La Chiesa apre nuove vie


Si può discutere quanta parte dell’effetto serra sia dovuto a gas prodotti dall’attività umana, ma senza dubbio una certa parte è dovuta a questa. Si può discutere quanto a lungo potranno durare ancora quelle che sinora abbiamo considerato fonti primarie di energia fossile, ma senza dubbio prima o poi il loro costo diverrà insostenibile. Quando un problema assurge a dimensioni globali, come quello dell’energia oggi, supera il terreno della politica e diventa di carattere globale e quindi anche morale. L’energia solare non sarà la risposta definitiva, ultima e unica: ma è un passo
nella giusta direzione. E una chiesa con un tetto fotovoltaico, e magari anche con qualche pannello solare termico,
può essere indipendente sotto il profilo energetico e non inquinante.
Già nel libro della Genesi, si dice:
“Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino dell’Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse” (Gen 2, 26). Questo concetto di essere umano come “custode” del creato va ripreso oggi e sottolineato, a controbilanciare il concetto di
“dominio” sull’universo che a volte si fa derivare dalla lettura del testo biblico. L’esercizio del “dominio” tramite la tecnologia ha esteso sorprendentemente, meravigliosamente e anche in modo preoccupante il potere dell’uomo sulla natura, in particolare nel corso degli ultimi due secoli: oggi ci troviamo di fronte alla necessità di ripensare tutto questo, e di riappropriarci appieno il concetto di “custodia” e di “conservazione”. L’architettura delle chiese diventa momento centrale di questo ripensamento.

Tetto fotovoltaico per la chiesa del villaggio
di Elgershausen in Assia (Germania).

Non a caso un tempo prevaleva il termine “restauro” quando si parlava di architetture antiche in parte danneggiate, mentre oggi prevale il termine “conservazione”, che riflette attenzione per la natura dell’oggetto e per la sua storia, non desiderio di intervento per trasformarlo. Lo stesso vale per l’ambiente nel suo complesso: il creato.
Nel 2003 fummo tra i primi a proporre l’idea che la Chiesa potesse farsi carico di un grande progetto per dare vita a una cultura del rispetto per l’ambiente, tramite l’adozione di “tetti solari”.
E nell’editoriale di CHIESA OGGI architettura e comunicazione n. 60/2003 lanciammo l’appello: “Da Fratello Sole l’energia per la chiesa”. Allora in Germania già oltre 700 chiese usavano i tetti fotovoltaici, in tal modo evitando l’uso di energia fossile per la produzione di energia elettrica. Oggi apprendiamo come, grazie a quel tipo di sensibilità, la Germania nel suo complesso è stata beneficiata al punto da diventare la maggiore produttrice di energia fotovoltaica al mondo, perché dalle chiese si è diffusa la cultura dell’attenzione all’ambiente che ha un suo pilastro nell’uso di energia solare termica e fotovoltaica. Quindi l’architettura delle chiese è veramente un aspetto guida per la cultura della società contemporanea: lo stesso auspichiamo avvenga qui in Italia.
Col convegno del 14-16 aprile 2008 – di cui diamo notizia a fianco e nelle pagine seguenti – anche la Chiesa Cattolica italiana lancia un preciso segnale, mentre lo Stato Città del Vaticano si appresta a divenire il primo territorio al mondo amministrato in assenza di emissioni nocive per l’ambiente.
Con l’energia solare la chiesa edificio diventa esempio di come noi possiamo curarci dell’ambiente, occupandolo senza consumarlo. Il tema è quello della responsabilità verso il creato: l’architettura della chiesa diventa luogo privilegiato per esercitare tale responsibilità in senso produttivo, per costituire un ambiente che si può abitare senza incidere sugli equilibri naturali. E così la chiesa è veramente casa comune dell’essere umano, luogo principe della comunità, dove la
preghiera è anche attiva proposta. E la sua architettura è lo strumento con cui apparati altamente tecnologici ritrovano il terreno dell’equilibrio con la natura, superando lo squilibrio verificatosi nei primi secoli di industrializzazione e di ubriacatura tecnologica. Con i tetti solari la chiesa ritorna il centro di riferimento dei quartieri e delle città contemporanee, ritrovando un ruolo che sembrava relegato nel lontano passato.

Giuseppe Maria Jonghi Lavarini, architetto

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