La cucina economica

Accanto alla sala da pranzo con “fogolar” vista nelle pagine precedenti, vi è questa cucina in muratura costruita ex novo all’interno degli antichi muri della villa. È il giusto adeguamento al modo di vivere attuale, ora che in cucina non ci sono più solo le cuoche e gli sguatteri ma anche i padroni di casa. Qui il sapore è quello delle cucine padronali d’inizio secolo, con la grande cucina economica in ferro con corrimano d’ottone e i cerchi che si tolgono secondo il diametro delle pentole. Questo modello di stufa molto grande è tipico delle case importanti del Friuli, dove viene chiamato spolèr. Questo pezzo in particolare è originale dei primi del ‘9OO; trovato in zona coi segni del tempo è stato pazientemente e meticolosamente restaurato. Ed essendo progettisti e costruttori di cucine, i tecnici della Gover intorno ad essa hanno ricreato con dovizia di materiali quell’atmosfera di benessere e funzionalità che caratterizzava le cucine di quell’epoca, uno stile diventato classico che oggi viene spesso imitato. Ci sono molti particolari da notare in questo senso: i piani di lavoro sono in Rosso di Verona e il lavello è stato ricavato scavando un unico blocco dello stesso marmo. Sul lavello vi è una nicchia con piano inclinato dove si fanno scolare i piatti. Sopra di essa, in mostra, tre piatti decorativi.

La cucina economica
BREVE STORIA DI UN MANUFATTO OGGI RIVALUTATO
I primordi della cucina economica vanno ricercati nel camino tradizionale contadino (quello che ancora si trova nelle case rustiche) dove il piano del focolare è piuttosto alto da terra per rendere più comodo il controllo della cottura. Erano stufe in muratura che non potevano essere tolte dal posto in cui nascevano. Ma in molti casi c’era la necessità di avere delle cucine mobili, soprattutto in tempo di guerra quando il vettovagliamento doveva continuamente seguire gli eserciti. Nasce così la cucina da campo in ferro, poi presa a modello nelle grandi cucine degli aristocratici per la maggiore specializzazione nella cottura dei cibi che permetteva: aveva forni per gli arrosti, altri più blandi per le paste e i dolci, il bagno maria e il reparto per il riscaldamento dei piatti (indispensabile in una cucina di qualità). Più tardi si chiamarono cucine economiche perché consumavano meno combustibile, essendo studiate da imprenditori che le producevano in serie. Era il momento in cui da una civiltà contadina radicata nel territorio si passava a una società industriale dove la mobilità del lavoro obbligava a spostarsi. Anche il concetto di casa cambiava: dall’abitazione data in uso dal proprietario terriero si passava agli appartamenti in affitto nelle periferie delle città. Alcuni modelli di cucine economiche venivano chiamati “portatili” proprio perché, ridotti all’osso, si prestavano al trasloco delle famiglie operaie. Il massimo dell’efficienza fu raggiunto dalle cucine cosiddette all’inglese che avevano il focolare al centro in mezzo a due sistemi simmetrici di forni differenziati, caldaie per l’acqua calda, bagno maria e griglie per la cottura ai ferri. Quindi c’erano due forni per gli arrosti e due per le paste e la pasticceria, oltre a un ampio reparto superiore per l’intiepidimento dei piatti e delle zuppiere. I grandi ristoranti e i grandi alberghi ne avevano di più complesse dove si avvicendavano anche trenta addetti di cucina sotto gli occhi vigili di un dittatoriale chef.

I materiali
CHE FANNO LA DIFFERENZA
I principali meriti della Gover di Codroipo (che non è una semplice azienda, ma il concentrato dell’esperienza di tre generazioni che si sono tramandate le conoscenze tecniche e il gusto di arredare col fuoco) sono: una progettazione completa fin nei dettagli e una realizzazione che utilizza al meglio i materiali tradizionali. Per realizzare stufe, camini e cucine in muratura non occorre ricorrere a materiali avveniristici; quelli tradizionali rispondono ancora benissimo alle nostre esigenze e sono i più accetti alla psicologia dell’uomo contemporaneo che nel fuoco vede il simbolo del calore nei rapporti umani della famiglia nella casa. Tra quelli qui usati spicca per la sua qualità cromatica il marmo “Rosso di Verona” nella variante rosso mattone, caratterizzato dal sobrio disegno formato dai residui fossili di cui è composto. E’ un materiale “caldo” che si sposa bene con i mobili in legno della stessa famiglia di colore.

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