La Chiesa di Tarumi a Kobe, Giappone

Lo spazio protetto e aperto

Il committente chiedeva una “chiesa ideale”, capace di favorire la riflessione su di sé e l’elevazione. Il progettista, Masaki Nishijima, ha scelto un disegno basato su un sistema di piani paralleli nei quali è ricavata la forma dell’aula celebrativa. Questa serve una comunità protestante giapponese.

Data la richiesta del committente, “una chiesa ideale”, l’iter seguito dal progettista è stato quello di cercare di mettere a fuoco come l’atto della preghiera si componga di due momenti: il guardare sé stessi, riflettendo sui propri limiti, e il rivolgersi verso fuori, così da liberare lo spirito dai legacci terreni e dall’egoismo che limita il pensiero e porta all’esclusione dell’altro. Come rappresentare graficamente questa dinamica? Nishijima Masaki ha cercato di definire uno spazio che fosse allo stesso tempo aperto e chiuso, introverso e attraversato dalla luce, limitato e pronto ad estendersi verso il cielo. Ha preso forma così l’idea di base: il disegno è ricavato da una serie di piani paralleli, il cui profilo dà forma esternamente al “contenitore” ed internamente all’aula. Ma si tratta di uno spazio piuttosto accennato che definito.

Nelle foto: L’immagine notturna rende chiaramente l’idea della trasparenza dell’edificio.
La pianta della chiesa.

Il concetto di “muro” come limite opaco alla luce qui viene drasticamente cambiato. I muri si presen-tano come una serie di setti posti in modo ortogo-nale rispetto al perimetro dello spazio chiuso. In tal modo viene esaltato il senso dell’attraversamento: entro lo spazio dell’aula, poiché questo si costitui-sce come l’ambiente libero entro le sagomature dei setti verticali, e dallo spazio dell’aula verso l’esterno, attraverso le apertura tra un setto e l’altro. Il senso di totale trasparenza che questo modo compositivo comporta, è posto in evidenza dal contrasto con le superfici in cemento grezzo dei setti verticali allineati.

Nelle foto: Una balconata accompagna su più livelli il perimetro della chiesa.
Il centro della celebrazione è totalmente inondato di luce.

Dal cemento si ricava un’impressione di forza e di stabilità; dalla disposizione se piani paralleli alternati alle aperture, si ricava l’impressione di totale trasparenza. Ecco che si realizza il congiungersi degli opposti: chiusura e apertura allo stesso tempo. Le pareti sono strutturalmente indipendenti. Non si toccano. Sono la concretizzazione di un concetto. La loro serialità si costituisce in accenno germinale all’idea di infinito. La disposizione di setti paralleli di per sè genera un gioco di luci ed ombre del tutto particolare. Se la luce circola liberamente grazie alle aperture continue, allo stesso tempo risulta schermata dai setti che si elevano in alto e si protendono sui lati.

Chiesa di Tarumi Kobe-city, Hyogo (Giappone)

Progetto: Arch. Masaki Nishijima, Prime Inc., Tokyo
Progetto strutture: Umezawa Structural Engeneers
Acustica: Nagata Acoustics, Inc.
Costruttrice: Takenaka Corp.
Fotografie: Karoku Kato
Materiali: cemento a vista (pareti), legno di rovere (pavimenti)

Nella foto: Il sistema è basato su una serie di piani paralleli entro i quali è ricavato lo spazio dell’aula. L’edificio sorge al culmine di un colle e si sviluppa su quattro livelli.

Lo spazio non è più definito dall’alternanza di pieni e vuoti, ma dall’alternanza di luci e ombre, di aperture e chiusure. Il volume resta disegnato da limiti impalpabili, circondati da squarci che accennano sempre a un’ulteriore apertura. All’esterno l’immagine assume un carattere decisamente scultoreo, in cui ricorpre particolare importanza lo sviluppo verticale delle pareti libere. Entrando si scende un poco (sono quattro livelli su cui si sviluppa la chiesa ), nel silenzio.

 

Condividi

Utilizziamo i cookie per offrirti la migliore esperienza sul nostro sito web.
Puoi scoprire di più su quali cookie stiamo utilizzando o come disattivarli nella pagine(cookie)(technical cookies) (statistics cookies)(profiling cookies)