giusto, antropologicamente fondato e fondante porre il camino al centro della sala giochi.
Come sarà poi al centro della casa fatta per l’essere umano in equilibrio con la natura.

Nella Giocheria si possono ammirare e toccare oggetti che sono alla base della conoscenza, quali una riproduzione gigante della catena del DNA, donati dall’Unicef.

L’utilizzo dell’energia e il suo risparmio, il rapporto tra l’economia e la natura: attraverso gli oggetti e le riproduzioni
fotografiche i giovanissimi sono introdotti ai grandi temi della vita.

“Il camino diventa così un elemento
che si inserisce nel ciclo della natura”

In Edicola

La Giocheria è articolata in modo tale da consentire di avere
un rapporto diretto con il giardino circostante: l’edificio
ottagonale che si vede nella maquette è l’ampia sala totalmene vetrata.

 

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